Legge di Bilancio 2019: anche Investitalia suscita polemiche

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Legge di Bilancio 2019: la Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti della manovra del governo italiano per deficit eccessivo e c'è chi contesta anche la nascita di Investitalia. Aumenterebbe le spese di palazzo Chigi.

Legge di Bilancio 2019: anche Investitalia suscita polemiche

La Legge di Bilancio 2019, nel cuore dello scontro tra la Commissione Europea e il governo italiano, prevede tra le sue novità anche la creazione di Investitalia.

Si tratta di una delle tre nuove strutture che sovrintenderanno all’analisi, alla programmazione e/o al coordinamento e alla realizzazione degli investimenti pubblici e privati nel Paese.

Le altre due sono:

  • Strategia Italia che è stata definita come la “cabina di regia” delle risorse pubbliche impiegate soprattutto per fronteggiare terremoti, dissesto idrogeologico e bonifiche;
  • e la Centrale per la realizzazione delle opere pubbliche che si occuperà di supporto alle amministrazioni centrali e locali per ciò che riguarda la progettazione.

Legge di Bilancio 2019: cos’è Investitalia?

La Legge di Bilancio 2019 prevede che la nuova struttura dipenda dalla Presidenza del consiglio dei ministri. Tra i suoi compiti, previsti all’articolo 19, ci sono:

- analisi e valutazione di programmi di investimento riguardanti le infrastrutture materiali e immateriali;
- valutazione delle esigenze di riammodernamento delle infrastrutture delle pubbliche amministrazioni;
- verifica degli stati di avanzamento dei progetti infrastrutturali;
- elaborazione di studi di fattibilità economico-giuridico di progetti di investimento in collaborazione con i competenti Uffici del Ministero dell’economia e delle finanze;
- individuazione di soluzioni operative in materia di investimento, in collaborazione con i competenti Uffici dei Ministeri;
- affiancamento delle pubbliche amministrazioni nella realizzazione dei piani e programmi di investimento;
- individuazione degli ostacoli e delle criticità nella realizzazione degli investimenti ed elaborazione di soluzioni utili al loro superamento;
- elaborazione di soluzioni, anche normative, per tutte le aree di intervento di cui al presente comma;
- ogni altra attività o funzione che, in ambiti economici o giuridici, le sia demandata dal Presidente del Consiglio dei ministri.

A partire dal 2019 Investitalia avrà a disposizione un budget di 25 milioni di euro. E qui iniziano ovviamente le controversie di natura politica.

Legge di Bilancio 2019: lo scontro con l’Europa e le sue ricadute interne

Il 10 novembre scorso è uscito un articolo firmato da Carlo Valdes sul sito dell’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani.

Il sito, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, è diretto da Carlo Cottarelli, ex commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica e poi presidente del Consiglio incaricato, quando il governo Lega-M5S era ancora in forse.

Cottarelli ha speso una vita nel Fondo Monetario Internazionale e nel novembre del 2014 fu nominato all’incarico di direttore del Board dell’organismo internazionale, dall’allora governo presieduto da Matteo Renzi.

Nell’articolo in questione si mette sotto la lente d’ingrandimento la creazione di Investitalia e il conseguente aumento delle spese relative al funzionamento della Presidenza del consiglio:

scese nel periodo 2011-2016, dai 374 milioni di euro ai 262 e aumentate di nuovo lo scorso anno a 277 milioni. Secondo la stima dell’articolista, nel 2019 con Investitalia la spesa di Palazzo Chigi potrebbe tornare a 302 milioni di euro, quasi la quota del 2013 (310 milioni) e ben 15 punti percentuali in più dei costi del 2016. Inoltre, l’autore esprime preoccupazione per la possibilità della nuova struttura di dotarsi di personale anche esterno alla pubblica amministrazione. Opzione prevista dalla Legge di Bilancio al comma 3 dell’articolo 18.

Legge di Bilancio 2019: la questione della qualità della spesa

Ora, tutte queste preoccupazioni di ambienti che in modo evidente hanno posizioni molte vicine a quelle di Bruxelles possono anche apparire fondate, date le cattive abitudini della politica italiana in materia di pubblica amministrazione (cattive abitudini che purtroppo poi comportano la conseguenza di un fisco sempre meno razionale e sempre troppo legato al gettito piuttosto che all’equità).

Però, bisognerebbe ancor di più cercare di rispondere a una domanda: dato il fallimento delle politiche di austerità in materia di sviluppo e di consistente riduzione del debito in Italia (nel 2010 il debito pubblico era al 115,4 per cento del Pil, nel 2017 ha raggiunto il 131,8) è davvero impensabile perseguire questi due obiettivi con un aumento moderato della spesa pubblica?

E in questo ambito investire sul miglioramento delle prestazioni della pubblica amministrazione come leva per aumentare gli effetti espansivi della manovra?

Ora può darsi che Tria e Conte abbiano sbagliato completamente ad affidarsi a questi elementi per il rilancio dello sviluppo. Ma è su questa scommessa che si giocano le sorti del governo di Roma e del Paese nel suo complesso, non sugli aumenti e i tagli da “lista della spesa”.