Money Transfer, nel DL fiscale una tassa sul trasferimento di denaro all’estero

Rosy D’Elia - Tasse

Money Transfer: con il decreto fiscale, approvato in via definitiva da Camera e Senato il 13 dicembre, si introduce una tassa sul trasferimento di denaro all'estero dal 1° gennaio 2019.

Money Transfer, nel DL fiscale una tassa sul trasferimento di denaro all'estero

Money Transfer: il decreto fiscale introduce una nuova tassa per chi effettua operazioni di trasferimento di denaro all’estero, al di fuori dell’Unione Europea, dal 1° gennaio 2019.

L’imposta si applicherà ai trasferimenti di denaro, ad esclusione delle transazioni commerciali, effettuati verso Paesi non appartenenti all’Unione europea da istituti di pagamento che offrono il servizio.

Per ogni rimessa a partire da 10 euro si dovrà pagare allo Stato una tassa dell’1,5%.

Money Transfer: con il decreto fiscale una tassa sul trasferimento di denaro all’estero

L’articolo 25 novies del testo che converte in legge il decreto n.119/2018, approvato con voto di fiducia il 13 dicembre, grava sulle rimesse con una nuova imposta.

La rimessa di denaro è un trasferimento di soldi tra persone fisiche da e verso paesi esteri. Si tratta, dunque, di un provvedimento che riguarda i migranti che vivono e lavorano in Italia e che inviano denaro per sostenere le famiglie nei paesi d’origine.

Il passaggio di fondi avviene grazie a un istituto di pagamento o un altro intermediario autorizzato, senza transitare su conti di pagamento intestati a chi invia o a chi riceve.

5 miliardi all’anno è il valore delle rimesse dei lavoratori migranti, secondo i dati pubblicati dalla Banca d’Italia. Le operazioni di trasferimento del denaro all’estero, monitorati dalla Guardia di Finanza per risalire a eventuali flussi illeciti, sono una linfa vitale per le economie più deboli. Per molti cittadini stranieri lavorare e vivere in Italia ha uno scopo preciso: inviare denaro nei paesi d’origine.

Nel testo del Decreto Fiscale si legge:

A decorrere dal 1° gennaio 2019 è istituita un’imposta sui trasferimenti di denaro, ad esclusione delle transazioni commerciali, effettuati verso Paesi non appartenenti all’Unione europea da istituti di pagamento di cui all’articolo 114-decies del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, che offrono il servizio di rimessa di somme di denaro, come definito dall’articolo 1, comma 1, lettere b) ed n), del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11. L’imposta è dovuta in misura pari all’1,5 per cento del valore di ogni singola operazione effettuata, a partire da un importo minimo di euro 10.

Nel giro di 60 giorni il Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con l’Agenzia delle entrate e la Banca d’Italia, dovrebbe determinare le modalità di riscossione e di versamento dell’imposta.

Money Transfer: il valore, i costi, i canali del trasferimento di denaro all’estero

Nel secondo trimestre del 2018, secondo i dati pubblicati dalla Banca d’Italia, dall’Italia verso il Bangladesh sono partiti 98,131 milioni di euro, mentre 118,786 milioni verso le Filippine e 98,131 milioni sono arrivati in Pakistan.

Dal 1° gennaio 2019, per chi deve trasferire denaro all’estero, la tassa si aggiunge alle commissioni di trasferimento da calcolare in base all’importo, all’operatore e al momento in cui si effettua l’operazione.

Consultando online i costi di uno dei più noti operatori di trasferimento di denaro all’estero, il costo si aggira intorno ai 2,90 euro per un importo di 100 euro verso il Bangladesh, e di 6,90 euro sempre su un importo di 100 euro verso le Filippine. Solo per fare qualche esempio.

Secondo una stima della Commissione europea, in media circa un terzo del totale delle rimesse inviate all’esterno dell’Unione europea transiterebbe tramite i canali informali: nelle tasche dei viaggiatori, di persone fidate o usano altri metodi artigianali. Questo è quanto si legge nella ricerca Le rimesse dei lavoratori stranieri in Italia: una stima dei flussi invisibili del canale informale pubblicata a Giugno 2016 dalla Banca d’Italia.

Non è facile avere la percezione reale delle somme che viaggiano su vie non ufficiali, ma c’è il rischio che l’introduzione di questa nuova tassa possa renderle più trafficate.

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