Pubblica Amministrazione, dalle assunzioni al digitale: la ricetta nel rapporto OCSE 2021

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

L'OCSE prevede una crescita del 5,9 per cento per il nostro Paese, ma il rafforzamento del settore pubblico è una premessa indispensabile. La Pubblica Amministrazione ha bisogno di nuove assunzioni, digitalizzazione, più investimenti sull'istruzione e meno lungaggini nel settore degli appalti. Ma ad una lettura più attenta alcuni aspetti delle proposte appaiono comunque controversi.

Pubblica Amministrazione, dalle assunzioni al digitale: la ricetta nel rapporto OCSE 2021

Pubblica Amministrazione, dalle assunzioni alla digitalizzazione: per l’OCSE il rafforzamento del settore pubblico è fondamentale per la crescita del Paese.

La modernizzazione della Pubblica Amministrazione è centrale per la ripresa economica post pandemia, che per il 2021 si prevede al 5,9 per cento.

La ricetta dell’Organismo internazionale che raggruppa i Paesi più sviluppati è basata su alcuni fondamentali ingredienti o imperativi: svecchiare, digitalizzare, monitorare le prestazioni del personale pubblico e il rendimento degli investimenti, sfruttando l’occasione fornita dal PNRR e le innovazioni introdotte dal Decreto Semplificazioni del 2020.

Come si legge nel report diffuso il 6 settembre 2021:

“Processi di assunzione più snelli e il miglioramento del sistema di valutazione ricompensa e sostegno alla performance dei dipendenti pubblici” - indica in particolare l’OCSE - “colmerebbero le crescenti carenze di competenze che caratterizzano la forza lavoro del settore pubblico. Il consolidamento della cooperazione tra i diversi livelli del Governo italiano migliorerebbe l’erogazione di servizi pubblici quali l’assistenza all’infanzia e le politiche attive del mercato del lavoro”.

Ma guardiamo nel dettaglio le proposte dell’OCSE per la Pubblica Amministrazione e la logica che le sottende nel quadro della situazione del comparto pubblico in Italia.

Pubblica Amministrazione, dalle assunzioni al digitale: la ricetta nel rapporto OCSE 2021

Per l’OCSE il panorama della situazione della Pubblica Amministrazione nostrana non è particolarmente buono.

Basta sfogliare rapidamente le pagine del rapporto per rendersi conto della situazione allarmante nella quale versa il settore pubblico:

  • livelli di fiducia dei cittadini nella PA tra i più bassi dell’Unione Europea e di tutti Paesi aderenti all’Organizzazione internazionale;
  • presenza di una regolamentazione e di una normativa eccessiva e che viene avvertita come un rischio personale per i dipendenti pubblici che tendono pertanto a cercare di evitare l’assunzione diretta di responsabilità;
  • invecchiamento marcato dell’età media dei lavoratori pubblici e loro numero ormai ridottissimo a causa delle politiche di contenimento della spesa pubblica praticate nell’ultimo decennio. Di conseguenza incapacità di adeguamento e difficoltà d’impiego delle nuove tecnologie digitali.

Tuttavia, l’OCSE individua anche dei spiragli di luce nelle riforme introdotte negli ultimi anni e cita a questo proposito la Consip, ovvero la centrale per l’acquisto di beni per la Pubblica Amministrazione, e le innovazioni introdotte dal Decreto Semplificazioni del luglio del 2020.

Rapporto OCSE 2021: i suggerimenti per una nuova Pubblica Amministrazione

Individuate le cause del male del comparto pubblico, l’OCSE avanza anche una serie di proposte.

Tra queste appare centrale l’esigenza di uno svecchiamento del sistema di reclutamento pubblico italiano con il conseguente riconoscimento della recente riforma Sblocca Concorsi introdotta dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta per accelerare e digitalizzare le selezioni per il personale pubblico.

Inoltre appaiono centrali nell’ottica dell’OCSE:

  • la digitalizzazione dell’attività di tutta la Pubblica Amministrazione, includendo ovviamente l’offerta di servizi in tale modalità;
  • il rafforzamento del coordinamento dei diversi livelli di governo delle amministrazioni italiane (Stato centrale, Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni), evitando le rissosità e le dispersioni che caratterizzano ancora il sistema attuale: basti pensare per un esempio all’avvio della campagna di vaccinazione anti Covid. Inoltre, sostegno ai governi locali per l’analisi della qualità della loro spesa;
  • il monitoraggio delle prestazioni lavorative dei dipendenti pubblici e l’articolazione delle retribuzioni in funzione della produttività;
  • il monitoraggio dei risultati degli investimenti pubblici da indirizzare soprattutto nei settori che possano incrementare lo sviluppo (istruzione, infrastrutture), anche attraverso un migliore utilizzo degli indicatori di bilancio;
  • la progettazione e l’aggiudicazione degli appalti viene giudicata troppo lenta con una media di 11 mesi per i piccoli e ben 25 mesi per i grandi appalti.

Rischi e opportunità per la PA contenute nell’approccio dell’OCSE

Nell’approccio e nei suggerimenti dell’OCSE ci sono ovviamente dei dati incontrovertibili già evidenziati in indagini precedenti, soprattutto in materia di nuove assunzioni di figure giovani e digitalizzate e di aumento in generale del personale pubblico.

Tuttavia, non ci si può esimere dall’indicazione anche degli aspetti più controversi di alcuni dei suggerimenti dell’OCSE.

Ad esempio, quando si parla degli investimenti pubblici si intende una spostamento delle risorse dal settore delle pensioni a quelli dell’istruzione e delle infrastrutture più inclini a sostenere la ripresa economica. Tuttavia, non si può dimenticare che se l’Italia prevede il budget pensionistico più alto in Europa è anche vero che è il Paese con la quota di popolazione anziana più alta.

Il recupero di risorse a favore dell’istruzione, piuttosto che sul ritorno alla Legge Fornero, dovrebbe essere basato soprattutto sull’ampia area di evasione fiscale, pari a quasi 110 miliardi di euro nel 2018 secondo un’elaborazione della Cgia di Mestre.

La tempistica degli appalti è effettivamente molto lunga, ma in Italia c’è la necessità di una normativa antimafia che non è presente in altri Paesi europei con caratteristiche diverse dalle nostre.

I nuovi concorsi digitali previsti dal Ministro Brunetta in alcuni casi si sono rivelati un flop perché i nuovi ingressi erano previsti solo a tempo determinato e le relative retribuzioni troppo basse per figure di altro profilo come quelle ricercate.

Infatti, ha senso premiare la produttività dei dipendenti, ma va tenuto conto che le retribuzioni pubbliche in Italia sono davvero esigue e che quindi andrebbero comunque innalzate: basti vedere la difficoltà a chiudere anche il rinnovo dei contratti.

Infine, la proposta di aprire le aziende con partecipazione pubblica alla presenza parziale o totale di privati è in contraddizione per certi versi con la necessità di rafforzare la capacità di governo del settore pubblico soprattutto un’epoca contrassegnata dalle fragilità del post Covid e dall’applicazione del PNRR. Semmai queste aziende molto spesso controllate da piccoli enti locali potrebbero essere controllate con maggiore efficacia da un livello di governo pubblico centrale.

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