Direttiva copyright, Di Maio: modificare link tax e filtri sui contenuti

Anna Maria D’Andrea - Leggi e prassi

Direttiva copyright, l'Italia pronta ad aderire solo in caso di modifica alla link tax e al filtraggio dei contenuti. A dichiararlo è il Ministro Luigi di Maio, che chiede la revisione dell'articolo 11 e dell'articolo 13.

Direttiva copyright, Di Maio: modificare link tax e filtri sui contenuti

Direttiva copyright, non si ferma lo scontro sulla link tax e sul filtraggio dei contenuti.

La modifica dell’articolo 11 e dell’articolo 13 è la priorità dell’Italia, secondo le dichiarazioni del Ministro e Vice Premier Luigi Di Maio, che detta le proprie condizioni all’UE per l’adesione al regolamento europeo.

La direttiva sul copyright ha già ottenuto il voto del Parlamento europeo e per il via libera definitivo si attende soltanto l’approvazione dei capi di Stato e di Governo. Un via libera che tarda ad arrivare proprio a causa delle nuove regole che rischiano di danneggiare soprattutto le piccole imprese.

Secondo Luigi Di Maio è necessario che la direttiva sul copyright venga modificata e che garantisca i diritti degli utenti del web.

Direttiva copyright, Di Maio: modificare link tax e filtri sui contenuti

Sebbene da Bruxelles non arrivino segnali incoraggianti, la posizione dell’Italia è chiara e non ci sarà adesione alla direttiva sul copyright se non saranno recepite le modifiche richieste a gran voce sugli articoli 11 e 13, che contengono rispettivamente la link tax e il filtraggio dei contenuti.

È il Ministro Luigi Di Maio a ribadire la posizione dell’Italia e la richiesta di una soluzione che tuteli i diritti degli utenti del web e parallelamente degli autori. In caso contrario, “l’Italia è pronta a fare la propria parte”.

Le richieste dell’Italia sono tre:

  • l’eliminazione della link tax (articolo 11 della direttiva sul copyright);
  • l’eliminazione dei filtri diretti o indiretti sui contenuti caricati dagli utenti sulle piattaforme (articolo 13);
  • un allargamento delle eccezioni al diritto d’autore che consenta lo sviluppo della data economy.

Sono queste le tre condizioni dettate dal Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio all’Europa:

“La rete deve essere mantenuta libera e neutrale perché si tratta di un’infrastruttura fondamentale per la libera espressione dei cittadini oltreché per il sistema Italia e per la stessa Unione Europea.”

Direttiva copyright, cos’è la link tax e cosa prevede l’articolo 11

Non è l’Italia l’unica a contestare l’articolo 11 della direttiva sul copyright, quello che introdurrebbe la cosiddetta link tax.

L’articolo sulla “Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale”, obbligherebbe i portali online che pubblicano snippet relativi a pubblicazioni di carattere giornalistico di munirsi di una licenza rilasciata dal detentore dei diritti sul contenuto.

Una norma pensata per tutelare il diritto d’autore ma che si ripercuoterebbe negativamente sui portali di informazione online e soprattutto sulle imprese di dimensioni più piccole.

L’aspetto più controverso della link tax è che riguarderebbe non solo le imprese ma anche i cittadini in relazione alle condivisioni di articoli o contenuti su blog e pagine personali.

Già in un precedente intervento, il Ministro Di Maio si era dichiarato contrario all’articolo 11 della direttiva UE:

“Vogliono mettere il bavaglio alla rete inserendo la cosiddetta link tax, ovvero un diritto per gli editori di autorizzare o bloccare l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni. E, soprattutto, vorrebbero garantire un controllo ex ante sui contenuti che i cittadini vogliono condividere. Praticamente deleghiamo a delle multinazionali che spesso nemmeno sono europee, il potere di decidere cosa debba essere o meno pubblicato”

Il problema del filtraggio dei contenuti e le richieste di modifica all’articolo 13

La discussione è parimenti accesa per quel che riguarda i contenuti dell’articolo 13 della direttiva sul copyright, relativa all’Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti.

In sostanza, le piattaforme online dovrebbero applicare dei filtri sui contenuti per verificare in via preventiva che non sia violata la privacy dell’autore. Una regola che secondo molti contrasterebbe con il principio di libertà e circolazione dell’informazione in rete.

Anche in questo caso, poi, una delle maggiori criticità sarebbe rappresentata dai costi, insostenibili per le PMI che di fatto verrebbero “tagliate fuori” dal mondo dell’economia digitale.

Sono queste le motivazioni che hanno portato al no dell’Italia e di altri Paesi Membri dell’UE a richiedere la modifica alla direttiva sul copyright, per la quale tuttavia l’Unione Europea sembra attualmente irremovibile.

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