Bonus INPS, CIG Covid e altri rimedi: 44 miliardi non bastano per “curare” la pandemia

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Bonus INPS, CIG Covid e altri rimedi: dalle casse dell'Istituto sono usciti più di 44 miliardi di euro per fermare gli effetti della pandemia. Ma non sono bastati. Un costo altissimo e forti danni, è questo il bilancio che emerge dal XX Rapporto Annuale dell'INPS presentato il 12 luglio 2021.

Bonus INPS, CIG Covid e altri rimedi: 44 miliardi non bastano per “curare” la pandemia

Bonus INPS, CIG Covid e altri rimedi: sono stati tantissimi gli strumenti messi in campo per frenare gli effetti della pandemia. Tra le diverse tipologie di indennità, il reddito di emergenza e il reddito di cittadinanza, la cassa integrazione, dalle casse dell’Istituto sono usciti 44,5 miliardi di euro.

Il valore è altissimo, ma fortissimi restano i danni lasciati dalla crisi epidemiologica sul mercato del lavoro.

È questo il quadro che emerge confrontando i dati presenti nel XX Rapporto Annuale INPS presentato il 12 luglio 2021.

Bonus INPS, CIG Covid e altri rimedi: neanche 44 miliardi di euro arginano la pandemia

Circa 20 milioni di persone hanno beneficiato dei bonus INPS, nelle diverse formule, della CIG Covid, della proroga dell’indennità di disoccupazione, del reddito di emergenza e di quello di cittadinanza.

Sono professionisti così come lavoratori dipendenti, sono lavoratori del turismo e dello spettacolo, lavoratori agricoli, sono cittadini che si trovavano in una condizione di difficoltà già prima dell’inizio della pandemia.

Nei 20 milioni di persone a cui l’INPS ha erogato delle somme c’è tutta l’Italia, travolta da Nord a Sud, da categoria a categoria, dalla crisi epidemiologica che dura da oltre un anno.

I dati riportarti dal presidente Pasquale Tridico, nella sua relazione, e nelle pagine del XX Raporto Annuale INPS descrivono perfettamente la cura messa in campo per salvaguardare il mercato del lavoro e i segni della malattia, che continua ad agire.

Strumenti di sostegni INPSBeneficiari
Bonus INPS 4 milioni e 300mila lavoratori autonomi, professionisti, stagionali, agricoli, lavoratori del turismo e dello spettacolo
bonus INPS per lavoratori domestici 216mila
Cassa integrazione, Covid e non solo 6 milioni e 700mila lavoratori dipendenti beneficiari delle integrazioni salariali
Prolungamento del trattamento di disoccupazione 210mila disoccupati
estensione dei congedi dal lavoro per favorire la conciliazione dell’attività lavorativa con le esigenze familiari e di cura 515mila nuclei familiari
Bonus baby sitter 850mila nuclei familiari
Reddito di emergenza 722mila famiglie
Reddito e pensione di cittadinanza 1 milione e 800mila nuclei familiari, circa 3,7 milioni di individui

Da queste cifre emerge la forte richiesta di aiuto che c’è stata dall’inizio della pandemia.

Bonus INPS e CIG Covid: i dati sugli strumenti messi in campo contro la pandemia

Ed emblematici sono i dati di dettaglio sulla cassa integrazione: nel 2019 rappresentava una spesa per l’INPS pari a 1,4 miliardi, nel 2020 le uscite relative alla CIG hanno avuto un valore pari a 18,7 miliardi di euro.

6,7 milioni di lavoratori dipendenti hanno ricevuto una presentazione media pro capite pari a 2.788 euro.

Nel comunicato stampa che ha accompagnato la pubblicazione del Rapporto Annuale si legge:

“L’ampia adozione di Cig, in particolare in deroga, ha frenato il crollo dei redditi: dai dati dell’imponibile contributivo, Inps rileva che in assenza del sostegno derivante dagli ammortizzatori sociali l’imponibile contributivo mediano per i lavoratori coinvolti in Cig-Covid sarebbe diminuito del 60 per cento; grazie alla Cig, la perdita si è ridotta al 33 per cento.

La Cig è però misura troppo frammentata legislativamente e non copre automaticamente un’ampia fetta del mondo lavorativo non dipendente, come ha messo in evidenza lo shock pandemico”.

Nonostante Bonus INPS, CIG Covid e altri rimedi, la pandemia è stata uno shock per il mercato del lavoro

E infatti, anche se si guarda al di là della CIG con i suoi pregi e i suoi difetti, appare chiara la scossa violenta che la pandemia ha dato al mercato del lavoro, e che gli strumenti messi in campo hanno potuto solo attutire.

Le cifre riportate nello studio INPS dimostrano che tra le due forze il gioco è stato impari.

“Da qualunque prospettiva lo si analizzi, il 2020 è stato caratterizzato da una brusca caduta del fabbisogno di lavoro, con una riduzione degli occupati del 2,8 per cento ed un calo delle unità di lavoro del 7,1 per cento e delle ore lavorate del 7,7 per cento, facendo trasparire una riduzione allargata del contributo lavorativo”.

Si legge nel comunicato INPS.

In altre parole, nel 2020 e nella prima parte del 2021 a causa della pandemia molti lavoratori hanno lavorato e guadagnato meno.

Molti meno hanno perso la loro occupazione e non perché il mercato del lavoro gode di buona salute, ma perché uno dei principali strumenti messi in campo per arginare gli effetti della crisi epidemiologica è stato il blocco dei licenziamenti.

Nella tabella riportata di seguito tutte le cifre hanno segno negativo, quella relativa alle cessazioni potrebbe sembrare un buon risultato: rispetto agli anni scorsi sono stati interrotti meno rapporti di lavoro.

Ma non è reale perché frutto di una forzatura delle dinamiche del mercato del lavoro: da marzo 2020 per le aziende vige il divieto di procedere con i licenziamenti.

Solo dal 1° luglio 2021 e solo per alcune aziende il divieto è caduto.

L’ultimo intervento del DL n. 99/2021 ha definito la seguente tabella di marcia per la fuoriuscita dal blocco dei licenziamenti.

Scadenza/Periodo di riferimentoDatori di lavoro coinvolti
Fino al 30 giugno 2021 Blocco dei licenziamenti generalizzato
Dal 1° luglio al 31 ottobre 2021 Blocco dei licenziamenti per i datori di lavoro che beneficiano della CIGD, dell’ASO o della CISOA prevista dal Decreto Sostegni e dei datori di lavoro dei settori tessile, moda e calzaturiero
Dal 1° luglio al 31 dicembre 2021 Blocco dei licenziamenti per le aziende che beneficiano della CIGO e della CIGS scontata, senza pagare contributi addizionali

Sono state fatte diverse stime sulle conseguenze che si avranno quando le aziende potranno tornare a licenziare. Secondo l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, ad esempio, la fine del divieto per il settore Industria e Costruzione mette a rischio 70.000 posti di lavoro.

Con le proroghe selettive si prova a uscire dalle regole emergenziali un passo alla volta per evitare ulteriori shock, ma in questo momento solo il primo passo è stato fatto e gli effetti purtroppo sono ancora tutti da vedere.

INPS - XX Rapporto Annuale
XX Rapporto Annuale INPS presentato il 12 luglio 2021.

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