La PA paga più velocemente, ma i debiti con le imprese crescono comunque

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Pubblica Amministrazione, si riducono i tempi per i pagamenti, ma crescono i debiti con le imprese. La denuncia arriva da uno studio della CGIA che elabora i dati Eurostat. Nel 2020 il debito commerciale di parte corrente sarebbe arrivato al 3,1 per cento del PIL.

La PA paga più velocemente, ma i debiti con le imprese crescono comunque

Pagamenti della Pubblica Amministrazione più veloci, ma nonostante ciò cresce Il debito commerciale.

Ad affermarlo è l’ufficio studi della CGIA di Mestre in base a una propria elaborazione dei dati Eurostat di aprile 2021 e relativi al 2020.

A detta dell’organizzazione di categoria veneta, infatti, secondo gli stessi dati presentati la scorsa settimana dal MEF il complesso delle amministrazioni pubbliche nel 2020 avrebbe ricevuto fatture per un importo di 152,7 miliardi di euro, ma ne avrebbe pagate 142,7, incrementando così lo stock del debito di 10 miliardi di euro.

Cerchiamo di capire le cause di questo paradosso.

Pubblica Amministrazione: pagamenti più veloci, ma debiti commerciali crescenti

La scorsa settimana il Ministero dell’economia e delle finanze aveva diffuso un report ottimistico sull’andamento dei pagamenti dei debiti commerciali delle amministrazioni con le imprese: il tempo medio ponderato per saldare le fatture nel 2020 è stato pari a 45 giorni con un anticipo di 3 giorni rispetto alla scadenza.

Quindi, l’analisi dell’ufficio studi di CGIA rappresenta per certi versi una risposta in contraltare proprio allo studio del Ministero dell’Economia.

Cosa ci dice CGIA?

In sintesi, l’organizzazione di categoria veneta delle piccole imprese e degli artigiani, pur riconoscendo la riduzione della tempistica, segnala che alcuni pagamenti non vengono eseguiti, finendo per accumularsi con quelli degli anni precedenti.

Così nel 2020 il debito commerciale di parte corrente arriva a rappresentare il 3,1 per cento del PIL italiano. Un dato che ci pone in testa alla classifica negativa delle pubbliche amministrazioni debitrici in Europa con un stock di 51,9 miliardi di euro, ancora in crescita sui 48,9 del 2019.

Peraltro, a detta di CGIA questo dato costituisce un’eccezione a livello continentale perché, mentre nel 2020 negli altri paesi i debiti commerciali di parte corrente sarebbero scesi, da noi sono aumentati del 6 per cento rispetto al 2019, con un incremento assoluto di 3 miliardi di euro.

Il duello tra CGIA e MEF e le performance negative della Pubblica Amministrazione

L’analisi di CGIA è parte delle analisi che l’organizzazione conduce sulle pessime performance raggiunte dalle pubbliche amministrazioni in Italia rispetto agli standard qualitativi degli altri paesi europei.

I dati denunciati dall’associazione veneta non possono certamente essere negati, ma andrebbero contestualizzati rispetto a una situazione della Pubblica Amministrazione italiana da anni sottodimensionata e con un personale mediamente in età avanzata al contrario proprio degli altri paesi “Vecchio Continente”, interni ed esterni all’Unione Europea.

Va comunque registrato che lo stato dell’arte dei pagamenti dei debiti è abbastanza differenziato tra le varie amministrazioni come riconosce la stessa CGIA.

Così, se nel settore delle costruzioni la situazione è particolarmente negativa, in relazione alle lungaggini dovute alla complessità delle procedure di controllo da parte della stazione appaltante della corrispondenza tra quanto previsto nel capitolato e quanto realmente eseguito, il comparto sanitario e gli enti nazionali pagano con maggiore celerità, con un tempo medio di 28 giorni, in anticipo di 2 sul termine previsto dalla normativa.

Tra questi enti citiamo ad esempio: Banca d’Italia, Cassa Depositi e Prestiti, Camere di Commercio, Monopoli di Stato e università.

Certamente così non è, invece, per le amministrazioni statali (pagamenti medi successivi a 55 giorni), per gli enti locali più piccoli (comuni e comunità montane pagano dopo 50 giorni), mentre regioni e provincie autonome superano di poco il limite legale di 30 giorni.

Dati, questi ultimi, che potrebbero mettere in relazione i pessimi risultati con gli organici deficitari degli enti locali che negli ultimi 12 anni hanno perso addirittura il 25 per cento del personale a loro disposizione.

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