Commercialisti: sì all’autonomia economica, ma senza obblighi impossibili

Federica Battiato - Commercialisti ed esperti contabili

Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti esprime apprezzamento per i disegni di legge sulla tracciabilità delle retribuzioni e il contrasto alla violenza economica di genere. Si devono però evitare responsabilità eccessive per i datori di lavoro

Commercialisti: sì all'autonomia economica, ma senza obblighi impossibili

Sostenere l’autonomia economica di lavoratori e lavoratrici e contrastare la violenza economica di genere, senza però trasferire sui datori di lavoro responsabilità e obblighi che non possono effettivamente rispettare.

È questa la posizione espressa dal Consiglio Nazionale dei Commercialisti durante l’audizione svolta ieri, 8 luglio 2026, in Senato sui disegni di legge relativi alla tracciabilità delle retribuzioni (disegni di legge AS 763, AS 1937, AS 1595).

Responsabilità dei datori di lavoro: no a controlli impossibili da effettuare

A rappresentare la categoria è stata la consigliera nazionale Rosa D’Angiolella.

Il Consiglio Nazionale condivide le finalità delle proposte normative ritenendo che possano contribuire a rafforzare l’autonomia finanziaria e ridurre il divario economico di genere, ma ha anche evidenziato alcune criticità.

Assicurare che la retribuzione venga accreditata su un conto intestato al singolo lavoratore o alla singola lavoratrice contribuisce a tutelare l’autonomia economica delle persone, ma non convince l’ipotesi di attribuire ai datori di lavoro responsabilità legate alla verifica dell’effettiva intestazione del conto corrente sul quale viene accreditato lo stipendio.

Secondo i commercialisti, si tratta di un controllo che il datore di lavoro non è materialmente in grado di effettuare. L’IBAN, infatti, non consente di conoscere chi sia il titolare del conto né se sia cointestato e i datori di lavoro non possono accedere alle informazioni bancarie del lavoratore o della lavoratrice, tutelate dalla normativa sulla privacy e dal segreto bancario.

Le proposte di legge presentate in Senato evidenzierebbero, dunque, il rischio di una forma di responsabilità oggettiva attribuita al datore di lavoro.

Rosa D’Angiolella ha infatti dichiarato:

“Condividiamo pienamente l’obiettivo di contrastare ogni forma di violenza economica e di rafforzare gli strumenti di autonomia finanziaria dei lavoratori. Riteniamo tuttavia necessario che le norme siano costruite secondo criteri di ragionevolezza e proporzionalità, evitando di attribuire ai datori di lavoro compiti di verifica che appartengono ad altri soggetti e che, nei fatti, risultano impossibili da svolgere. Le tutele devono essere effettive, ma anche giuridicamente sostenibili e coerenti con il sistema.”

Per superare questa criticità, il Consiglio Nazionale propone di attribuire un ruolo centrale alla dichiarazione del lavoratore o della lavoratrice.

Sarebbe la persona stessa ad attestare che il conto indicato rispetta i requisiti previsti dalla legge e a comunicare eventuali variazioni successive, consentendo così al datore di lavoro di essere libero da obblighi di verifica impossibili da assolvere.

Autonomia economica: la libertà individuale non va intaccata

Un altro punto che secondo i commercialisti merita un approfondimento è il divieto assoluto di utilizzare conti cointestati.

Si propone una soluzione più flessibile: consentire che il conto venga cointestato quando sono i lavoratori e le lavoratrici a richiederlo, così da conciliare la tutela dell’autonomia economica con la libertà di scelta individuale.

Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti auspica che si riescano a coordinare i diversi disegni di legge, concentrandosi sulla tutela di lavoratori e lavoratrici, ma definendo regole chiare e una distribuzione equilibrata delle responsabilità tra tutti i soggetti coinvolti.

Comunicato stampa, Consiglio Nazionale dei Commercialisti
Comunicato stampa dell’8 luglio 2026 sul DDL Conto Corrente