Patto per l’inclusione sociale, fondi PON per potenziare i servizi territoriali

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Il patto per l'inclusione sociale rientra tra gli obblighi del reddito di cittadinanza che i beneficiari devono rispettare. Tra sfide da affrontare e opportunità da offrire, dal PON Inclusione arrivano 250 milioni di euro da destinare agli ambiti territoriali per potenziare gli interventi.

Patto per l'inclusione sociale, fondi PON per potenziare i servizi territoriali

Il patto per l’inclusione sociale, dopo quello per il lavoro, è lo strumento principale per raggiungere gli obiettivi a lungo termine del reddito di cittadinanza: il reinserimento nella società dei cittadini più fragili. I nuclei “non immediatamente attivabili per un percorso lavorativo” hanno, infatti, l’obbligo di sottoscriverlo.

L’adesione ad un percorso personalizzato, che si concretizza nell’accordo tra i beneficiari e le istituzioni, è una condizione necessaria per continuare a percepire l’assegno a cui si ha diritto, fino a 780 euro per i single.

Tra sfide da affrontare e opportunità da offrire, la rete di servizi sociali è in prima linea e dal PON Inclusione arrivano 250 milioni di euro da destinare agli ambiti territoriali per l’attivazione di nuovi progetti.

Dall’empowerment degli operatori all’orientamento nel marcato del lavoro: sono diversi gli ambiti da rafforzare.

Reddito di cittadinanza e patto per l’inclusione sociale: fondi PON per potenziare i servizi

In linea con quanto stabilito dall’Avviso pubblico numero 1/2019 PaIS, le proposte che possono essere presentate da gennaio a settembre 2020 devono tener conto delle Linee guida per la definizione dei Patti per l’Inclusione sociale, approvate a luglio.

Così come il sistema del patto per il lavoro conta sui centri per l’impiego e sui navigator, allo stesso modo quello del patto per l’inclusione sociale deve appoggiarsi alla rete dei servizi sociali territoriali, interlocutori principali dei beneficiari.

Il percorso di reinserimento nella società prevede specifici impegni:

  • contatti con i competenti servizi responsabili del progetto;
  • atti di ricerca attiva di lavoro;
  • frequenza e impegno scolastico;
  • comportamenti di prevenzione e cura volti alla tutela della salute;
  • disponibilità fino a 8 ore per partecipare a progetti utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni, fino a 8 ore del suo tempo.

Come si legge nella notizia pubblicata il 27 settembre 2019 sul sito del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, “l’Avviso sostiene gli interventi di inclusione attiva e di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale previsti nei Patti per l’Inclusione Sociale sottoscritti dai beneficiari del Reddito di cittadinanza e da altre persone in povertà”.

Le risorse destinate al finanziamento dei progetti sono ripartite tra gli Ambiti territoriali tenendo conto di due fattori:

  • numero dei residenti sul totale, con un peso del 40%;
  • numero dei beneficiari del Reddito di Inclusione e del reddito di cittadinanza sul totale dei beneficiari regionali, stando ai dati del mese di maggio 2019.

Le cifre più alte, infatti, spettano ai territorio da cui provengono maggiormente le richieste di reddito di cittadinanza: 12.123.227 euro sono destinati al territorio di Palermo e 11.770.311 euro sono le risorse stanziate per il comune di Napoli.

Reddito di cittadinanza e patto per l’inclusione sociale: fondi PON per potenziare i servizi

“Consentire a tutti i nuclei familiari beneficiari del reddito di cittadinanza almeno il soddisfacimento di livelli minimi di benessere” è uno degli obiettivi ambiziosi che si pone il patto per l’inclusione sociale, come si legge nelle Linee guida dedicate.

Per far fronte al meglio alle esigenze dei beneficiari, gli ambiti territoriali, la rete di attori in prima linea, hanno la possibilità di accedere ai fondi PON Inclusione mettendo in atto interventi mirati:

  • rafforzamento dei Servizi Sociali, ovvero:
    • potenziamento dei servizi di segretariato sociale, dei servizi per la presa in carico e degli interventi sociali e socio-sanitario rivolti ai destinatari dei progetti personalizzati;
    • informazione all’utenza e dotazione strumentale informatica e servizi ICT;
  • interventi socio-educativi e di attivazione lavorativa, ovvero:
    • servizi socio-educativi;
    • attivazione lavorativa e tirocini;
    • orientamento, consulenza e informazione per l’accesso al mercato del lavoro per i destinatari del progetto;
    • formazione per il lavoro per i destinatari del progetto;
    • promozione di accordi di collaborazione in rete.
  • Promozione di accordi di collaborazione in rete, ovvero:
    • attività per l’innovazione e l’empowerment degli operatori;
    • azioni di networking per il sostegno all’attuazione degli interventi.

In questo modo si punta a rendere più efficace quella catena di rapporti su cui si basa il percorso previsto dal patto per l’Inclusione: dal primo colloquio, che deve avvenire di prassi entro 30 giorni dal momento in cui si riceve l’assegno, al rispetto degli impegni, che segnano la strada verso la partecipazione sociale.

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