Delocalizzazione e chiusura imprese, cosa prevede il Decreto Legge in arrivo con regole e sanzioni

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Delocalizzazione e chiusura imprese, cosa prevede il Decreto Legge in arrivo che fissa regole e sanzioni? Le aziende che decidono di chiudere un sito produttivo devono comunicarlo preventivamente e redigere un piano per mettere in atto misure per arginare le conseguenze occupazionali ed economiche che deve essere approvato dall'istituto della crisi di impresa del MISE. I dettagli nelle bozze in circolazione.

Delocalizzazione e chiusura imprese, cosa prevede il Decreto Legge in arrivo con regole e sanzioni

Delocalizzazione e chiusura imprese, prende forma un Decreto Legge contro le speculazioni che dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri nelle prossime settimane. Sulle misure è necessario trovare ancora un punto di equilibrio.

Ma nelle bozze in circolazione c’è già un primo impianto delle regole e delle sanzioni che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Ministero dello Sviluppo Economico stanno mettendo a punto.

Le novità riguardano le imprese che decidono di chiudere un sito produttivo e che non si trovano in una condizione di crisi. Ancora da definire la dimensione delle aziende interessate: la soglia iniziale dei 250 dipendenti a tempo indeterminato dovrebbe scendere a 50 o a 150.

Delocalizzazione e chiusura imprese, cosa prevede il Decreto Legge in arrivo

Contro la chiusura e la delocalizzazione delle imprese finalizzate a trarne vantaggio con conseguenze importanti per i lavoratori e l’economia, vengono introdotti nuovi obblighi.

Per ora il Decreto Legge ad hoc è solo una bozza, ma i due ministeri interessati stanno lavorando per creare un percorso che limiti il più possibile gli effetti lo stop delle attività e per sanzionare le aziende che non rispettano i vari passaggi definiti.

Il primo obbligo da rispettare, stando alla prima impostazione del DL delocalizzazione, è di tipo informativo: è necessario comunicare con sei mesi di anticipo la decisione al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al Ministero dello Sviluppo Economico, ma anche all’ANPAL, alla Regione di riferimento e alle rappresentanze sindacali mettendo in evidenza le ragioni della chiusura, i tempi, il numero e i profili professionali del personale occupato.

Si hanno, poi, tre mesi di tempo per redigere un piano finalizzato a mitigare gli effetti occupazionali ed economici legati alla chiusura che deve essere presentato e approvato dall’istituto della crisi di impresa del MISE.

Dalle azioni da mettere in campo, come la ricollocazione presso altre imprese o le misure di politica attiva del lavoro da realizzare, agli eventuali progetti di cessione dell’azienda o della riconversione del sito produttivo: sono diversi gli elementi che le imprese devono mettere nero su bianco.

Delocalizzazione e chiusura imprese, le sanzioni previste nel Decreto Legge

Prima della comunicazione e dell’approvazione del piano per le imprese interessate alla delocalizzazione o alla chiusura non è possibile avviare procedure di licenziamento collettivo.

Inoltre chi non rispetta gli obblighi che saranno sempre più definiti nel dettaglio nel testo definitivo del Decreto Legge sono previste una serie di sanzioni.

Le bozze in circolazione parlano di una multa pari al 2 per cento del fatturato dell’ultimo esercizio nel caso in cui negli ultimi anni, 3 o 5, si sia beneficiato di contributi pubblici o altre agevolazioni.

Con le novità che stanno prendendo forma nel DL delocalizzazione, infatti, nasce anche una sorta di blacklist: alle aziende che non rispettano le regole viene precluso l’accesso a contributi, finanziamenti o sovvenzioni pubbliche per un periodo di tre anni.

Tra la varie ipotesi valutate per mettere in piedi il meccanismo sanzionatorio compare anche il pagamento del contributo ASPI, assicurazione sociale per l’impiego previsto dalla legge n. 92/2012, al comma 31 dell’articolo 2, maggiorato per 10 per coloro che avviano procedure di licenziamento collettivo prima dei tempi stabiliti, per coloro che non presentano il piano o che presentano un piano che non viene approvato.

Sulle regole e sulle sanzioni previste, in ogni caso, restano ancora diversi punti interrogativi: sul testo del DL delocalizzazione c’è ancora da lavorare.

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