Prescrizione contributi INPDAP, l’INPS chiarisce: ecco cosa succede dal 1° gennaio 2019

Anna Maria D’Andrea - Leggi e prassi

Dipendenti pubblici, prescrizione contributi INPDAP: a chiarire cosa succede dal 1° gennaio 2019 è l'INPS che con il comunicato stampa del 13 agosto smentisce che saranno persi dopo il 31 dicembre 2018.

Prescrizione contributi INPDAP, l'INPS chiarisce: ecco cosa succede dal 1° gennaio 2019

Nuovi chiarimenti per i dipendenti statali sulla prescrizione dei contributi ex INPDAP: è l’INPS a fare chiarezza, con il comunicato stampa pubblicato il 13 agosto 2018

Nello specifico, il comunicato stampa pubblicato dall’INPS specifica che i contributi dei dipendenti statali iscritti alle gestioni pubbliche non cadranno in prescrizione il 31 dicembre 2018 e potranno essere recuperati anche dopo il 1° gennaio 2019.

Il problema della prescrizione dei periodi assicurativi maturati prima della soppressione dell’ex Inpdap, avvenuta nel 2012, e non ancora trasferiti all’INPS era stato sollevato negli scorsi mesi da numerose fonti di stampa online.

Una confusione causata dall’interpretazione errata di quanto contenuto nella circolare pubblicata dall’INPS alla fine del 2017; tuttavia sono stati segnalati diversi casi in cui gli stessi uffici dell’Istituto hanno confermato che i contributi persi nel passaggio da INPDAP a INPS non recuperati entro il 31 dicembre 2018 sarebbero caduti in prescrizione.

Ora, tuttavia, i dipendenti statali iscritti alle gestioni pubbliche potranno tirare un respiro di sollievo.

Prescrizione contributi INPDAP, l’INPS chiarisce: ecco cosa succede dal 1° gennaio 2019

I contributi dei dipendenti pubblici iscritti all’ex INPDAP e confluiti all’INPS dal 2012 non andranno in prescrizione dal 31 dicembre 2018.

Come chiarito dall’Istituto nel comunicato stampa del 13 agosto 2018, la posizione assicurativa potrà essere sistemata anche dopo il 1° gennaio 2018. L’INPS, smentendo la notizia che i contributi non recuperati entro l’anno sarebbero stati definitivamente persi, chiarisce che dal 2019 cambia soltanto la conseguenza del mancato pagamento contributivo accertato dall’Istituto.

Dal 1° gennaio 2019 sarà l’Amministrazione-datrice di lavoro degli statali a non avere più la possibilità di regolarizzare i versamenti mancanti, possibilità concessa fino al 31 dicembre 2018, ma sarà obbligata a sostenere l’onere del trattamento in quiescenza riferito ai periodi di servizio per i quali è intervenuta la prescrizione quinquennale.

Prescrizione contributi dipendenti pubblici, cosa succede dopo il 31 dicembre 2018

L’INPS continua precisando che il 31 dicembre 2018 non dovrà essere considerato come il termine di scadenza per richiedere la variazione della propria posizione assicurativa ma come il termine ultimo per continuare ad applicare la precedente prassi consolidata nella Gestione dell’ex INPDAP che individuava la data di accertamento del diritto alla contribuzione di previdenza ed assistenza come giorno dal quale inizia a decorrere il termine di prescrizione.

I lavoratori pubblici possono, anche successivamente al 31 dicembre 2018, presentare richiesta di variazione della posizione assicurativa.

Quello che cambia dal 1° gennaio 2019 sono invece gli effetti a carico dei datori di lavoro pubblici: in caso di prescrizione dei contributi, dovranno versare l’importo della rendita vitalizia mentre il periodo alimenta il conto assicurativo e viene reso disponibile alle prestazioni (in pratica sarà possibile beneficiare dei trattamenti pensionistici INPS).

Prescrizione contributi, gli insegnanti rischiano di pagare il riscatto

Gli unici lavoratori che potrebbero essere penalizzati dal termine di prescrizione del 31 dicembre 2018 potrebbero essere i dipendenti statali iscritti alla CPI, la Cassa Pensioni per gli insegnanti.

Si tratta nello specifico di insegnati di scuole primarie paritarie, pubbliche e private, gli insegnanti degli asili eretti in enti morali e delle scuole dell’infanzia comunali.

In tal caso, il datore di lavoro pubblico può e non deve obbligatoriamente sostenere l’onere della rendita vitalizia. Nel caso di mancato versamento, sarà il lavoratore a dover pagare per riscattare i contributi versati e caduti in prescrizione dal 1° gennaio 2019.

Proprio per questo e anche per verificare la propria posizione assicurativa, i dipendenti pubblici possono accedere tramite PIN al proprio estratto conto per verificarne la correttezza.

In caso di contributi mancanti è possibile chiedere la variazione RVPA, istanza per la quale non è previsto alcun termine perentorio di scadenza.