Colf e badanti, la famiglia diventa sostituto di imposta?

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Colf e badanti, la famiglia diventa sostituto di imposta? La novità potrebbe arrivare con la legge di bilancio 2020, e sarebbe una rivoluzione per il mondo del lavoro domestico. Gli indizi di questa innovazione sono nella nota di aggiornamento al DEF, l'idea nasce per contrastare l'evasione fiscale ma fa già molto discutere.

Colf e badanti, la famiglia diventa sostituto di imposta?

Colf e badanti, la famiglia diventa sostituto di imposta? La rivoluzione per il mondo del lavoro domestico potrebbe arrivare con la Legge di Bilancio 2020. Gli indizi che suggeriscono la possibile novità sono da rintracciare nella nota di aggiornamento al DEF, Documento di Economia e Finanza, in particolare nelle strategie immaginate per arginare l’evasione fiscale.

In Italia la maggior parte dei datori di lavoro si sostituiscono al contribuente nel rapporto con l’amministrazione finanziaria e quindi versano direttamente allo Stato alcune imposte, per questo vengono definiti sostituti di imposta.

Fino ad ora chi, invece, assume colf e badanti per essere supportato nella cura della casa non ricopre questo ruolo. L’idea che il sistema cambi fa già molto discutere e Assindatacolf, Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, chiede al MEF e al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali un tavolo di confronto sul tema.

Colf e badanti, la famiglia diventa sostituto di imposta?

Quasi un milione di lavoratori, pari all’8% circa dei lavoratori dipendenti italiani, svolge la sua attività nelle case italiane con un reddito medio iponibile di circa 5.100 euro.

A fornire questi dati è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, nella Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva del 2019, allegata alla nota di aggiornamento al DEF.

La lente di ingrandimento del governo si posa sul lavoro domestico in relazione alle stime di evasione fiscale che riguardano l’Irpef.

Nelle analisi del MEF il sistema di retribuzione di colf e badanti, nella sua impostazione attuale, è esposto a un forte rischio di evasione.

“La possibilità per il lavoratore di scegliere quante ore lavorare, e il pagamento ex post delle imposte rende i domestici simili ai lavoratori autonomi. Tuttavia, sia da un punto di vista contributivo che fiscale, i domestici sono considerati lavoratori dipendenti. In particolare, sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi e pagare l’IRPEF qualora il loro reddito complessivo sia superiore a 8.150 euro.

Tale previsione incentiva i domestici a lavorare un numero di ore tale da percepire un reddito complessivo immediatamente al di sotto della soglia degli 8.000 euro”.

Ma il dubbio è che i lavoratori domestici sotto la soglia degli 8.000 euro sia “eccessivo”, e quindi non veritiero.

D’altronde, a confermare la tendenza al nero diffusa nel settore è proprio Assindatacolf, associazione nazionale sindacale dei datori di lavoro domestico, che a fine luglio stimava la presenza di 1,2 milioni di badanti senza contratto.

Colf e badanti, la famiglia come sostituto di imposta per contrastare l’evasione fiscale

Una possibile soluzione per arginare il problema? Fare in modo che siano le famiglie a versare le imposte per colf e badanti, come accade per le altre categorie di lavoratori dipendente.

Sul punto l’associazione non ha dubbi: l’inversione di rotta porterebbe solo ad “incentivare il lavoro irregolare, nero e grigio”, come si legge nel comunicato stampa del 2 ottobre 2019.

Attualmente la famiglia non agisce come sostituto di imposta: quando paga il lavoratore non opera nessuna ritenuta di acconto e non rilascia la certificazione unica. Paga solo i contributi, che nel caso dei domestici assunti a per 40 ore a settimana possono arrivare a 180 euro al mese, o a un massimo di 250 euro per chi è convivente.

L’obbligo di versare le imposte, presentando la dichiarazione dei redditi l’anno successivo, spetta al lavoratore, che percepisce lo stipendio netto.

La descrizione dettagliata del sistema nella NaDEF si intitola “Tassazione e modifiche dei comportamenti: il caso dei domestici in Italia”.

E la modifica potrebbe essere proprio l’introduzione del nuovo ruolo di sostituto di imposta per le famiglie che si affidano a colf e badanti per la cura della casa, con l’incarico assumere il controllo delle relazioni con l’amministrazione finanziaria e di procedere al versamento delle imposte dovute dal lavoratore.

Ma sulla soluzione immaginata per arginare la parte di evasione fiscale che deriva dal lavoro domestico, Assindatacolf assume una linea dura:

“Sarebbe intollerabile fare ‘cassa’ a spese delle famiglie che già oggi, in mancanza di adeguate leve fiscali e di un welfare efficiente, sono costrette a farsi carico di tutto il peso dell’assistenza, anche e soprattutto economico. Un onere destinato a crescere qualora il datore di lavoro domestico fosse reso sostituto di imposta poiché, oltre al versamento contributivo e alla retribuzione netta concordata con il lavoratore, la famiglia dovrebbe farsi carico di versare anche l’Irpef per il proprio dipendente”.

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