Svolta in vista per procedura di infrazione aperta dall'UE contro l'Italia sulla questione dell’assegno unico. La prestazione potrà essere richiesta anche senza l’obbligo di residenza per 2 anni
Si allarga la platea di possibili beneficiari dell’assegno unico.
A due anni dalla procedura di infrazione avviata dall’UE il Governo apre ai cittadini e alle cittadine europee con famiglia in Italia con l’eliminazione del discusso requisito dei due anni di residenza nel Paese.
A prevedere la novità è un emendamento al testo di conversione in legge del decreto PNRR, approvato in Commissione Bilancio alla Camera.
Cosa cambierà se la misura dovesse essere approvata e chi potrà fare domanda?
Assegno unico anche senza il requisito della residenza: cosa cambia e chi può fare domanda
Cambiano le regole per l’assegno unico, la prestazione INPS per le famiglie con figli a carico.
Il Governo anticipa la sentenza della Corte di giustizia europea cambiando la norma che ha portato all’apertura della procedura di infrazione nel 2024.
Un emendamento presentato al testo di conversione in legge del decreto PNRR (n. 19/2026) e approvato in Commissione Bilancio alla Camera elimina l’attuale requisito che impone 2 anni di residenza nel Paese prima di poter ottenere il sostegno economico.
Se la modifica dovesse passare a poter fare domanda per l’assegno unico sarebbero anche i cittadini e le cittadine residenti in altri Paesi dell’Unione Europea.
La questione, ricordiamo in sintesi, si è aperta quasi tre anni fa, quando la Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia, ritenendo il requisito della residenza discriminatorio nei confronti dei cittadini e delle cittadine degli altri paesi UE in quanto in violazione delle norme europee in materia di coordinamento della sicurezza sociale e di libera circolazione dei lavoratori.
Il regolamento sul coordinamento della sicurezza sociale, infatti, vieta qualsiasi requisito di residenza ai fini del riconoscimento di prestazioni di sicurezza sociale, come appunto gli assegni familiari.
Proprio sulla base di queste motivazioni, la Commissione ha chiesto all’Italia di adeguarsi al diritto comunitario, altrimenti il caso sarebbe finito davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Da qui quindi la necessità di adeguarsi, nonostante la riluttanza da parte delle istituzioni a partire dalla Premier Meloni che da subito si era detta contraria, così evitare la possibile condanna da parte della Corte che potrebbe portare non solo all’eliminazione della norma ma anche all’obbligo di rimborso degli arretrati a chi è rimasto escluso.
Cosa prevede il nuovo emendamento approvato alla Camera?
Assegno unico: via il vincolo della residenza nel Paese
L’emendamento approvato elimina dunque il requisito dei 2 anni di residenza in Italia ai fini dell’assegno unico, aprendo pertanto a tutti i cittadini e le cittadine di Paesi UE con figli fiscalmente a carico secondo la normativa italiana.
Inoltre, non sarà più necessario il possesso del diritto di soggiorno o di soggiorno permanente, basterà la cittadinanza.
Di fatto si estende la portata dell’assegno, finora limitata ai soli figli residenti in Italia. Con la nuova modifica potrà ottenere l’AU per i figli anche chi arriva in Italia (da Paesi UE) per lavorare come dipendente o autonomo, risulta iscritto iscritto a una gestione previdenziale e versa i contributi obbligatori.
Per i cittadini e le cittadine provenienti da Paesi extra-UE, invece, le regole non cambiano, resta la necessità di un titolo di soggiorno qualificato, come il permesso di lungo periodo.
C’è però una modifica sostanziale rispetto a quanto previsto per i cittadini e le cittadine italiane che riguarda il calcolo del beneficio. In questi casi, infatti, l’assegno non viene riconosciuto per l’intero anno ma solamente per il numero di mesi in cui si è residenti, domiciliati o si lavora in Italia.
Quindi, in pratica, chi lavora in Italia solo per alcuni mesi dell’anno potrà ricevere l’assegno solo per tali periodi e non per l’intero anno.
La domanda deve essere presentata per la durata della prestazione lavorativa e, in ogni caso, deve essere rinnovata ogni anno dal 1° marzo.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Assegno unico anche senza la residenza: cosa cambia e chi può fare domanda