Enac, si va verso lo sciopero contro la privatizzazione

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Il presidente dell'Enac Nicola Zaccheo ha proposto di trasformare l'organismo di regolazione del traffico aereo in un ente pubblico economico, suscitando le proteste di un ampio fronte sindacale. A Ferragosto è fallito il tentativo di conciliazione da parte del ministero dei Trasporti: si va verso lo sciopero degli oltre 800 dipendenti.

Enac, si va verso lo sciopero contro la privatizzazione

Enac, nel bel mezzo del caldo di ferragosto si va verso uno sciopero del personale dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile che regola il traffico aereo nel nostro paese.

Al centro di quella che rischia di diventare una grossa grana per il governo e soprattutto per la ministra dei Trasporti Paola De Micheli c’è il progetto di trasformazione dell’organismo pubblico in un Epe, Ente pubblico economico.

La proposta è arrivata il 29 luglio scorso durante la presentazione del bilancio sociale del 2019 dal presidente dell’Enac, Nicola Zaccheo che l’ha motivata con la necessità di aumentare le risorse a disposizione dell’ente e garantirne una maggiore efficienza. A detta di Zaccheo nel corso degli anni,

“a causa della situazione economica che ha peggiorato i conti della finanza pubblica, si è avuta una sensibile contrazione delle autonomie conferite ed una inevitabile assimilazione dell’ENAC agli altri enti pubblici con l’effetto di bloccare, in primo luogo, le assunzioni di personale specialistico indispensabile per garantire gli elevati livelli di operatività che la sicurezza del trasporto aereo richiede per definizione”.

Pertanto, nel progetto di Zaccheo ci sarebbe la trasformazione in Epe che consentirebbe una migliore gestione e valorizzazione anche economica di risorse quali gli aeroporti cosiddetti minori e quelli dell’aviazione generale.

Enac, il personale in stato di agitazione sindacale

L’idea lanciata dal presidente dell’Enac ha avuto l’effetto di un sasso lanciato in uno stagno. Sono immediatamente scattate le proteste da parte di un fronte vastissimo di organizzazioni di categoria che comprende anche sindacati molto lontani tra loro come Cisl e Usb e include Cgil, Uil, Flp e Cida e che hanno condotto alla proclamazione dello stato di agitazione degli oltre 800 dipendenti dell’ente.

I sindacati hanno proposto al ministro De Micheli una sede di confronto per presentare proposte alternative (finora non prese in considerazione) a quella che considerano l’avvio di un processo di privatizzazione che farebbe venir meno il ruolo di terzietà e di regolazione dell’ente nel settore del traffico aereo (come accade negli altri paesi europei), per privilegiare invece una logica commerciale e di profitto.Tuttavia, il tentativo di conciliazione è fallito proprio in pieno Ferragosto e ora si apre la concreta possibilità di uno sciopero di tutto il personale Enac.

“La trasformazione” - si legge nel comunicato sindacale unitario del 7 agosto - “sarebbe dannosa per il Paese, non solo per chi oggi lavora in Enac. Porterebbe fuori dal perimetro pubblico un ente che rappresenta l’unica autorità di regolazione tecnica, certificazione, vigilanza e controllo nel settore aviazione civile e che ha quindi il delicato compito di garantire la sicurezza del trasporto aereo, di assolvere a una funzione di terzietà nei confronti di quanti usano lo spazio aereo e le infrastrutture del paese per svolgere le proprie attività imprenditoriali”.

Enac, la privatizzazione di un’autorità di regolazione

Ma in effetti la domanda da porsi è: ha senso la trasformazione di un’autorità di regolazione di settore in ente pubblico economico?

Gli Epe sono organismi separati dalla pubblica amministrazione e hanno come oggetto di attività principale l’esercizio di un’impresa commerciale.

Storicamente appartenevano a questa categoria tra gli altri l’Eni, l’Enel, Poste Italiane e le Ferrovie dello Stato, mentre attualmente vi rientrano ancora la Siae, l’Agenzia del Demanio e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ovvero tutti organismi legati alla valorizzazione di beni o alla riscossione di imposte.

Una cosa ben diversa sarebbe invece quella di trasformare un ente di regolazione in un organismo di gestione di beni pubblici in senso commerciale, soprattutto in un momento nel quale invece si sta procedendo nello stesso comparto alla nazionalizzazione di Alitalia. Il rischio più immediato è quello della confusione e della scarsa trasparenza.

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