Reddito di cittadinanza, pagamento del sussidio e ricerca del lavoro da rivedere per il 38 per cento di lettrici e lettori

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Reddito di cittadinanza, da rivedere pagamento del sussidio e ricerca del lavoro per il 38 per cento di lettrici e lettori. I partecipanti al sondaggio condotto dalla redazione di Informazione fiscale sono per una vera e propria riforma dello strumento introdotto nel 2019. Rivedere il sistema è tra le intenzioni del nuovo Governo Meloni.

Reddito di cittadinanza, pagamento del sussidio e ricerca del lavoro da rivedere per il 38 per cento di lettrici e lettori

Reddito di cittadinanza: per il 38 per cento di lettrici e lettori sono da rivedere sia le regole alla base del pagamento del sussidio che quelle sulla ricerca del lavoro. La percentuale di chi sostiene la necessità di una riforma del sistema su cui poggia lo strumento di protezione sociale introdotto nel 2019 sale al 50 per cento se si considerano anche tutti coloro che vorrebbero dividere le due anime: sostegno economico e politiche attive.

I partecipanti al sondaggio condotto dalla redazione di Informazione fiscale sono per una revisione totale: modificare l’assetto del reddito di cittadinanza è anche tra le intenzioni del nuovo Governo Meloni. E l’ipotesi più acclarata è che si intervenga proprio sulla parte di reinserimento lavorativo dei beneficiari e delle beneficiarie.

Reddito di cittadinanza, sistema di pagamento del sussidio e ricerca del lavoro promosso da una minoranza

Solo il 21 per cento dei lettori promuove senza riserve il reddito di cittadinanza, lo strumento di sostegno per i nuclei familiari che si trovano in una condizione di difficoltà economica introdotto nel 2019 durante la prima presidenza del Consiglio di Giuseppe Conte.

“Abbiamo abolito la povertà”: con queste parole, oggetto poi di pentimento, l’allora Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Luigi Di Maio annunciava l’inizio del percorso di approvazione della misura che poi ha trovato spazio nel DL n. 4 del 2019.

Così, ovviamente, non è stato. Il reddito di cittadinanza, infatti, nasce e vive proprio in funzione alla povertà che continua ad esistere e nel frattempo, anche a causa dell’emergenze che hanno travolto le economie mondiali, è cresciuta.

Nel periodo delle restrizioni Covid lo strumento di sostegno introdotto in tempo di pace ha rappresentato un salvagente per molte famiglie.

Sulla carta i single che vivono in affitto possono ottenere fino 780 euro al mese, per le famiglie l’importo va moltiplicato per la scala di equivalenza che tiene conto della numerosità e della composizione dei nuclei familiari.

I dati dell’Osservatorio INPS indicano una cifra media che va da un minimo di 454 euro per i nuclei costituiti da una sola persona a un massimo di 736 euro per le famiglie con cinque componenti.

Nonostante una percentuale importante di lettori, il 29 per cento, propenda per l’abolizione non c’è dubbio che il reddito di cittadinanza rappresenti la risposta a un bisogno diffuso: i beneficiari e le beneficiarie sono 2,45 milioni se si considerano anche coloro che lo ricevono sotto forma di pensione.

Reddito di cittadinanza, da rivedere pagamento del sussidio e ricerca del lavoro per il 38 per cento di lettrici e lettori

La necessità di garantire il pagamento mensile come sostegno economico a chi è in difficoltà difficilmente potrà essere messa in discussione: sul punto è d’accordo anche la neo premier Giorgia Meloni che nelle dichiarazioni programmatiche del 25 ottobre 2022 ha sottolineato:

“Vogliamo mantenere e, laddove possibile, aumentare il doveroso sostegno economico per i soggetti effettivamente fragili non in condizioni di lavorare: penso ai pensionati in difficoltà, agli invalidi a cui va aumentato in ogni modo il grado di tutela, e anche a chi privo di reddito ha figli minori di cui farsi carico. A loro non sarà negato il doveroso aiuto dello Stato”.

Più controverso, da sempre, è il territorio in cui il incontra il sussidio incontra la ricerca del lavoro.

“Per chi è in grado di lavorare, la soluzione non può essere il reddito di cittadinanza, ma il lavoro, la formazione e l’accompagnamento al lavoro, anche sfruttando appieno le risorse e le possibilità messe a disposizione dal Fondo sociale europeo. Perché per come è stato pensato e realizzato, il rdc ha rappresentato una sconfitta per chi era in grado di fare la sua parte per l’Italia, oltre che per se stesso e per la sua famiglia”.

In estrema sintesi, i cittadini e le cittadine che appartengono ai nuclei familiari beneficiari del reddito di cittadinanza potenzialmente occupabili per continuare a ricevere il pagamento mensile delle somme devono sottoscrivere un Patto per il Lavoro che segna l’inizio di un percorso di reinserimento lavorativo intrapreso insieme ai Centri per l’Impiego.

Ed è in questa cosiddetta fase due che il sistema del reddito di cittadinanza traballa da sempre. I dati sull’inserimento lavorativo scarseggiano: nel report ANPAL pubblicato a fine 2021, dopo più di due anni di vita della misura, solo circa 550 mila avevano attivato un nuovo rapporto di lavoro dopo aver avuto accesso al beneficio economico.

Il 12 per cento dei lettori e delle lettrici di Informazione fiscale che hanno partecipato al sondaggio condotto sul tema, infatti, propende per una netta separazione delle due anime: le politiche attive e lo strumento di sostegno economico dovrebbero seguire due strade diverse. Per il 38 per cento, invece, possono continuare a camminare insieme ma c’è bisogno su entrambi i fronti di un cambiamento.

Nel complesso, quindi, il 50 per cento dei partecipanti è d’accordo su una riforma del reddito di cittadinanza che, stando alle dichiarazioni di Meloni, arriverà e toccherà proprio il lavoro.

Reddito di cittadinanza verso la riforma: qual è il contesto di partenza?

Una mini riforma del reddito di cittadinanza in questo senso è già arrivata con la Legge di Bilancio 2022.

In principio era possibile scartare due offerte su tre prima di arrivare alla revoca del beneficio, da quest’anno il pagamento si interrompe al secondo rifiuto e la congruità con cui si valuta l’opportunità lavorativa segue nuovi parametri.

Inoltre in presenza di particolari condizioni gli assegni superiori a 300 euro si riducono di 5 euro per ogni mensilità a partire dal primo rifiuto.

Maggiore rigidità è stata introdotta anche nei rapporti con i CPI: il diritto al sussidio decade anche bel caso in cui il beneficiario non si presenti almeno una volta al mese per la verifica delle attività svolte.

Stando alle dichiarazioni di Meloni, le principali modifiche dovrebbero riguardare proprio i cosiddetti soggetti occupabili. Come emerge nel report pubblicato da ANPAL a ottobre 2022 che analizza la platea di beneficiari e beneficiarie al 30 giugno 2022, le persone che hanno sottoscritto il Patto per il Lavoro e che in teoria sarebbero pronte per tornare a lavorare sono circa 660 mila.

Ma per orientare in una nuova direzione il reddito di cittadinanza non si può non tener conto di alcune condizioni.

Prima fra tutte la distanza tra i beneficiari del reddito di cittadinanza e il mondo del lavoro: sempre nel report pubblicato a fine 2021, ANPAL segnala che più della metà di coloro che sono stati indirizzate ai servizi per il lavoro non ha avuto alcuna esperienza lavorativa nei tre anni precedenti e in un quarto dei casi si tratta di disoccupati di lunga durata.

Tra i beneficiari del reddito di cittadinanza ci sono anche 172.868 occupati, il 53 per cento ha un contratto a tempo indeterminato: nonostante il lavoro, restano in una condizione di povertà.

Infine, ma fondamentale, non si può non tener conto di un altro dato: secondo il policy brief dell’INAPP, presentato al Festival del Lavoro il 23 giugno 2022, solo poco più del 4 per cento di tutti gli utenti dei Centri per l’Impiego, non solo beneficiari del reddito di cittadinanza, riescono a trovare un’occupazione tramite questo canale.

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