Il bonus TARI 2026 inciampa sulle DSU: rimborso o compensazione agli esclusi per errore

Bonus TARI, errore di sistema nell'elenco dei beneficiari: scartate alcune DSU, ora spetta ai comuni correre ai ripari. Tra le vie a disposizione la presentazione di un'istanza di rimborso da parte dei cittadini

Il bonus TARI 2026 inciampa sulle DSU: rimborso o compensazione agli esclusi per errore

Il bonus TARI, partito nel 2026 dopo un lungo iter di gestazione, inciampa nella fase di elaborazione tecnica della lista dei beneficiari.

Un’anomalia nella piattaforma SGate, il portale informativo gestito dall’ANCI, ha portato allo scarto involontario di un pacchetto di DSU relative ai beneficiari dello sconto sociale del 25 per cento sulla tassa rifiuti.

Un errore di sistema che ha reso “invisibili” ai comuni diverse posizioni aventi diritto al bonus TARI e ora si corre ai ripari.

Due le vie a disposizione che potranno essere proposte ai contribuenti: compensazione sull’importo dovuto per il 2027 o richiesta di rimborso.

Bonus TARI, ai comuni le DSU scartate per errore

Introdotto nel 2019 e reso operativo nel 2026, il lavoro per l’erogazione del bonus TARI si è chiuso nel mese di giugno, con l’elaborazione della lista definitiva dei beneficiari e con l’applicazione dello sconto, pari al 25 per cento del valore della tassa rifiuti dovuta, direttamente nei bollettini di versamento.

L’applicazione del contributo è automatica e vede cooperare più soggetti. Tra questi, un ruolo centrale spetta allo SGate, la piattaforma che funge da snodo informatico centrale e intermediario tra l’INPS, ARERA e i comuni (o i Gestori del servizio di gestione dei rifiuti).

Il sistema informatizzato identifica i beneficiari per ciascun comune, associando i codici fiscali degli aventi diritto - sulla base dei dati sugli ISEE trasmessi dall’INPS - ai rispettivi territori. Gli elenchi delle DSU validate e idonee sono quindi messi a disposizione degli operatori comunali al fine di elaborare i bollettini di versamento.

Un iter che per il 2026 fa però i conti con un problema procedurale emerso negli ultimi giorni.

Diverse le DSU scartate per errore da SGate, relative a nuclei familiari aventi i requisiti per il riconoscimento del bonus TARI (in primis, un valore ISEE non superiore a 9.796 euro, aumentato a 20.000 euro in presenza di quattro o più figli a carico).

La notizia, riportata da Italia Oggi, comporta quindi la necessità per i comuni di correre ai ripari, in tempi strettissimi.

Richiesta di rimborso TARI o compensazione sui bollettini 2027: ai comuni la scelta

L’effetto pratico dell’errore nella procedura di elaborazione delle DSU è tutt’altro che marginale, soprattutto se si considera il percorso ormai concluso della TARI 2026 nella maggior parte dei comuni.

A fronte dell’impossibilità di rielaborare i bollettini di versamento per l’anno in corso, saranno i diversi Enti a dover contattare direttamente i contribuenti interessati dalla problematica.

Due le vie che verranno proposte per il riconoscimento del bonus ex post:

  • la compensazione d’ufficio, con il conguaglio sulla quota spettante a valere sull’importo della TARI per il 2027;
  • la presentazione di una domanda di rimborso, per ottenere l’accredito delle somme in più versate e non dovute per l’anno in corso.

L’iter di rettifica dovrà concludersi entro il 31 dicembre 2026, scadenza fissata per l’erogazione della scontistica per l’anno in corso, con l’onere per comuni ed enti incaricati del servizio rifiuti di rendicontare l’applicazione del bonus TARI entro il 31 gennaio 2027.

TARI a rischio aumento? L’alert arriva dall’ANCI

Se da un lato i comuni sono chiamati a sanare le posizioni dei beneficiari del bonus sociale, dall’altro le casse degli enti locali rischiano di dover fare i conti con uno squilibrio finanziario ben più ampio.

A lanciare l’allarme è il presidente dell’ANCI e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che in una recente intervista rilasciata al quotidiano Repubblica ha acceso i riflettori sulla grave crisi del mercato della plastica differenziata.

In sintesi, il materiale riciclato in Europa costa oggi più della materia prima vergine importata dall’Asia, provocando il blocco del ritiro dei materiali, piazzole d’accumulo piene e il crollo dei ricavi da vendita per i consorzi di filiera. Un buco economico che Anci e Utilitalia stimano in circa 350-400 milioni di euro all’anno (pari a circa 35 milioni di euro al mese).

La normativa italiana impone la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti tramite la TARI.

Se la raccolta differenziata, di per sé più onerosa per via dei costi di personale e mezzi, cessa di produrre i ricavi dalla vendita della materia prima necessari a compensare le spese di gestione, gli Enti Locali potrebbero trovarsi di fronte a una scelta obbligata: un aumento generalizzato della TARI sui bollettini futuri.

Un’eventualità che l’ANCI sta cercando di scongiurare ai tavoli con il Ministero dell’Ambiente attraverso la richiesta di incentivi straordinari al riciclo, nel tentativo di evitare che la crisi dell’economia circolare e la gestione dei conguagli finiscano per pesare interamente sulle tasche dei contribuenti.