L’attività di controllo per scovare i furbetti dell’assegno di inclusione si fa più facile. Il decreto del Ministero del Lavoro approvato dal Garante della Privacy disciplina le modalità di accesso di Guardia di Finanza, Carabinieri e Ispettori del Lavoro alla banca dati INPS
Guardia di Finanza, Carabinieri e ispettori dell’INL potranno presto accedere alle banche dati INPS per effettuare maggiori controlli sui percettori dell’assegno di inclusione e del supporto per la formazione e il lavoro.
L’attività di controllo si intensifica. Il decreto del Ministero del Lavoro, atteso dal 2023, sta per tagliare il traguardo.
Disciplina le modalità di accesso dei controllori ai dati INPS e le misure da implementare per proteggere la privacy e i dati personali degli utenti.
Assegno di inclusione: in arrivo la banca dati “anti furbetti”
Dopo più di 2 anni d’attesa il decreto del Ministero del Lavoro che disciplina l’attività di controllo per la corretta fruizione dell’assegno di inclusione sta per vedere la luce.
Il Garante della Privacy ha dato il via libera alla seconda versione del testo proposta, dopo il rinvio a seguito delle criticità riscontrate nella prima.
Il decreto attua quanto previsto dall’art. 7, comma 3, del DL n. 48/2023 (il decreto legge che ha introdotto l’assegno di inclusione in sostituzione del reddito di cittadinanza) cioè le modalità di svolgimento dell’attività di vigilanza e, più precisamente, individua le categorie di dati, le modalità di accesso alla banca dati da parte dei controllori, le misure a tutela dei beneficiari del sostegno e i tempi di conservazione dei dati.
Come previsto dal decreto a svolgere i controlli è il personale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), del Comando Carabinieri per la tutela del lavoro, dell’INPS e della Guardia di finanza.
Questi hanno accesso a tutte le informazioni e le banche dati, sia in forma analitica che aggregata, trattate dall’INPS, già a disposizione del personale ispettivo dipendente dal medesimo Istituto. Il decreto disciplina appunto tali modalità di accesso.
L’obiettivo è quello di consentire un’efficace attività di vigilanza per contrastare le violazioni in materia di lavoro, in particolare il lavoro irregolare, e individuare i soggetti che ottengono l’ADI ma anche il SFL pur non avendone diritto.
A differenza del precedente schema di decreto, precisa il Garante, il nuovo testo specifica quali dati possono essere ottenuti dalla banca dati INPS, da quali amministrazioni e per quali finalità, oltre che le modalità di conservazione e le misure da adottare per evitarne la diffusione.
Ad ogni modo, il Garante ribadisce che i trattamenti di dati personali disciplinati mediante lo schema di decreto in esame comportano rischi elevati per i diritti e le libertà fondamentali di un’ampia platea di interessati, peraltro vulnerabili, considerata la quantità di informazioni personali a cui sarà possibile avere accesso.
“Ciò anche in ragione dell’ampio numero di operatori abilitati ad accedere alle banche dati in esame, che espone gli interessati ad ulteriori elevati rischi connessi ad eventuali accessi non autorizzati alle informazioni ivi detenute, con possibili effetti pregiudizievoli e, in taluni casi, grave danno alle persone cui tali dati si riferiscono.”
Resta pertanto fermo, precisa il Garante, che le amministrazioni coinvolte nel trattamento di tali dati debbano effettuare la valutazione di impatto sulla protezione dei dati, al fine di individuare le misure adeguate a mitigare e gestire i rischi.
ADI: controlli più efficaci e coordinati ma a precise condizioni
Nell’esprimere un parere positivo sullo schema di decreto, il Garante pone dei paletti:
- il numero di utenti di ogni amministrazione che accede ai dati deve essere circoscritto a coloro che necessitano di accedervi in relazione alle mansioni affidate in concreto e per il tempo strettamente necessario allo svolgimento delle stesse;
- i trattamenti non devono consentire a chi accede ai dati di acquisire massivamente dall’INPS dati personali e duplicarli in autonome banche dati;
- devono essere precisate, per ciascuna delle modalità di accesso, le tipologie di operazioni che ciascun soggetto è tenuto a registrare e conservare al fine di assicurare l’efficacia delle attività di verifica rispetto alla liceità dei trattamenti posti in essere;
- per ogni consultazione, gli utenti devono inserire la motivazione alla base dell’accesso, verificabile a posteriori e registrata nei log di tracciamento delle operazioni eseguite;
- anche i soggetti che accedono devono introdurre proprie forme di controllo sulla correttezza degli accessi.
Insomma, andando oltre la parte tecnica riservata agli addetti ai lavori, questo significa che presto GdF, CC e gli ispettori dell’INL avranno pieno, e condiviso, accesso alle banche dati INPS per potenziare la propria attività di vigilanza e controllo sulla fruizione dell’assegno di inclusione e del supporto per la formazione e il lavoro.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Assegno di inclusione: in arrivo la banca dati “anti furbetti”