Invalidità: per chi aumenta l’assegno?

L'INPS pagherà l'assegno di invalidità integrato al minimo anche per chi è nel sistema contributivo. Si può fare domanda di riesame per le istanze respinte

Invalidità: per chi aumenta l'assegno?

Aumenti in arrivo per chi riceve l’assegno di invalidità e si trova nel sistema contributivo.

L’INPS recepisce la sentenza della Corte Costituzionale e aggiorna i criteri per il riconoscimento dell’assegno ordinario di invalidità integrato al minimo.

Anche lavoratori e lavoratrici appartenenti al sistema contributivo, quindi, potranno ottenere un assegno di importo maggiore.

L’integrazione al trattamento minimo dell’assegno ordinario di invalidità, pari a 611,85 euro per il 2026, è riconosciuta a partire dal 1° agosto 2025.

Chi si è visto respingere la domanda di integrazione in passato può presentare una richiesta di riesame e ottenere la maggiorazione.

Invalidità: per chi aumenta l’assegno?

L’assegno ordinario di invalidità deve essere integrato al minimo, anche quando viene liquidato con il sistema contributivo. Questo in sintesi il principio espresso dalla Corte Costituzionale e recepito dall’INPS con la circolare n. 20 del 2026.

Lo scorso luglio, infatti, la Consulta si era espressa sul tema ritenendo illegittima la riforma delle pensioni (cd riforma Dini, legge n. 335/1995), nella parte in cui escludeva la possibilità di integrazione al minimo per l’assegno di invalidità erogato nei confronti di lavoratori e lavoratrici che hanno iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996 (appunto quelli che si trovano all’interno del regime contributivo).

Con la circolare pubblicata ieri, condivisa con il Ministero del Lavoro, l’INPS recepisce la sentenza e fornisce le istruzioni operative in merito all’applicazione delle nuove disposizioni.

Prima di vedere come cambia l’assegno, è utile specificare in cosa consiste l’integrazione al minimo. Si tratta del meccanismo che incrementa l’importo del trattamento riconosciuto dall’INPS, in modo da garantire un importo minimo, pari a quello della pensione minima INPS. Per il 2026 tale valore è pari a 611,85 euro (era 603,40 euro nel 2025).

L’assegno, ricordiamo, è la prestazione economica erogata dall’INPS che viene riconosciuta alle persone con una capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo a causa di infermità fisica o mentale.

L’assegno è concesso sia ai dipendenti sia agli autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri) che agli iscritti alla Gestione Separata.

Oltre alla ridotta capacità lavorativa, per poter ottenere l’assegno è necessario aver maturato almeno 5 anni di contributi versati di cui 3 anni nel quinquennio precedente la data di domanda.

Per il diritto all’integrazione deve essere considerato anche il reddito, prima individuale e poi, se l’interessato è coniugato, anche quello di coppia, che non deve essere superiore a determinate soglie. I valori aggiornati sono stati forniti dall’INPS nella circolare n. 153/2025 con la rivalutazione delle pensioni al 2026.

Limiti di reddito annuo che escludono l’integrazione degli assegni di invalidità
AnnoPensionato soloPensionato coniugato
2025 Oltre 14.005,94 euro Oltre 21.008,91 euro
2026 Oltre 14.202,24 euro Oltre 21.303,36 euro

L’importo è calcolato sui contributi versati. Se di importo inferiore al trattamento minimo INPS può essere integrato a tale somma. Come stabilito dalla Consulta, questo accadrà anche per chi si trova nel sistema contributivo.

Come cambia l’assegno di invalidità?

Fino alla sentenza della Consulta, tale meccanismo era previsto per chi si trova nel sistema retributivo o in quello misto, ma non per chi, invece, è interamente nel contributivo. Si tratta, come detto, di chi ha versato i primi contributi dal 1° gennaio 1996.

Ora, a seguito della pubblicazione della sentenza n. 94/2025, possono essere integrati al trattamento minimo, sempre secondo le specifiche disposizioni in materia, anche gli assegni ordinari di invalidità liquidati, sia in regime nazionale che internazionale:

  • con il sistema contributivo, quindi in favore di chi ha versato contributi dal 1° gennaio 1996;
  • di chi ha optato per la liquidazione del trattamento pensionistico esclusivamente con le regole del sistema contributivo;
  • a carico della gestione separata, anche a seguito dell’esercizio della facoltà di computo.

Gli effetti della sentenza si hanno a partire dal mese successivo alla pubblicazione, quindi dal 1° agosto 2025. Pertanto, l’integrazione al trattamento minimo dell’assegno ordinario di invalidità liquidato con il sistema contributivo, al ricorrere dei requisiti richiesti, è riconosciuta a partire da tale data.

L’INPS precisa che è comunque necessaria la comunicazione dei redditi (per verificare che non superino il limite previsto), da dichiarare in via presuntiva. In mancanza di tale dato, gli interessati devono presentare la domanda di ricostituzione reddituale ai fini del ricalcolo della prestazione.

Sempre per effetto della sentenza, l’INPS provvederà a riesaminare secondo i nuovi criteri tutte le domande di integrazione al minimo inviate da luglio così come quelle già presentate. Lo stesso per i ricorsi.

Anche chi in passato si è visto negare la richiesta di integrazione al minimo può presentare una nuova domanda, a condizione che il diritto non sia stato negato con sentenza passata in giudicato.

Chi rientra in tali parametri, pertanto, si vedrà riconoscere un assegno di importo più alto, pari a 611,85 euro.

INPS - Circolare n. 20 del 25 febbraio 2026
Integrazione al trattamento minimo dell’assegno ordinario di invalidità liquidato con il sistema contributivo.

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