Gender tax, oltre l’occupazione femminile: intervista a T. Stefanutto

Rosy D’Elia - Lavoro

La gender tax, oltre l'occupazione femminile: il punto di vista della Dott.ssa Tania Stefanutto, commercialista e revisore contabile, sulla revisione del sistema di tassazione, di welfare e di bonus famiglia nell'intervista del 17 novembre 2020.

Gender tax, oltre l'occupazione femminile: intervista a T. Stefanutto

Oltra la questione dell’occupazione femminile: partendo dalla proposta della gender tax, la riflessione sugli interventi necessari per favorire la permanenza nel mondo del lavoro dell’ anello debole della famiglia , a prescindere dal sesso, e per migliorare la gestione del carico di lavoro familiare nell’intervista a Tania Stefanutto, dottore commercialista e autrice di uno studio sul tema.

Per una revisione del sistema bisogna basarsi su un concetto chiave, caro anche alla nostra Costituzione, la capacità contributiva: è questo il punto di partenza evidenziato durante l’intervista condotta dalla redazione di Informazione Fiscale in diretta streaming il 17 novembre 2020.

L’approfondimento si inserisce in un ciclo di incontri sul tema trasmessi sul canale Youtube della testata.

Gender tax, oltre l’occupazione femminile: intervista a T. Stefanutto

“Il sistema di tassazione italiano penalizza le donne (o il coniuge debole) che restano nel mondo del lavoro” è questo il titolo dello studio pubblicato il 3 novembre da Tania Stefanutto.

Partendo dall’analisi della proposta della gender tax, la tassazione differenziata per genere formulata dagli economisti Andrea Ichino e Alberto Alesina, che è finalizzata a favorire l’occupazione femminile e la distribuzione equa del carico familiare, si arriva alla conclusione che intervenire solo sulla tassazione, e in particolare indistintamente su quella delle donne, non basta.

“La gender tax è assolutamente piatta perché non distingue le tipologie di donne, tutte le donne sono tassate meno degli uomini quindi è una semplificazione massima di quello che è il sistema di tassazione che però divide solo sulla base del genere.
[...]
Ha dei limiti ma al suo interno ha anche grandi spunti di riflessione e non solo per la donna, ma su quello che è il sistema di tassazione anche perché oggi si parla tanto di riforma fiscale”
.

Diminuire la tassazione sul lavoro delle donne vorrebbe dire aumentarne il valore e questo sicuramente potrebbe favorire la permanenza nel mercato del lavoro. Ma l’efficacia della gender tax dovrebbe fare i conti, in ogni, caso con due scogli importanti per Tania Stefanutto:

  • considera solo la famiglia tradizionale, uomo e donna;
  • non fa distinzione tra le diverse situazioni ma riconosce un beneficio indistintamente a tutte le donne e non riuscirebbe a superare un vaglio costituzionale.

“Facciamo un esempio: abbiamo una coppia, marito e moglie con un figlio, avranno una certa tassazione, la donna inferiore e il marito superiore. Nella stessa situazione due uomini con un figlio e due donne con un figlio avranno una tassazione completamente diversa: i due uomini saranno penalizzati, le due donne saranno agevolate.

Il punto estremo si avrà con i single: la donna single sarà tassata meno di un uomo single a parità di capacità contributiva”.

Spaccare a metà i contribuenti e agevolarne solo una metà indistintamente è il grande limite per Tania Stefanutto.

Gender tax, guardare oltre la questione dell’occupazione femminile e oltre la tassazione

Ma non è questo l’unico aspetto da affrontare. Se anche si applicasse la gender tax favorendo l’occupazione femminile, resterebbero ancora irrisolte una serie di questioni.

Prima di tutto c’è da porsi una prima domanda: di che cosa hanno bisogno le donne per andare a lavorare?

Il primo intervento necessario è sicuramente il potenziamento del sistema di welfare, come dimostrano i paesi che hanno una maggiore presenza di madri con figli nel mercato del lavoro.

“Non si tratta semplicemente di piccoli premi. Si tratta di aver la possibilità di un corollario di tutto ciò che sono spese legate al mantenimento e al benessere della famiglia che sostanzialmente sono sostenute dal datore di lavoro per il quale sono un costo, mentre per il soggetto che le riceve sono benefit esentasse”.

La strada da intraprendere, quindi, non tanto e non solo deve essere diretta a diminuire la tassazione o a garantire un incentivo al datore di lavoro che assume, come il bonus donna in programma con la Legge di Bilancio 2021, ma dovrebbe mettere in condizione le aziende di partecipare alla “vita dei propri dipendenti, di avere una migliore qualità della vita anche a parità di stipendio”.

In questo contesto si inserisce, poi, il grande tema dell’assistenza ai figli o ai parenti anziani: il costo elevato e il sistema di bonus familiari che diminuiscono al crescere del reddito spingono spesso il coniuge più debole a lasciare o a ridurre l’impegno lavorativo.

La strategia per cercare un punto di equilibrio più stabile nel rapporto tra impegni professionali e familiari può partire da un intervento sulla tassazione non fermandosi al genere, ma non può prescindere dalla ridefinizione del sistema di welfare e bonus.

Di seguito l’intervista integrale pubblicata sul canale Youtube di Informazione Fiscale.

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