Il mercato del lavoro ha consolidato il percorso di crescita avviato nel post pandemia ma resta critica la situazione di giovani e donne, le due categorie più vulnerabili. I dati del rapporto Istat 2026
Anche nel 2025 si conferma la traiettoria di crescita dell’occupazione italiana. Il numero di occupati è in aumento, sebbene in misura minore rispetto al 2023 e al 2024, ma la condizione dei giovani resta delicata con un tasso di occupazione inferiore alla media dell’UE, anche tra i laureati.
A scattare la fotografia sullo stato attuale è l’Istat che, nel rapporto annuale presentato questa mattina alla Camera, osserva un aumento delle forme di lavoro standard e un calo della quota di occupazioni “vulnerabili” caratterizzate da contratti temporanei, part-time involontario e bassi livelli retributivi. La maggior parte della platea di lavoratori vulnerabili, però, è composta da giovani e donne.
Si riducono i NEET ma restano le difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro
A livello generale, il divario con l’Europa si è ridotto ma il tasso di occupazione rimane il più basso tra i paesi dell’Unione, a distanza di 9 punti percentuali dalla media. Tra il quarto trimestre del 2019 e l’ultimo del 2025, l’Italia ha registrato un aumento dell’occupazione del 4,3 per cento, una crescita superiore a quella osservata in Germania (+2,4 per cento) ma ancora distante da Francia (+6,4 per cento) e Spagna (+12,6 per cento).
Nello stesso periodo, evidenzia l’Istituto, il nostro Paese si è distinto per una drastica riduzione del numero di disoccupati (-42,6 per cento), con il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni che ha così raggiunto nel 2025 la media del 62,5 per cento. Nel 2025 il tasso di disoccupazione è sceso al 6,1 per cento, con ulteriore riduzione al 5,2 per cento a marzo 2026.
L’aumento dell’occupazione, però, è stato trainato per lo più dalle persone con almeno 50 anni, che nel 2025 rappresentano il 42 per cento degli occupati.
La crescita dell’occupazione nell’ultimo triennio, si legge nel rapporto, si è concentrata sui dipendenti a tempo indeterminato, sugli autonomi con dipendenti e sui lavoratori a tempo pieno, anche per effetto delle diverse politiche volte ad incentivare l’occupazione.
Al contrario, sono risultati in diminuzione i dipendenti a tempo determinato e part-time. La questione è che i dati mostrano una crescente difficoltà a stabilizzare la propria condizione lavorativa, con meno transizioni da tempo determinato a indeterminato.
Una condizione che riguarda in particolare le categorie più fragili del mercato del lavoro italiano: i giovani e le donne.
La condizione dei giovani tra i 15 e i 34 anni, specifica l’Istat, resta delicata, con un tasso di occupazione nel 2025 inferiore alla media dell’UE (43,9 contro 58,1 per cento), anche tra i 25-34enni laureati (68,5 contro una media dell’UE del 79,6 per cento).
Sebbene, rispetto al 2015, il fenomeno dei NEET (giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano né lavorano) si sia quasi dimezzato (dal 25,7 per cento al 13,3 per cento) emergono ancora molte difficoltà per i giovani che, pur avendo completato percorsi formativi qualificanti, non riescono a valorizzare pienamente le proprie competenze.
Il 23,7 per cento degli occupati laureati di 25-34 anni svolge professioni a media o bassa qualifica (sovraistruzione), un valore superiore alla media dell’UE (21,3 per cento) e l’entrata nel mondo del lavoro avviene in gran parte con un lavoro a termine, mentre la quota di giovani che entrano come autonomi è del 5,6 per cento.
Il divario tra lavoro vulnerabile (lavoro a termine e/o in part-time involontario) e lavoro standard è particolarmente evidente sotto il profilo retributivo: nel settore privato, nel 2023, i lavoratori standard hanno guadagnato in media 28.000 euro annui contro i circa 7.000 euro dei lavoratori vulnerabili, danneggiati dalla forte frammentarietà delle loro carriere e dal più ridotto numero di ore lavorate.
Resta ampio il divario di genere
Nonostante i miglioramenti, poi, i divari strutturali restano elevati: la distanza di genere nei tassi di occupazione si attesta a 17 punti percentuali (71,2 per cento per gli uomini e 53,8 per le donne).
Il mercato del lavoro continua a essere caratterizzato da una forte segregazione di genere. Metà dell’occupazione femminile è concentrata in sole 17 professioni, spesso meno remunerative, contro le 43 professioni della componente maschile.
La segregazione orizzontale, continua l’Istituto, si accompagna a quella verticale: sebbene le donne rappresentino il 43,0 per cento degli occupati totali, la loro quota scende al 25,3 per cento nelle posizioni dirigenziali e manageriali.
Come evidenziato dall’Istat:
“Una più diffusa partecipazione e una migliore valorizzazione delle donne nel mercato del lavoro, considerando anche oltre un milione di donne inattive che appartengono alle forze di lavoro potenziali, sono elementi chiave per contrastare le conseguenze della contrazione della popolazione in età attiva.”
Inoltre, le donne mostrano livelli retributivi più bassi rispetto agli uomini in ogni tipo di occupazione.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Il mercato del lavoro è in crescita ma giovani e donne restano indietro