Controlli fiscali: stop a lettere di compliance e avvisi bonari, non ai pagamenti

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Controlli fiscali: l'emergenza coronavirus ferma l'invio di 300 mila lettere di compliance per le Lipe e 250 mila avvisi bonari, ma non congela l'obbligo di pagamento per chi ha ricevuto le comunicazioni prima dello stop. Lo sottolinea Ernesto Maria Ruffini, direttore dell'Agenzia delle Entrate, nell'audizione del 22 aprile con la Commissione Finanze e Attività produttive della Camera.

Controlli fiscali: stop a lettere di compliance e avvisi bonari, non ai pagamenti

Controlli fiscali: l’emergenza coronavirus ha frenato l’invio di lettere di compliance per le Lipe e di avvisi bonari, in totale 550 mila comunicazioni che saranno recapitate a partire dal 1° giugno, momento di ripresa dopo lo stop. D’altro canto, però, la crisi epidemiologica non ha congelato le scadenze dei pagamenti previsti per gli invii già effettuati, esclusi dalla sospensione dei versamenti.

A confermare la doppia linea di indirizzo, che crea un paradosso, è il direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini nell’audizione del 22 aprile con la Commissione Finanze e Attività produttive della Camera, che sottolinea: manca una norma che consenta ai contribuenti di non pagare.

Controlli fiscali: 300 mila lettere di compliance e 250 mila avvisi bonari in pausa

All’inizio dell’emergenza coronavirus, e prima dell’ondata di sospensione dei versamenti previsti dai Decreti varati dal governo, l’Agenzia delle Entrate ha messo in pausa i controlli fiscali automatizzati bloccando l’invio di lettere di compliance e comunicazioni di irregolarità.

Da fine febbraio 2020 sarebbero dovute partite 550 mila comunicazioni:

  • 300 mila lettere di compliance per i riscontri delle comunicazioni periodiche IVA;
  • 250 mila comunicazioni di irregolarità (cd. avvisi bonari) che derivano dai controlli automatizzati delle dichiarazioni.

A causa dell’emergenza sanitaria non sono mai state spedite ai contribuenti destinatari.

Sono questi i dati illustrati il 22 aprile 2020 da Ernesto Maria Ruffini durante l’audizione con la Commissione Finanze e Attività Produttive della Camera dei deputati.

A distanza di due mesi, la scelta di sospendere i controlli fiscali, poi, è diventata una necessità:

“Tra l’altro in questo momento mancherebbero anche i dati, che i contribuenti non hanno inviato per effetto delle sospensione”, afferma Ernesto Maria Ruffini.

Controlli fiscali: 300 mila lettere di compliance e 250 mila avvisi bonari in pausa

Ma l’emergenza coronavirus, per quanto riguarda le lettere di compliance e gli avvisi bonari crea un doppio binario:

  • l’Agenzia delle Entrate blocca l’invio di nuove comunicazioni all’inizio della crisi sanitaria;
  • nessun provvedimento congela i pagamenti delle somme dovute in caso di discrepanze emerse dai controlli fiscali.

“Manca un provvedimento normativo che consenta ai contribuenti di non pagare gli atti che erano stati inviati prima di questo periodo che ha investito il paese”

Ha sottolineato il direttore dell’Agenzia delle Entrate durante l’audizione di oggi alla Camera, evidenziando una contraddizione:

“Questi provvedimenti sono quelli più simili alle cartelle di pagamento, rispetto alle quali anticipano le iscrizioni al ruolo.

Cartelle di pagamento per le quali, invece, la norma prevede la sospensione del pagamento”.

Grande polemica, infatti, si è creata sugli avvisi bonari, grandi esclusi del DL Cura Italia.

Anche durante questo periodo, i contribuenti devono pagare in un’unica soluzione o secondo versamenti rateali le somme dovute sulla base delle comunicazioni ricevute precedentemente, “salvo prossimi interventi normativi”.

Il blocco dell’invio e la regolarità dei versamenti crea un paradosso, in primis per tutti coloro che hanno ricevuto le comunicazioni proprio in questi mesi di emergenza sanitaria.

Per bloccare lettere di compliance e avvisi bonari “già emessi ed inviati, semmai erano stati recapitati ai server di consegna fino all’inizio del periodo di emergenza e quindi sono stati consegnati in un momento successivo perché sarebbe stato impossibile andarli a recuperare, servirebbe un provvedimento, conclude Ernesto Maria Ruffini.

E intanto dal 1° giugno ripartiranno le oltre 550 mila comunicazioni messe in pausa dall’emergenza.

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