Con inflazione e caro energia, l’imponibile IVA cresce del 41,3 per cento: i dati sulle fatture elettroniche

Inflazione e caro energia fanno aumentare l'imponibile IVA del 41,3 per cento nel primo semestre dell'anno: è quanto emerge dai dati sulle fatture elettroniche pubblicati dal Ministero dell'Economia e delle Finanze il 17 ottobre 2022.

Con inflazione e caro energia, l'imponibile IVA cresce del 41,3 per cento: i dati sulle fatture elettroniche

Inflazione e caro energia fanno crescere l’imponibile IVA del 41,3 per cento: è questo l’aumento che si registra confrontando i dati delle fatture elettroniche del primo semestre del 2022 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Le cifre caratterizzate dal segno positivo che, dopo i cali vertiginosi della prima emergenza Covid, davano un segnale di ripresa oggi sono diventate esorbitanti. E, al contrario, sono il segno della nuova emergenza in atto che ha preso il posto della pandemia.

La lente di ingrandimento del Ministero dell’Economia e delle Finanze si è posata sui primi sei mesi dell’anno. Ma anche per la seconda parte del 2022 l’aumento del costo della vita in generale, e di elettricità e gas più in particolare, è destinata a far sentire i suoi effetti.

Con inflazione e caro energia aumento del 41,3 per cento dell’imponibile IVA

Il flusso delle fatture elettroniche da gennaio a giugno 2022 ha registrato un valore che supera i 2.000 miliardi di euro: rispetto al 2021 l’imponibile è cresciuto di 593,9 miliardi di euro e ha interessato soprattutto le persone non fisiche. È questo il quadro che emerge dal report sui flussi informativi estratti dalla banca dati della fatturazione elettronica e pubblicato dal Dipartimento delle Finanze il 17 ottobre 2022.

Una forte responsabilità in questa impennata è da imputare all’inflazione e al caro energia.

La fetta più importante delle fatture elettroniche riguarda le attività manifatturiere che rappresenta il 32,9 per cento e registra un aumento di imponibile IVA che supera il 50 per cento. A seguire posto di primo piano spetta anche al Commercio che cresce, però, in maniera più contenuta, pari al 18,5 per cento.

Ma a sconvolgere i dati e l’economia italiana attualmente è il settore della fornitura di energia elettronica, gas, vapore e aria condizionata che pure rappresenta una fetta molto più piccola degli scambi IVA.

Nel settore che rappresenta poco più del 10 per cento dei flussi mensili di fatturazione elettronica gli aumenti dell’imponibile IVA delle persone non fisiche sono stati a tre cifre dall’inizio dell’anno per arrivare a una crescita del 245 per cento a giugno 2022.

La crescita più bassa si è registrata a maggio con dati assoluti che risultano comunque più che raddoppiati: in questo periodo, rispetto al 2021, l’incremento è stato pari al 110,7 per cento.

Con inflazione e caro energia cresce l’imponibile IVA del primo semestre, ma nel futuro non ci sono inversioni di tendenza

Anche per la seconda parte dell’anno l’andamento è destinato a restrare in crescita.

Il Documento Programmatico di Bilancio 2023 definisce il caro energia “uno shock di prezzo senza precedenti” e per il secondo semestre del 2022 non c’è alcuna inversione di tendenza:

“La bolletta energetica per imprese e famiglie italiane ha continuato ad aumentare a causa di prezzi all’ingrosso dell’energia che ad agosto hanno raggiunto un picco di 12 volte superiore alla media del quinquennio 2016-2020 nel caso del gas naturale e di quasi 11 volte in quello dell’energia elettrica”.

Nonostante le misure messe in campo con la Legge di Bilancio 2022 e con i 6 successivi provvedimenti emergenziali, l’impatto sull’imponibile IVA e più in generale sull’economia ha una portata notevole.

D’altronde rispetto alle cifre relative ai flussi della fatturazione elettronica e agli aumenti registrati, gli oltre 55 miliardi di euro messi in campo per arginare il caro energia diventano una piccola somma.

Se lo sguardo si fa più ampio e si sposta dalla punta dell’iceberg dei prezzi dell’energia agli altri settori, la direzione non cambia.

“Sotto la spinta dei prezzi energetici e alimentari l’inflazione ha continuato a salire, raggiungendo il 9,5 per cento a settembre in Italia e il 10,0 per cento nell’area euro, secondo l’indice armonizzato dei prezzi al consumo. L’aumento dei prezzi si è via via diffuso dall’energia e dai prodotti alimentari alle altre componenti dell’indice, portando l’inflazione di fondo (al netto dell’energia e degli alimentari freschi) al 6,1 per cento ad agosto nell’area euro e al 5,4 per cento in Italia”.

Ed è in questi dati riportarti nel Documento programmatico di Bilancio 2023 che i flussi sulla fatturazione elettronica relativi al secondo troveranno la loro origine con percentuali “senza precedenti”, per citare lo stesso Ministero dell’Economia.

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