Congedo di maternità: a lavoro fino a 9 mesi

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Congedo di maternità: un emendamento alla Legge di Bilancio 2019 permette alle donne di lavorare fino a 9 mesi e di fermarsi per 5 mesi dopo il parto.

Congedo di maternità: a lavoro fino a 9 mesi

Congedo di maternità: le novità della Legge di Bilancio interessano anche le future mamme. La manovra introdurrebbe la possibilità di lavorare fino a 9 mesi e di fermarsi dopo il parto per 5 mesi. Massimiliano Panizzut, Lega, ha presentato questa proposta con un emendamento, che è stato approvato alla Camera.

La legge oggi stabilisce che le donne in dolce attesa devono sospendere le attività lavorative due mesi prima del parto o, al massimo, possono ricorrere alla flessibilità e lavorare anche durante l’ottavo mese per prolungare il congedo dopo il parto. Il periodo di aspettativa dal lavoro per la maternità dura in totale 5 mesi.

La possibilità di lavorare fino a 9 mesi è solo uno dei punti proposti dal deputato che ha chiesto di inserire nella Legge di Bilancio una Nuova disciplina del Fondo per le politiche della famiglia, Carta famiglia e misure di conciliazione vita lavoro. Le misure da introdurre toccano questioni di vita familiare ad ampio spettro: dal cyberbullismo alla Carta della famiglia.

Congedo di maternità: dal 2019 a lavoro fino a 9 mesi

Si tratta di una proposta che divide: il timore è che il confine tra un’opportunità per le future mamme e il rischio di essere spinte a lavorare fino a pochi giorni prima del parto sia molto sottile.

L’art. 16 del D.Lgs. 151/2001 stabilisce che le donne in gravidanza non devono lavorare durante i due mesi che precedono la data presunta del parto, durante i tre mesi dopo il parto e durante i giorni non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta.

L’emendamento propone un’alternativa a questa prassi, ma la durata del congedo resta di 5 mesi in totale:

alle lavoratrici è riconosciuta la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo il parto entro i cinque mesi successivi allo stesso (a condizione che il medico competente attesti che tale opzione non porti pregiudizio alla salute della donna e del bambino)

Il requisito fondamentale per richiedere di lavorare fino al nono mese per poi godere della maternità fino a che il bambino non abbia compiuto i 5 mesi è l’approvazione del medico. Sarà suo compito, infatti, certificare che il lavoro non comporti nessun rischio.

Periodo del congedo di maternità: quanto dura e la gestione dei tempi

Il congedo di maternità spetta a tutte le lavoratrici, che siano dipendenti, autonome o iscritte alla Gestione separata Inps. Se ne ha diritto non solo per il parto, ma anche per adozioni o affidamento di minori.

La durata complessiva del congedo di maternità è di cinque mesi: durante questo periodo le lavoratrici percepiscono un’indennità, pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera calcolata sulla base dell’ultimo periodo di paga che precede l’inizio del periodo di aspettativa. Se la madre non può beneficiare del congedo di maternità, il diritto è riconosciuto al padre.

Secondo quanto previsto oggi, il congedo di maternità inizia due mesi prima la data presunta del parto, sempre che non si ricorra alla flessibilità che permette alle donne di lavorare anche durante l’ottavo mese di gravidanza.

Il congedo di maternità può essere anticipato in due casi:

  • se l’azienda sanitaria locale stabilisce che si tratta di una gravidanza a rischio;
  • se le mansioni sono incompatibili con la gravidanza, come stabilito della Direzione territoriale del lavoro.

Dopo il parto il congedo dura:

  • tre mesi (salvo flessibilità) e, in caso di parto avvenuto dopo la data presunta, i giorni compresi tra la data presunta ed effettiva;
  • tre mesi più i giorni non goduti, se il parto è anticipato rispetto alla data presunta (parto prematuro o precoce). Questo anche nel caso in cui la somma dei tre mesi successivi al parto e dei giorni compresi tra la data effettiva e quella presunta del parto supera il limite di cinque mesi;
  • l’intero periodo di interdizione prorogata disposto dalla Direzione territoriale del lavoro (per mansioni incompatibili con il periodo successivo al parto).

La data del parto è un giorno a sé e non viene calcolato nei consueti cinque mesi di congedo di maternità.

La possibilità alle donne in gravidanza di lavorare fino al nono mese, inserita nella Legge di Bilancio, dovrebbe diventare una prassi alternativa a quella esistente dal prossimo anno, salvo diverse decisioni dell’ultima ora.

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