ISEE: DSU in calo per la prima volta dal 2015

Francesco Rodorigo - Leggi e prassi

Nel 2024 il numero di DSU a fini ISEE si è ridotto per la prima volta dopo anni di crescita. I dati nel rapporto del Ministero del Lavoro

ISEE: DSU in calo per la prima volta dal 2015

Nel 2024 sono state presentate 10,8 milioni di DSU a fini ISEE, 500.000 in meno rispetto al 2023.

Un calo del 4,3 per cento che ha impattato in primis i nuclei familiari (-3,1 per cento) e poi le singole persone (-1,8 per cento).

La riduzione è generalizzata su tutto il territorio italiano, ma particolarmente consistente nelle aree del Mezzogiorno.

È qui che le condizioni economiche di fragilità dei richiedenti prestazioni sociali agevolate sono molto più accentuate: l’ISEE medio al Nord supera i 16.000 euro mentre al Sud non raggiunge i 12.000 euro.

Questi alcuni dei dati salienti del Rapporto di monitoraggio sull’ISEE relativo al 2024, elaborato dal Ministero del Lavoro.

ISEE, DSU in calo per la prima volta dal 2015: colpa dell’assegno di inclusione?

Il rapporto annuale relativo all’anno 2024 restituisce la fotografia sull’utilizzo dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) con cui si misurano le condizioni economiche di cittadini e famiglie ai fini dell’accesso alle prestazioni sociali agevolate, dall’assegno unico al bonus nido.

A balzare subito agli occhi nell’ultima pubblicazione del Ministero sono i dati relativi al numero di DSU a fini ISEE presentati.

Dal 2015, anno della riforma, i numeri sono sempre stati in crescita, almeno fino ad ora. Dal 2024, infatti, si registra una flessione del numero di DSU presentate rispetto all’anno precedente.

Nel 2024 sono state presentate 10,8 milioni di DSU. La differenza sul 2023 non è indifferente: circa mezzo milione di dichiarazioni in meno, per un calo del 4,3 per cento.

La riduzione nel numero di DSU si nota in particolare sui nuclei familiari distinti (quelli che hanno presentato almeno una DSU nel corso dell’anno) e sulle singole persone, i quali mostrano rispettivamente un calo del 3,1 per cento e dell’1,8 per cento.

Segno, si legge nel rapporto, che da un lato diminuiscono le duplicazioni di DSU all’interno delle famiglie, dall’altro che la flessione riguarda soprattutto famiglie di piccole dimensioni.

Dal 2015, come detto, il numero di DSU a fini ISEE è aumentato costantemente con picchi nel 2019, in occasione dell’introduzione del reddito di cittadinanza (+20 per cento sia nel 2019 che nel 2020), e nel 2022 quando è stato introdotto l’assegno unico per i figli a carico (+19 per cento nel 2022).

L’ISEE, infatti, è necessario per accedere alla maggior parte delle prestazioni sociali e delle agevolazioni previste dalla normativa italiana, dal bonus nido all’assegno di inclusione.

Tra le spiegazioni al calo del numero di DSU presentate nel 2024, spiega il Ministero, c’è anche l’abrogazione del reddito, sostituito dall’assegno di inclusione (ADI) e dal supporto per la formazione e per il lavoro (SFL). L’accesso alle nuove prestazioni, infatti, è riservato ad una platea di beneficiari ridotta rispetto a quella del vecchio RdC.

Nel 2023 i nuclei familiari beneficiari di RdC erano 1,3 milioni (per circa 2,8 milioni di persone). Nel 2024, invece, le famiglie che beneficiano dell’ADI sono 768.000 (per 1,8 milioni di persone) a cui si aggiungono 132.000 beneficiari del SFL.

Un minor numero di possibili beneficiari ha significato dunque, un minore numero di DSU a fini ISEE presentati, anche se così facendo gli esclusi dall’ADI e dal SFL si sarebbero preclusi anche l’accesso ad altre agevolazioni previste dalla normativa.

ISEE: si allarga il divario Nord-Sud

Il rapporto del Ministero del Lavoro analizza anche i valori delle DSU a fini ISEE presentate nel 2024. I numeri evidenziano il calo degli ISEE nulli (che passano dal 4,3 per cento del totale al 3,9 per cento) e di quelli bassi, fino a 9.000 euro che scendono dal 42,6 per cento al 39,0 per cento.

Di riflesso aumenta il valore medio e mediano dell’ISEE che crescono entrambi di circa 1.000 euro, attestandosi rispettivamente a 15.138 e 11.921 euro.

Di contro, però, il Mezzogiorno si conferma l’area dove le condizioni economiche di fragilità dei richiedenti prestazioni sociali agevolate sono molto più accentuate rispetto al resto del Paese.

L’ISEE medio al Nord supera i 16.000 euro, al Centro si attesta sui 15.000 euro mentre nel Mezzogiorno non raggiunge i 12.000 euro. Il 51,8 per cento della popolazione ISEE nel Mezzogiorno presenta un ISEE inferiore ai 10.000 euro, contro il 36,1 per cento al Centro-Nord.

Per quanto riguarda le caratteristiche socioeconomiche, le famiglie con ISEE si distinguono, rispetto al complesso delle famiglie italiane per:

  • una maggiore ampiezza (hanno in media 2,8 componenti anziché 2,2);
  • la maggiore presenza di componenti minorenni;
  • la maggiore presenza di componenti con cittadinanza estera.

Per quel che riguarda le condizioni occupazionali, il report mostra che, tra le famiglie ISEE con persone in età da lavoro, nel 27,5 per cento di casi nessuno lavora (era il 28,7 nel 2023). Un valore che si conferma ben al di sopra di quello relativo al complesso delle famiglie residenti, pari al 17 per cento.

Infine, dal punto di vista del possesso di beni immobili, le famiglie con ISEE sono molto meno frequentemente proprietarie dell’abitazione (prima casa) rispetto alla popolazione complessiva: una su due vive in un’abitazione di proprietà, a fronte di tre su quattro delle famiglie in generale.

Ministero del Lavoro - Rapporto ISEE 2024
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