Il nuovo esame di maturità spaventa gli studenti

Stefano Paterna - Scuola

Proteste e manifestazioni contro il nuovo esame di Stato varato dal Miur che raddoppia la seconda prova e abolisce la “tesina”. Ma al centro dell’attenzione c’è la crisi del mondo della scuola (soprattutto pubblica) investito dai progetti di regionalizzazione e segnato dall’abbandono precoce degli studi come rileva Eurostat.

Il nuovo esame di maturità spaventa gli studenti

Il nuovo esame di maturità non piace agli studenti.

Anzi più che non piacere, l’esame di Stato previsto per il 2019 partorito dalla riforma introdotta dal Decreto legge 62 del 2017 li preoccupa assai.

Lo si è capito dalla giornata di sciopero e mobilitazione del 22 febbraio come dai risultati di un sondaggio tenuto da Skuola.net su 500 maturandi, dei quali il 59 per cento si è detto convinto che sarà più difficile di quello precedente.

Peraltro, è stato agevole per il titolare del Miur, il ministro Marco Bussetti (in quota Lega Nord) ricordare che il provvedimento in questione non è suo, ma eredità del governo Gentiloni e che lui si è limitato ad applicare una legge.

Nuovo esame di maturità 2019: perché fa così paura?

Ma mera applicazione o meno, quali sono le caratteristiche del nuovo esame di maturità 2019 che tra pochi mesi dovranno affrontare milioni di studenti italiani?

  • Innanzitutto la prima prova si trasforma e aumenta di “volume”, ovvero oltre che analisi del testo e tema di attualità (due tracce a testa), spunta anche un testo argomentativo (con tre tracce).
  • La seconda prova si presenta ardua perché raddoppia proponendo una traccia per due materie (matematica e fisica per lo scientifico; latino e greco per il classico, ecc.)
  • La prova orale è la vera “pietra dello scandalo” che ha fatto tanto infuriare le organizzazioni studentesche, in quanto viene abolita la “tesi” che comunque forniva un punto di riferimento al maturando e viene sostituita da un colloquio multidisciplinare che scaturisce dalle domande incluse in una busta che sceglierà lo studente tra le tre proposte dalla commissione. La notizia positiva è che non ci sarà alcuna terza prova e la media del triennio varrà di più 40 punti su 100 contro i 25 del precedente esame.

“Sostituire la tesina con il “gioco” delle tre buste e improvvisare l’interdisciplinarietà con la doppia seconda prova significa, per i maturandi, perdere un’occasione per esprimersi”, ha affermato appunto il coordinatore nazionale della Rete degli studenti medi, Giammarco Manfreda, “e allo stesso tempo dover affrontare una prova impostata in modo completamente slegato dai loro percorsi di studi”.

Nonostante il Ministero stia organizzando varie simulazioni della nuova prova di maturità per dar modo agli studenti di abituarsi ad affrontare l’ostacolo, la richiesta che proveniva dai maturandi era quella di diluire di più i nuovi meccanismi nel tempo.

Se le preoccupazioni degli studenti sono fondate ce lo diranno i risultati delle prossime sessioni d’esame, tuttavia il disagio si inserisce nella crisi più generale della scuola italiana che è soprattutto una crisi della scuola pubblica, dato che nell’anno scolastico 2017/18 erano 7 milioni 757 mila 849 gli studenti delle scuole pubbliche, mentre quelli delle paritarie negli ultimi anni superavano di poco i 900 mila.

Il nuovo esame di maturità 2019 e la crisi della scuola italiana

In effetti, le proteste studentesche di questi giorni hanno motivazioni più ampie della maturità 2019, visto che avevano al centro l’opposizione al progetto di regionalizzazione dell’istruzione e più in generale la mancanza di investimenti nella scuola pubblica.

A confermare la crisi del mondo dell’istruzione nel nostro Paese ci sono i dati di Eurostat. L’ufficio europeo di statistica ci dice che nei cinque anni da 2012 al 2017 l’Italia è all’ultimo posto in Europa per la percentuale abnorme (24 per cento) di giovani tra i 15 e i 29 anni che non cercano lavoro, né frequentano alcun corso (formazione professionale o istruzione), mentre è al quarto posto per il maggior numero di giovani che lasciano la scuola prima del tempo tra i 18 e i 24 anni (il 14 per cento. Veniamo dopo Spagna, Romania e Malta).

“L’esame di stato è solo la punta dell’iceberg di un sistema di valutazione e di un intero sistema scolastico che non funzionano ma è sempre la prima cosa a venire modificata. Non importano le ripercussioni sulla pelle degli studenti, importa che costi poco”,

sembra confermare Manfreda.

Insomma, il ministro Bussetti non può cavarsela semplicemente con la constatazione che la riforma dell’esame di maturità dipende dal predecessore.

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