Gender tax, agevolazioni fiscali per le donne: strumento efficace? Sondaggio

Rosy D’Elia - Imposte

Gender tax, favorire la parità di genere con agevolazioni fiscali per le donne: strumento efficace? Informazione Fiscale lancia un sondaggio sulla proposta di prevedere un'aliquota di tassazione sul lavoro differenziata in base al genere, e quindi più alta per gli uomini. Risposte direttamente online e commenti via mail alla redazione.

Gender tax, agevolazioni fiscali per le donne: strumento efficace? Sondaggio

Gender tax, è possibile favorire la parità di genere con agevolazioni fiscali per le donne. Da questa convinzione, in estrema sintesi, nasce la proposta di una tassazione differenziata in base al genere (gender based taxation) formulata dagli economisti Andrea Ichino dell’European University Institut e Alberto Alesina della Harvard University.

Ma potrebbe essere davvero efficace? La parola ai lettori di Informazione Fiscale. Per esprimere la propria opinione basta cliccare su “partecipa al sondaggio” nel box di seguito.

Gender tax

Strumento efficace?

L’invito della redazione è anche quello di approfondire la risposta con commenti, motivazioni e considerazioni inviando una mail con oggetto “Gender tax - Sondaggio” all’indirizzo [email protected].

L’idea è quella di garantire un’aliquota più bassa per le donne, e di conseguenza più alta per gli uomini, sulla tassazione del lavoro con l’obiettivo di favorire l’occupazione femminile e migliorare la distribuzione degli impegni familiari: dalla gestione della casa alla cura dei figli.

Per raggiungere questi due obiettivi collegati tra loro, l’introduzione di una gender tax potrebbe essere uno strumento utile o risulterebbe inefficace?

Gender tax, agevolazioni fiscali per le donne, strumento efficace? Sondaggio

Gli interventi per favorire l’occupazione femminile non mancano, nella Legge di Bilancio 2021 che sta prendendo forma in Parlamento è previsto ad esempio un bonus per le assunzioni delle donne nel corso del 2021 con una decontribuzione pari al 100%.

Ma i dati continuano ad essere eloquenti: nell’ultimo bilancio di genere pubblicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze si registra una differenza tra l’occupazione femminile e quella maschile pari al 17,9%.

La ragione? Per Andrea Ichino, ideatore della proposta di una tassazione differenziata per genere insieme ad Alberto Alesina, si mettono in campo strumenti inefficaci perché “come società non vogliamo davvero la parità tra uomini e donne”.

“Ipocritamente la società fa altre cose che si sa che non funzionano o che si sa che sono poco trasparenti ma tanto per dire: abbiamo dato un aiuto alle donne”.

La formula rivoluzionaria ed efficace per l’economista potrebbe essere proprio la gender tax, da mettere in atto come una “terapia d’urto” temporanea e da calibrare sugli scopi da raggiungere e sul contesto a cui si applica.

Dovendola descrivere in breve, la proposta prevede un’agevolazione fiscale per le donne con una tassazione più bassa sul lavoro e fa riferimento alla teoria secondo la quale per un sistema che funzioni bisognerebbe prevedere un’aliquota più alta per i beni meno elastici, come sono quelli di prima necessità, e più bassa per quelli più elastici, i beni di lusso.

Applicando questo meccanismo al lavoro dell’uomo e della donna, il primo diventa un bene di prima necessità da tassare in maniera più pesante perché meno esposto a variazioni e il secondo un bene di lusso da tassare in maniera più favorevole per stimolarne il consumo.

Se ne parla da circa 15 anni ma la teoria non è mai diventata pratica. Si ha paura di “uno strumento che funzionerebbe”, secondo Andrea Ichino.

Ma in realtà il dibattito resta aperto e sono diverse le critiche mosse, solo per citarne alcune:

  • l’applicazione pratica di una tassazione di favore garantita solo sulla base del genere dovrebbe fare i conti con il principio costituzionale dell’uguaglianza e con il dovere di tutti i cittadini di contribuire in base alla propria capacità contributiva;
  • la proposta non tiene conto di una serie di famiglie che non rientrano nello schema moglie, marito, figli o figlie, come le coppie omosessuali, ma non solo;
  • intervenire solo sulla tassazione non sarebbe comunque abbastanza per favorire l’occupazione femminile e migliorare la distribuzione del carico di lavoro familiare. Servirebbe ad esempio, secondo Tania Stefanutto autrice di uno studio sul tema e dottore commercialista, potenziare il sistema di welfare aziendali.

Ma al di là delle singole posizioni sui punti deboli della gender tax, sarebbe davvero uno strumento efficace nel contesto italiano?

Con un ciclo di approfondimenti e interviste la redazione di Informazione Fiscale sta provando a dare una risposta sul tema, o meglio più risposte. Questa volta, però, la parola passa direttamente ai lettori: l’invito è quello di partecipare al sondaggio sul tema cliccando su “partecipa al sondaggio” nel box disponibile in testa all’articolo e di approfondire la risposta con commenti, motivazioni e considerazioni inviando una mail con oggetto “Gender tax - Sondaggio” all’indirizzo [email protected].

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