Omesso versamento iva a favore degli stipendi: per la Cassazione è reato

Carla Mele - IVA

L'ultima sentenza della Cassazione 43546 depositata il 2 ottobre 2018 ribadisce che l'omesso versamento dell'Iva é reato: se l'imprenditore in crisi finanziaria ha disponibilità economica deve dare priorità al pagamento dell'imposta piuttosto che degli stipendi ai dipendenti

Omesso versamento iva a favore degli stipendi: per la Cassazione è reato

Un imprenditore in difficoltà economiche deve dare priorità al pagamento delle imposte o a quello degli stipendi ai dipendenti?

L’annosa questione è stata più volte valutata dai giudici dell Suprema Corte i quali, appellandosi al diritto Costituzionale “di tutela del lavoro e della conseguente retribuzione”, si sono schierati in passato dalla parte del lavoratore e dell’imprenditore in crisi.

L’ultima sentenza della Cassazione invece pende a favore del Fisco: l’omesso versamento IVA è un reato a meno che l’imprenditore, che non ha versato quanto dovuto all’Erario, dimostri che l’inadempimento derivi da una situazione di difficoltà finanziaria, legata a cause di forza maggiore, quali ad esempio la crisi d’impresa, che non può fronteggiare se non ricorrendo al fallimento.

Omesso versamento Iva a favore degli stipendi: il caso

La Suprema Corte esclude la possibilità che l’imprenditore in crisi di liquidità paghi in antecedenza gli stipendi piuttosto che le imposte: questo è quanto stabilito dalla recente Sentenza della Cassazione n. 43546 del 2 ottobre 2018.

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Omesso versamento iva a favore dei dipendenti: per la Cassazione è reato
L’ultima sentenza della Cassazione n. 43546 depositata il 2 ottobre 2018 ribadisce che l’omesso versamento dell’Iva é reato: se l’imprenditore in crisi finanziaria ha disponibilità economica deve dare priorità al pagamento dell’imposta piuttosto che degli stipendi ai dipendenti

Ad una S.r.l. che prestava servizi per enti pubblici è stato contestato il mancato pagamento dell’Iva per due anni di imposta consecutivi: il legale rappresentante della società in prima battuta si è difeso dimostrando che l’assenza di liquidità era dovuta al mancato pagamento dei servizi prestati ad un Comune cliente.

La difesa dell’impresa si è basata sul presupposto che la crisi di liquidità, causata dal mancato pagamento da parte dei clienti, costituisca l’elemento oggettivo che impedisca all’imprenditore di onorare i propri debiti con l’Erario: l’assolvimento dell’imposta dovuta, inoltre, avrebbe impedito il pagamento delle retribuzioni ai dipendenti della società.

L’imprenditore quindi avrebbe deciso di anteporre l’interesse dei lavoratori a quello dei dipendenti.

Questa scelta in passato è stata già oggetto di dibattito in Cassazione ma le decisioni precedenti furono completamente opposte: nell’ultima Sentenza 6737 del 12 febbraio 2018 infatti, i giudici avevano espresso un giudizio favorevole nei confronti dell’imprenditore in crisi che, salvaguardando il pagamento degli stipendi, rispettava il presupposto costituzionale della “tutela del lavoro e della conseguente retribuzione”.

Omesso versamento iva a favore degli stipendi: la decisione

La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 43546 del 2 ottobre 2018, ha confermato la decisione già presa nei primi gradi di giudizio, rigettando il ricorso dell’azienda.

Alla base di questa decisione c’è la considerazione che in questo caso specifico non si configura una crisi totale di liquidità dal momento che l’imprenditore ha avuto la possibilità di scegliere tra il pagamento degli stipendi e delle imposte.

Quindi nell’ipotesi di incertezza tra l’obbligo fiscale e il diritto dei lavoratori di percepire la retribuzione, l’imprenditore deve preferire il primo.

Questa sentenza rappresenta un cambio di rotta dei giudici rispetto a decisioni passate: l’imprenditore in crisi che non paga le imposte ha l’unica possibilità di difendersi dimostrando che la crisi aziendale sia imprevedibile e che alla stessa non si possa far fronte in nessun modo, né con finanziamenti da terzi né con risorse proprie dell’imprenditore.