Pro e contro del reddito di cittadinanza: focus sui dati dei primi tre anni

Giuseppe Guarasci - Leggi e prassi

Reddito di cittadinanza, a tre anni dalla sua introduzione i dati del XXI rapporto annuale dell'INPS forniscono un bilancio complessivo. Quasi 5 milioni le persone coinvolte per una spesa di circa 23 miliardi di euro. Dopo le elezioni politiche del 25 settembre il destino della misura resta incerto, probabilmente si opterà per una riforma. Al centro il ruolo chiave dei centri per l'impiego per favorire l'ingresso nel mondo del lavoro dei beneficiari.

Pro e contro del reddito di cittadinanza: focus sui dati dei primi tre anni

Il reddito di cittadinanza funziona davvero? A tre anni dalla sua introduzione i dati dell’INPS forniscono un bilancio complessivo.

In questi 36 mesi la sua applicazione ha raggiunto 2,2 milioni di nuclei familiari, coinvolgendo 4,8 milioni di persone per un’erogazione totale di quasi 23 miliardi di euro. Sono questi i dati evidenziati nel XXI rapporto annuale dell’INPS, presentato lo scorso luglio.

L’importo medio per il mese di agosto 2022 è di 580 euro, ma varia sensibilmente a seconda del numero dei componenti del nucleo familiare.

Il futuro del reddito di cittadinanza è stato uno dei temi centrali della campagna elettorale per le elezioni politiche del 25 settembre 2022 e con la vittoria della coalizione di centrodestra una possibile abolizione del sussidio appare più concreta.

Quello che è certo è che le tante risorse impegnate non hanno portato ai risultati sperati e i beneficiari non sono stati aiutati a sufficienza per quanto riguarda l’inserimento nel mondo del lavoro.

Se l’intenzione sarà quella di mantenerlo, serviranno interventi importanti in questo senso.

Il reddito di cittadinanza funziona? Nei dati INPS un bilancio a 3 anni dall’introduzione

Il reddito di cittadinanza è una delle misure più discusse degli ultimi anni.

Si tratta del sussidio economico erogato in favore di famiglie e lavoratori che si trovano in uno stato di povertà o difficoltà economica e introdotto su proposta del Movimento 5 Stelle nel 2019.

Per ricevere il sostegno è necessario essere in possesso di specifici requisiti e i beneficiari sono tenuti a sottoscrivere il patto di servizio, una serie di accordi che delineano un percorso di reinserimento nel mondo del lavoro presso i Centri per l’impiego.

L’aspetto più controverso della misura risiede proprio nei risultati ottenuti dai CPI al netto delle risorse impiegate, che trovano lavoro solamente ad una fetta ridotta di percettori.

A tre anni dall’implementazione del reddito di cittadinanza, l’INPS, che gestisce l’erogazione del sostegno, ha diffuso una serie di dati con il XXI rapporto annuale pubblicato lo scorso luglio.

Nei primi 36 mesi di applicazione (aprile 2019-aprile 2022) la misura ha toccato 2,2 milioni di nuclei familiari, coinvolgendo quasi 5 milioni di persone, per un’erogazione totale di circa 23 miliardi di euro.

Reddito e Pensione di Cittadinanza. Principali indicatori. Anni 2019-2022

L’importo medio mensile di agosto 2022, come mostrato nell’Osservatorio sul reddito di cittadinanza pubblicato dall’Istituto il 27 settembre, è di 580 euro.

L’importo varia sensibilmente a seconda del numero dei componenti del nucleo, da 453 euro per una singola persona a 734 euro per le famiglie con cinque componenti. Solo ad agosto sono state 2,3 milioni le persone coinvolte.

Come si legge nel rapporto, le caratteristiche dei nuclei beneficiari si sono stabilizzate nel tempo, confermando che il totale dei percettori è composto per due terzi da persone che non hanno mai lavorato, minori, over 65 e disabili.

Ma soprattutto, solamente il 33 per cento dei percettori in età lavorativa ha lavorato nel 2018/2019.

Dall’analisi, emerge, però, anche il fatto che i percettori “stabili” del RdC che lavorano sono impiegati in circa il 60 per cento dei casi, con contratti a termine e a tempo parziale. In questi casi è proprio grazie alla presenza del sussidio che la maggior parte dei cosiddetti lavoratori poveri riesce a rimanere sul mercato del lavoro e ad ottenere un guadagno che permette loro di sopravvivere.

In senso generale, quindi, il Reddito di Cittadinanza funziona come strumento di assistenza contro la povertà nei confronti di chi non può lavorare per condizioni soggettive ed oggettive; non funziona bene, invece, come strumento di politica attiva e di stimolo all’occupazione.

Il problema è proprio la ricerca dell’impiego e l’inserimento efficace nel mondo del lavoro.

I CPI nonostante le risorse impiegate (si guardi ad esempio ai navigator) non sono riusciti a raccogliere la sfida. Secondo i dati INAPP, questi trovano lavoro solamente al 4 per cento dei presi in carico, senza considerare unicamente i percettori del reddito.

Reddito di cittadinanza: dopo le elezioni il futuro della misura resta incerto

A circa tre anni dalla sua introduzione è ancora molto acceso il dibattito tra i sostenitori della misura che la ritengono fondamentale per la lotta contro la povertà e i suoi oppositori che vorrebbero rivisitarla o addirittura eliminarla.

Quest’ultima è la posizione di Fratelli d’Italia, partito guidato da Giorgia Meloni, vincitore indiscusso delle elezioni politiche del 25 settembre 2022 con la coalizione di centrodestra.

L’abolizione del reddito di cittadinanza, sebbene appaia improbabile, vista la grande platea di beneficiari interessata, è già un tema concreto. A dimostrarlo le dichiarazioni del capogruppo FdI Francesco Lollobrigida rilasciate al quotidiano Il Messaggero in un’intervista del 28 settembre: stando alle sue parole, si starebbe già pensando all’eliminazione per inserire nuove misure di sostegno per chi non può lavorare.

Ma la soluzione intermedia potrebbe essere quella di una riforma.

Per modi e tempi naturalmente si dovrà attendere le eventuali decisioni del prossimo Governo.

Una riforma in ogni caso non potrà limitarsi all’importo del beneficio e ai requisiti d’accesso ma dovrà riguardare anche il ruolo dei centri per l’impiego nel collocare i beneficiari e il potenziamento delle politiche attive.

Reddito di cittadinanza, la chiave è facilitare il collocamento lavorativo dei beneficiari

Il rafforzamento di politiche attive, dei Centri per l’impiego e della formazione professionale è uno dei punti chiave che individua l’INPS nella sua relazione.

Interventi in questo senso potrebbero portare alla soluzione cercata finora per riuscire a mantenere in vita la misura ed effettivamente aiutare i percettori ad inserirsi nel mondo del lavoro.

Guardando i risultati ottenuti recentemente dal Programma GOL, che non si rivolge ai soli percettori del reddito di cittadinanza, ma a tutti i beneficiari di ammortizzatori sociali o altri sostegni al reddito, i lavoratori fragili e i disoccupati, sembrerebbe che ci si stia muovendo nella direzione giusta.

Del suo debutto, infatti, sono stati attivati quasi 200.000 percorsi per facilitare l’inserimento dei beneficiari nel mondo del lavoro, in anticipo sull’obiettivo europeo e in linea con la riforma delle politiche attive prevista dal PNRR.

Buona parte del successo del Programma deriva dall’elevata personalizzazione dei percorsi dedicati ai beneficiari.

Un potenziamento degli interventi in questa direzione potrebbe portare ad una maggiore probabilità di inserimento dei beneficiari nel mondo del lavoro, consentendo di mantenere attiva la misura del reddito di cittadinanza.

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