Benvenuta, ISCRO! Un segnale positivo con diverse criticità

Salvatore Cuomo - Leggi e prassi

Benvenuta ISCRO, l'arrivo di una Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale ed Operativa è sicuramente una buona notizia per tutti i lavoratori autonomi. Ma sui requisiti c'è ancora molto da fare: emergono alcune criticità. Un'analisi della novità inserita nella Legge di Bilancio 2021.

Benvenuta, ISCRO! Un segnale positivo con diverse criticità

L’ISCRO, Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale ed Operativa, è il nuovo strumento di sostegno ai lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata Inps in difficoltà. Introdotto dalla Legge di Bilancio 2021 per ora in via sperimentale per il triennio 2021/2023, è in effetti un segnale importante verso la categoria del lavoro autonomo, fino ad oggi dimenticata e lasciata senza protezione.

È interessante come questo istituto appena introdotto abbia, per così dire, “solleticato” anche le altre categorie professionali dotate di cassa previdenziale autonoma: è la prova di un’esigenza da parte di tutta la platea del mondo delle professioni di uno strumento normativo che, in qualche modo dia sostegno anche ai liberi professionisti, comunque inquadrati dal punto di vista previdenziale.

Si è colmato finalmente un vuoto:

  • i dipendenti con la Cassa Integrazione Guadagni;
  • i licenziati con la Nuova Assicurazione Sociale Per l’Impiego;
  • i disoccupati con il Reddito di Cittadinanza;
  • i lavoratori autonomi di cui alla Gestione Separata con la ISCRO.

ISCRO, a chi spetta? Sui requisiti per i lavoratori autonomi c’è ancora molto da fare

Certo le provvidenze dell’ISCRO, messe a confronto con le altre, sono poca cosa ma è finalmente un segnale di attenzione della politica verso la categoria delle libere professioni, fino ad ora lasciata al proprio destino.

Di seguito un riepilogo dei requisiti per l’accesso al contributo:

  • non essere titolari di trattamento pensionistico diretto e non essere assicurati presso altre forme previdenziali obbligatorie;
  • non essere beneficiari del Reddito di Cittadinanza;
  • aver prodotto un reddito di lavoro autonomo, nell’anno precedente la presentazione della domanda, inferiore al 50% della media dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nei tre anni precedenti l’anno anteriore la presentazione della domanda;
  • aver conseguito nell’anno precedente alla presentazione della domanda un reddito non superiore a € 8.145;
  • essere in regola con gli obblighi previdenziali;
  • essere titolari di partita Iva attiva da almeno quattro anni alla data di presentazione della domanda per l’attività che ha dato l’obbligo alla Gestione Separata.

Come è evidente, si tratta di regole piuttosto stringenti e sicuramente migliorabili in futuro (prossimo, si spera), se non altro con riguardo al paletto relativo all’esercizio dell’attività da almeno 4 anni.

ISCRO: un segnale positivo per i lavoratori autonomi, ma sono diversi i limiti

Sorgono spontanei gli interrogativi sui requisiti da rispettare.

Perché chi ha intrapreso l’attività da un solo anno ed ha comunque subito la non indifferente perdita prevista dalla norma rimane escluso? Perché chiedere il rispetto degli obblighi previdenziali a chi è nella difficoltà finanziaria che lo ha portato a richiedere il sostegno?

La speranza è che questi punti possano essere in seguito oggetto di un aggiustamento che tenga conto del fatto che le difficoltà colpiscono tutti, a prescindere dalla anzianità di esercizio della professione.

E che si consideri il rispetto dell’obbligo contributivo in relazione al periodo di esercizio dell’attività antecedente a quello in cui si è manifestata la riduzione di reddito.

Bisogna, poi, sottolineare che la norma per la copertura finanziaria del provvedimento ha introdotto un incremento della contribuzione

Benvenuta ISCRO, ma sui requisiti c’è ancora molto da fare

a carico della generalità dei professionisti iscritti alla Gestione Separata che a regime sarà del 2% circa rispetto alla misura attuale.

Qui si tocca un altro aspetto, a parere di chi scrive, rilevante: la generalità delle provvidenze di carattere assistenziale previste a sostegno dei lavoratori dovrebbero essere a carico della fiscalità generale e non, come anche in questo caso, delle gestioni previdenziali ma questo è altro tema che deve meritare una giusta attenzione da parte della Politica, anche nell’ambito della riforma fiscale.

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