Crisi d’impresa, le novità sulla transazione fiscale spiegate dall’Agenzia delle Entrate

Anna Maria D’Andrea - Dichiarazioni e adempimenti

Crisi d'impresa, dall'Agenzia delle Entrate le istruzioni sulla transazione fiscale e sulle novità introdotte dalla legge n. 159/2020. Nella circolare n. 34/E del 29 dicembre è fornita l'analisi delle procedure di trattamento del credito tributario presentate dai contribuenti ed il ruolo dei professionisti.

Crisi d'impresa, le novità sulla transazione fiscale spiegate dall'Agenzia delle Entrate

Crisi d’impresa, dall’Agenzia delle Entrate arrivano le istruzioni sulla transazione fiscale, alla luce delle nuove procedure e delle novità introdotte dalla legge n. 159/2020.

La circolare n. 34/E del 29 dicembre 2020 fornisce le istruzioni per la gestione tempestiva delle procedure di composizione delle crisi d’impresa, al fine di fornire adeguato supporto alle imprese che si trovano in difficoltà a causa del Covid-19.

La normativa sulla gestione della transazione fiscale nelle crisi d’impresa è stata più volte modificata negli ultimi anni. L’ultima novità è stata introdotta con la legge di conversione del decreto sullo stato d’emergenza Covid-19, la legge n. 159/2020, nell’ottica di favorire la ripresa produttiva e la conversazione dei posti di lavoro nell’ambito della crisi d’impresa.

Come evidenziato dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate, la legge n. 159 consente al Tribunale - in base ad una valutazione di maggior convenienza nella proposta dell’imprenditore - di procedere all’omologazione del concordato preventivo e dell’accordo di ristrutturazione dei debiti anche in caso di mancata adesione o voto da parte dell’Amministrazione Finanziaria o degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie.

Una valutazione effettuata anche tenendo conto della relazione redatta dal professionista incaricato dell’attestazione. Ed è anche sul ruolo dei professionisti nella gestione della transazione fiscale che si sofferma la circolare n. 39/E, analizzando le modifiche alla Legge Fallimentare intercorse negli anni e soprattutto negli ultimi mesi.

Crisi d’impresa, le novità sulla transazione fiscale spiegate dall’Agenzia delle Entrate

La legge n. 159/2020 apre alla possibilità di transazione fiscale dei debiti anche senza voto da parte dell’Agenzia delle Entrate, dell’INPS o dell’INAIL. Una novità che è stata accolta con grande favore da parte delle imprese, soprattutto alla luce della crisi causata dalla pandemia da Covid-19.

Ed è anche su tali aspetti che si sofferma la circolare n. 39/E del 29 dicembre 2020, con il fine di supportare gli operatori economici nel complesso periodo in corso, e nell’ottica di favorire la ripresa e la conservazione dei posti di lavoro.

Come evidenziato nel documento pubblicato dall’Agenzia delle Entrate, un ruolo centrale è affidato ai professionisti. Il Tribunale, nell’omologare il concordato preventivo o l’accordo di ristrutturazione dei debiti senza voto o adesione da parte degli Enti coinvolti - nei casi in cui l’assenso sia vincolante per perfezionare la procedura - può tener conto anche delle risultanze della relazione redatta dal professionista incaricato.

Sempre guardando al ruolo del professionista, la modifica all’articolo 182-ter della Legge Fallimentare, apportata dal comma 1-bis, articolo 3 del decreto n. 125/2020, convertito nella legge n. 159, precisa che la relazione dell’attestatore deve, relativamente ai crediti tributari o contributivi e relativi accessori, avere ad oggetto anche la convenienza del trattamento proposto rispetto alla liquidazione giudiziale, modificando il precedente richiamo alle alternative concretamente praticabili.

La centralità del ruolo dei professionisti nell’ambito dell’attestazione della veridicità dei dati aziendali e dell’attuabilità dell’accordo di ristrutturazione nell’ambito della crisi d’impresa è stato un processo progressivo. Al professionista attestatore viene richiesto di assolvere al proprio compito con rigore, competenza e trasparenza, ai fini della buona riuscita dell’operazione.

Il Legislatore, nel corso dell’iter di modifica alla Legge Fallimentare e alle procedure di gestione della crisi d’impresa, subordina l’esercizio della funzione attestativa al possesso di una serie di requisiti, tra cui l’indipendenza. La mancanza di tale precondizione comporta conseguenze gravi sotto il profilo penale, ma soprattutto può portare alla mancata approvazione del concordato preventivo o omologazione dell’accordo da parte del Tribunale.

Agenzia delle Entrate - circolare n. 34/E del 29 dicembre 2020
Gestione delle proposte di transazione fiscale nelle procedure di composizione della crisi di impresa.

Transazione fiscale nella crisi d’impresa: l’accordo di ristrutturazione del debito

Nella circolare n. 39/E, l’Agenzia delle Entrate dedica ampio spazio alle regole e alla procedura relativa alla gestione dell’accordo di ristutturazione del debito e al concordato preventivo nell’ambito della crisi d’impresa.

L’accordo di ristrutturazione del debito è disciplinato dall’articolo 182-bis della Legge Fallimentare, e consente agli imprenditori in crisi di concordare con i creditori, purché rappresentanti almeno il 60% del totale, le modalità attraverso le quali riportare l’attività aziendale ad una condizione di normalità.

L’accordo raggiunto con i creditori deve essere depositato ed omologato dal Tribunale, allegando la relazione redatta dal professionista designato.
L’accordo viene, quindi, pubblicato nel Registro delle imprese e acquista efficacia dal giorno della sua pubblicazione.

A partire da tale momento, e per i successivi sessanta giorni, i creditori per titolo e causa anteriore alla data di pubblicazione non possono avviare o proseguire azioni cautelari o esecutive sul patrimonio del debitore, né acquisire, se non concordati, titoli di prelazione.
Entro trenta giorni dalla pubblicazione nel Registro delle imprese, i creditori possono proporre opposizioni al Tribunale.

In base ai commi 6 e 7 del citato articolo 182-bis, il debitore può richiedere che il dies a quo del divieto di iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive inizi a decorrere già durante l’espletamento delle trattative, depositando presso il Tribunale la documentazione di cui all’articolo 161, primo e secondo comma, lettere a), b), c) e d), LF, unitamente ad una proposta di accordo corredata da:

  • una dichiarazione, avente valore di autocertificazione, attestante che sul contenuto della stessa proposta sono in corso trattative con i creditori che rappresentano almeno il sessanta per cento dei crediti;
  • una dichiarazione del professionista, avente i requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma, lettera d), LF, che attesta che la proposta, qualora accettata, sia in grado di assicurare l’integrale pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare.

L’istanza di sospensione rende operativo il divieto di avviare procedure esecutive e cautelari, e il divieto di acquisire titoli di prelazione.

La documentazione viene quindi trasmessa ai creditori e, in sede di udienza, il decreto che dà il via alla procedura per omologare l’accordo di ristrutturazione rende operativo il divieto di avviare o proseguire azioni cautelari, esecutive o di acquisire titoli di prelazione non concordati. L’accodo di ristrutturazione deve essere depositato, insieme alla relazione del professionista, entro 60 giorni.

Ed è proprio in sede di omologazione dell’accordo che interviene la novità introdotta dal decreto legge n. 125/2020, che consente al Tribunale di procedere anche senza voto da parte dell’Agenzia delle Entrate, INPS o INAIL, se l’adesione di tali enti è decisiva per raggiungere la percentuale minima di consensi.

Transazione fiscale nella crisi d’impresa: il concordato preventivo

Ancora, la circolare dell’Agenzia delle Entrate sulla crisi d’impresa si sofferma sulle procedure relative al concordato preventivo, disciplinato dagli artt. 160 e ss. della Legge Fallimentare.

Si tratta di una procedura concorsuale che può essere utilizzata sia per superare lo stato di crisi (c.d. concordato in continuità) sia ai fini liquidatori (c.d. concordato liquidatorio).

La procedura in esame si basa sull’approvazione della proposta del debitore da parte dei creditori, i quali manifestano la loro volontà secondo il criterio della maggioranza, determinata ai sensi dell’articolo 177 della Legge Fallimentare.

A differenza dell’accordo di ristrutturazione, il concordato preventivo:

  • è vincolante per tutti i creditori, compresi quelli dissenzienti, ed è quindi caratterizzato dalla cosiddetta “falcidia passiva”;
  • consente di mantenere impregiudicati i diritti dei creditori nei confronti dei coobbligati, dei fideiussori del debitore e degli obbligati in via di regresso.

La domanda di accesso al concordato preventivo si propone con ricorso al Tribunale del luogo in cui l’impresa debitrice ha la sede principale. Il ricorso deve essere sottoscritto dal debitore o, se si tratta di impresa collettiva, dal legale
rappresentante.

Unitamente al ricorso il debitore deve presentare:

  • un’aggiornata relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa;
  • uno stato analitico ed estimativo delle attività e l’elenco nominativo dei creditori, con l’indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione;
  • l’elenco dei titolari di diritti reali o personali su beni di proprietà o in possesso del debitore;
  • il valore dei beni e i creditori particolari degli eventuali soci illimitatamente responsabili;
  • un piano contenente la descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento della proposta che, a sua volta, deve indicare l’utilità specificamente individuata ed economicamente valutabile che il proponente si obbliga ad assicurare a ciascun creditore.

Anche in tal caso, è richiesta la presentazione della relazione di un professionista, che attesti la veridicità dei dati e la fattibilità del piano.

Nel caso di prosecuzione dell’attività d’impresa:

  • il piano deve contenere anche un’analitica indicazione dei costi e dei ricavi attesi dalla prosecuzione dell’attività d’impresa, delle risorse finanziarie necessarie e delle relative modalità di copertura;
  • la relazione del professionista deve attestare che la prosecuzione dell’attività d’impresa prevista dal piano di concordato è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori.

Sempre in caso di continuazione dell’attività aziendale, il piano può, altresì, prevedere una moratoria, fino a un anno dall’omologazione, per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione.
In tal caso, i creditori muniti di cause di prelazione non hanno diritto al voto.

Rimandando al documento pubblicato dall’Agenzia delle Entrate per ulteriori indicazioni, si evidenzia che sulla base delle novità disposte dal decreto n. 125/2020, anche in tal caso è prevista la possibilità per il Tribunale di omologare il concordato preventivo senza voto da parte di Agenzia delle Entrate, INPS o INAIL, nei seguenti casi:

  • quando l’adesione è determinante ai fini del raggiungimento delle maggioranze richieste;
  • quando la proposta di soddisfacimento dei crediti della predetta amministrazione (o degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie) appaia, anche sulla base delle risultanze della relazione del professionista di cui all’articolo 161, terzo comma, LF, più conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria.

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