Arriva l’ultimatum della Corte Costituzionale per il pagamento del TFS ai dipendenti pubblici. La rateazione deve essere abolita entro gennaio 2027
Si sblocca lo stallo sulle modalità di pagamento del trattamento di fine servizio (TFS) dei dipendenti pubblici.
La Corte Costituzionale ha imposto al legislatore il termine del 14 gennaio 2027 per prevedere la graduale eliminazione del differimento e della rateazione dell’erogazione.
Ad oggi, infatti, il TFS viene pagato agli interessati non prima di 9 mesi dall’uscita, con la sola eccezione di invalidi e inabili.
L’intervento sarà inserito con ogni probabilità nella prossima Legge di Bilancio, ma per vedere operative le novità ci vorrà più tempo.
TFS statali: stop al pagamento a rate entro il 2027
Il meccanismo che attualmente prevede un allungamento dei tempi per il pagamento del TFS ai dipendenti pubblici deve essere eliminato.
A dare l’ultimatum al Governo è la Corte Costituzionale che, nell’ordinanza n. 25 del 5 marzo, ha ordinato al legislatore di eliminare gradualmente la dilazione del trattamento di fine servizio, evidenziando però la necessità di procedere entro gennaio 2027, dato l’elevato impatto finanziario di un intervento immediato.
Una svolta decisiva, quindi, per gli statali che lasciano il lavoro: il TFS potrebbe arrivare in tempi brevi e soprattutto in un’unica soluzione.
Ad oggi, infatti, ai dipendenti pubblici è richiesta un’attesa anche pluriennale prima di poter vedere il trattamento di fine servizio. È l’effetto delle regole introdotte nel 2010, quando furono introdotte restrizioni per limitare la crisi del debito pubblico.
Gli statali, con l’unica eccezione di inabili e invalidi, non vedono il TFS prima di 9 mesi dall’uscita. E questo solo per la prima rata, che non può superare i 50.000 euro. Per gli importi più alti c’è da attendere un altro anno. Sono tre gli anni e le rate per chi ha diritto a trattamenti di valore maggiore.
I mesi erano 12 prima dell’intervento della Legge di Bilancio 2026 che ha ridotto l’attesa. Un intervento però ritenuto insufficiente dalla Consulta e non idoneo a superare i vizi di legittimità.
Come già precisato dalla Corte prima nel 2019 e poi nel 2023, questa attesa non può essere tollerata in quanto il trattamento di fine rapporto o di fine servizio è una forma di retribuzione differita, e in quanto tale è tutelata dall’articolo 36 della Costituzione.
Stop al TFR a rate: c’è tempo fino al 14 gennaio 2027 per una nuova legge
Con la sentenza del 5 marzo, però, i giudici non si sono limitati a lanciare un monito come nelle scorse occasioni ma hanno imposto un’ultimatum.
Entro il prossimo gennaio deve essere prevista per legge una soluzione, come detto graduale. Non può essere immediata in quanto un’eliminazione istantanea della dilazione graverebbe eccessivamente sui conti pubblici. Secondo i calcoli dell’INPS si aprirebbe un buco di oltre 15 miliardi di euro.
La Corte ha rinviato, dunque, al 14 gennaio 2027 la nuova udienza sulle questioni di legittimità costituzionale nella quale sarà valutato l’eventuale intervento di riforma che pianifichi l’eliminazione graduale dei meccanismi dilatori in questione.
Si concede dunque del tempo per pensare ad un intervento che possa soddisfare le richieste e al contempo evitare di gravare sulle finanze pubbliche. Intervento che, con ogni probabilità, sarà inserito nella prossima Legge di Bilancio.
In caso contrario si rischia un buco nel bilancio di oltre 15 miliardi dato che la Corte nell’udienza di gennaio disporrebbe l’immediata eliminazione della norma che prevede l’erogazione dilazionata, rendendo quindi immediatamente esigibili i trattamenti.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: TFS statali: stop al pagamento a rate entro il 2027