Decreto dignità, le novità sul lavoro: più incentivi e stretta sui contratti a termine

Alessio Mauro - Leggi e prassi

Novità sul lavoro nel Decreto Dignità: il Ministro del Lavoro Luigi di Maio annuncia più incentivi alle imprese che assumo a tempo indeterminato e nuove regole per i contratti a termine. Ecco cosa potrebbe cambiare.

Decreto dignità, le novità sul lavoro: più incentivi e stretta sui contratti a termine

Il decreto dignità è il primo provvedimento in materia di lavoro che il Ministro Luigi Di Maio, nonché Leader del Movimento 5 Stelle, proporrà in Consiglio dei Ministri.

Tra le novità previste dal decreto, per il quale si punta all’approvazione entro la fine del mese di giugno, spicca la stretta ai contratti a termine, con l’obiettivo di combattere il precariato.

Per le imprese che assumono dipendenti a tempo indeterminato, il Decreto Dignità punta ad introdurre incentivi più adeguati che, probabilmente, potrebbero sostituire gli attuali bonus previsti, tra cui l’ultimo introdotto con la Legge di Bilancio 2018.

Sarà dato l’avvio, inoltre, alla riforma dei centri per l’impiego, passo fondamentale per l’introduzione del reddito di cittadinanza, punto principale del programma sul lavoro del Movimento 5 Stelle.

Il decreto potrebbe affrontare, stando alle anticipazioni, anche temi di natura prettamente fiscale, tra i quali l’abolizione dello spesometro e del redditometro; verranno inoltre introdotte norme più severe per le imprese che delocalizzano all’estero.

Di seguito, per punti, le principali novità sul lavoro previste dal Decreto Dignità.

Decreto dignità: novità lavoro a tempo determinato

Una vera e propria stretta sui contratti a tempo determinato: tra le novità che potrebbero essere introdotte dal Decreto Dignità vi è il ritorno della causale per i contratti a termine, abolita dall’ex Ministro Poletti con il Decreto Legge n. 34/2014.

Per contrastare il ricorso spesso ingiustificato ai contratti a termine, il Decreto Dignità potrebbe reintrodurre le tre causali, il ricorso a tale tipologia di assunzioni tornerebbe ad essere giustificato:

  • per ragioni tecnico-produttive;
  • per ragioni organizzative (che comprendono la partenza di nuovi progetti aziendali);
  • per ragioni sostitutive di personale assente.

Inoltre, in merito ai rinnovi dei contratti determinati, si ipotizza di ridurli a quattro.

Ad oggi, si ricorda, i contratti a termine possono durare al massimo per 36 mesi ed il numero di rinnovi massimi consentiti è pari a cinque, nel rispetto del limite massimo di durata previsto.

In un’intervista rilasciata al Sole24Ore, il Ministro e Leader del M5S Luigi Di Maio preannuncia che si sta valutando l’introduzione di un periodo transitorio per i contratti a tempo determinato in essere.

Decreto Dignità: incentivi più adeguati alle aziende che assumono

Per disincentivare il ricorso a contratti a termine e per contrastare il precariato, all’interno del provvedimento potrebbero trovar posto nuovi incentivi per le aziende che assumono con contratti a tempo indeterminato.

Le agevolazioni e i bonus per le assunzioni in vigore negli anni passati e nel 2018 hanno avuto effetti modesti; l’obiettivo di Di Maio è quello di rendere i contratti stabili vantaggiosi per le aziende.

Sarà questa, secondo il neo Ministro del Lavoro, del MISE nonché Vice Presidente del Consiglio, la strada per “far ripartire il lavoro per i giovani e creare sviluppo nel Sud Italia”.

Decreto Dignità: le novità per riders e fattorini

I diritti dei riders e i doveri delle aziende della gig economy sono ad oggi una delle novità più importanti e critiche del Decreto Dignità.

La bozza di decreto circolata nelle ultime ore prevede per i “fattorini 4.0” il diritto ad un trattamento economico minimo, proporzionato alla quantità e qualità del lavoro prestato.

Al lavoro prestato tramite piattaforme digitali, applicazioni e algoritmi dovranno essere estese le medesime tutele in caso di malattia, infortuni, ferie e maternità previste per la totalità dei lavoratori.

Sono, queste, soltanto alcune delle novità previste dal decreto, per il quale il Ministero del Lavoro ha avviato un tavolo di confronto con le grandi aziende del settore che si occupano, nello specifico, di food delivery.

Riforma centri per l’impiego e contrasto alle delocalizzazioni

Potrebbe partire da subito la riforma dei Centri per l’Impiego, passo necessario per dare il via all’introduzione del reddito di cittadinanza. I CPI, che dovranno assolvere al compito di far incrociare domanda e offerta di lavoro, rappresentano il perno delle politiche attive per il lavoro.

Ovviamente, il tema è particolarmente importante per il Ministro Di Maio e per tutto il M5S, tenuto conto che il reddito di cittadinanza rappresenta una delle novità più attese dagli elettori, nonché più criticate dagli oppositori.

Al Decreto Dignità, inoltre, potrebbe essere affidato il compito di contrastare il fenomeno della delocalizzazione per le imprese che hanno beneficiato di incentivi statali.