Contratti collettivi, ok alla convenzione per misurare la rappresentanza sindacale

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Contratti collettivi, con la convenzione firmata da INPS, INL, Confindustria, CGIL, CISL, UIL, si introducono regole certe per misurare la rappresentanza sindacale. Per le parti sociali si pone un freno al dumping salariale. Per il Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, si prepara il terreno per il salario minimo.

Contratti collettivi, ok alla convenzione per misurare la rappresentanza sindacale

Contratti collettivi, dopo anni arriva la convenzione attuativa del Testo Unico sulla Rappresentanza Sindacale, stipulato il 10 gennaio 2014. A firmarla INPS, INL, Confindustria, CGIL, CISL, UIL. La maggiore rappresentatività, in questo modo, ha una sua formula matematica.

Si parte dall’applicazione nel sistema Confindustria. Vengono considerati validi nella contrattazione collettiva nazionale solo quei contratti sottoscritti da organizzazioni sindacali che rappresentino almeno il 50 per cento più uno della media del dato associativo, vale a dire il rapporto fra lavoratori iscritti ad ogni organizzazione sindacale e il totale degli iscritti al Sindacato, e di quello elettorale, ovvero il rapporto fra lavoratori che, nelle elezioni delle rappresentanze sindacali aziendali, hanno votato la specifica organizzazione sindacale e il totale dei lavoratori che hanno preso parte al processo elettorale.

Come si legge nel comunicato stampa diffuso dall’INPS il 19 settembre 2019, i “contratti pirata” sono circa due terzi degli 868 depositati, secondo le stime CNEL. Il nuovo sistema approvato dovrebbe rappresentare un freno al fenomeno del dumping salariale, una minaccia alla retribuzione e alle tutele dei lavoratori.

Grande soddisfazione per la firma anche da parte del ministro del lavoro e delle Politiche sociali Nunzia Catalfo, che vede nella convenzione una buona base su cui costruire il salario minimo.

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Convenzione per l’avvio della la misurazione della rappresentanza dei sindacati dei lavoratori
Scarica il testo firmato da INPS, INL, Confindustria, CGIL, CISL, UIL.

Contratti collettivi, ok alla convenzione per misurare la rappresentanza sindacale

Con la convenzione operativa per misurare la rappresentanza sindacale, si introducono regole certe per mettere ordine tra i contratti collettivi. Si traccia, in questo modo, un confine più definito anche per la fruizione delle agevolazioni normative e contributive.

Dopo quasi 6 anni dal Testo Unico sulla Rappresentanza Sindacale, INPS e INL sono chiamate in prima linea per le verifiche sulla contrattazione nazionale.

All’INPS è affidata la rilevazione dei dati degli iscritti alle organizzazioni sindacali, del cosiddetto dato associativo, e la raccolta del dato elettorale, che attiene alle elezioni sindacali, su cui l’Istituto diretto da Pasquale Tridico dovrà lavorare insieme all’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Nel testo della convenzione, all’articolo 5, si legge:

Confindustria e CGIL, CISL, UIL assumono l’impegno a rendere pubblico, attraverso il Comitato di Gestione, entro il 31 luglio dell’anno civile successivo a quello cui si riferisce al raccolta dei dati, il dato della rappresentanza per ogni singolo contratto collettivo nazionale di lavoro riferito a ciascuna organizzazione sindacale”.

Convenzione per misurare la rappresentanza sindacale, contrasto al dumping salariale e passo verso il salario minimo?

Nel far partire la macchina organizzativa che stabilirà l’effettiva rappresentanza sindacale dei contratti collettivi, le parti coinvolte sottolineano l’importanza della convenzione per contrastare il dumping salariale, quella tendenza che porta verso il basso lo stipendio e le tutele di un lavoratore, e di cui si è parlato spesso nei mesi scorsi nella discussione su i pro e i contro del salario minimo.

Molti attori in campo, tra cui la stessa Confindustria, la individuano come tra le possibili conseguenze negative.

Un timore che, invece, non sembra toccare il nuovo ministro del Lavoro e delle Politiche sociali.

Nunzia Catalfo, infatti, ancora prima di entrare nella squadra di governo, ha dato il suo nome alla proposta di legge per l’introduzione di una retribuzione minima oraria e guarda alla convenzione sulla misurazione della rappresentanza sindacale come a un “primo fondamentale cambio di passo”.

“Una tappa importante per arrivare ad una legge sulla rappresentanza sindacale e sul salario minimo orario che valorizzi a pieno l’autorità salariale della contrattazione collettiva nazionale”.

Durante il suo intervento a Palazzo Wedekind a Roma, dove INPS, INAIL, Confindustria, CGIL, CISL, UIL si sono incontrati per la firma, ha commentato:

“Attraverso l’adozione di un sistema di misurazione e certificazione della rappresentatività sindacale, dotiamo il nostro ordinamento di uno strumento con il quale aggrediamo il fenomeno del dumping salariale, determinato dalla contrattazione “pirata” che negli anni ha contribuito a livellare verso il basso la vita di milioni di lavoratori.

Con la firma di questa convenzione è possibile completare il rinnovamento del sistema dando immediato effetto a quanto previsto, fra l’altro, dall’art. 3 del disegno di legge sull’istituzione del salario minimo. Tale disposizione prevede che, nei settori in cui vi è una pluralità di contratti collettivi nazionali applicabili, quello stipulato dalle organizzazioni sindacali e datoriali “comparativamente più rappresentative” sia il contratto “leader” ai fini della determinazione del salario”.

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