Definizione UE micro, piccola e media impresa per i bandi pubblici

Anna Maria D’Andrea - Incentivi alle imprese

La definizione di micro, piccola e media impresa (PMI) è contenuta nella Raccomandazione UE 6 maggio 2003, n. 2003/361/CE ed è utile per individuare chi può accedere a bandi e contributi pubblici. Tutte le informazioni su requisiti e parametri relativi a dipendenti, fatturato e totale in bilancio.

Definizione UE micro, piccola e media impresa per i bandi pubblici

La definizione di micro, piccola e media impresa (PMI) è stata fornita dall’UE con la Raccomandazione n. 2003/361/CE, recepita dall’Italia con il Decreto Ministeriale 18 aprile 2005.

Capire quando un’impresa è considerata una PMI è fondamentale per determinare se si ha accesso o meno ai bandi e contributi pubblici.

Le agevolazioni comunitarie per le imprese sono infatti subordinate alla verifica di parametri e requisiti dimensionali, ed è l’Unione Europea ad aver disegnato una disciplina comune in tutti gli Stati membri.

Forniamo quindi di seguito la definizione comunitaria utile per individuare quali sono le PMI e quali i parametri da considerare.

Definizione UE micro, piccola e media impresa per i bandi pubblici

La Raccomandazione n. 2003/361/CE definisce come impresa ogni entità a prescindere dalla forma giuridica rivestita, che eserciti un’attività economica.

Rientrano quindi nella categoria delle imprese le entità che esercitano un’attività artigianale o altre attività a titolo individuale o familiare, le società di persone o le associazioni che esercitino un’attività economica.

Accanto alla definizione generale vi è poi quella specifica che riguarda le PMI. Secondo le regole UE, recepite in Italia con il DM del 18 aprile 2015, si considerano micro, piccole e medie le imprese che:

occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di EUR oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di EUR.

Sono quindi tre i parametri utilizzati:

  • il numero di dipendenti,
  • il fatturato annuo;
  • il totale in bilancio.

All’interno del testo della Raccomandazione UE che definisce le PMI sono analizzati i criteri che hanno portato all’individuazione dei parametri di cui sopra.

Il numero di dipendenti viene definito come uno dei più significativi, elemento che tuttavia sarebbe poco rilevante se non affiancato a quelli finanziari.

Il requisito del limite di fatturato consente di apprezzare la “vera importanza di un’impresa, i suoi risultati e la sua situazione rispetto ai concorrenti”.

A questo è tuttavia necessario affiancare il parametro del totale di bilancio, il quale riflette l’insieme degli averi di un’impresa e che consente di superare le variazioni e le differenze di fatturato che, come evidente, possono essere condizionate da diversi fattori.

Prima di analizzare punto per punto la definizione di PMI, si allegano di seguito la Raccomandazione della Commissione Europea 2003/361/CE ed il Decreto Ministeriale di recepimento del 18 aprile 2005.

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Raccomandazione Commissione Europea 2003/361/CE
Definizione delle microimprese, piccole e medie imprese
PDF - 162.5 Kb
Decreto Ministeriale 18 aprile 2005
Definizione PMI

Definizione PMI: limiti micro, piccole e medie imprese

Nella macro categoria delle PMI è necessario poi analizzare le diverse tipologie di imprese, suddivise in base ai parametri dimensionali.

Sulla base della definizione UE,

  • si definisce piccola impresa un’impresa che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di euro.
  • si definisce microimpresa un’impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro.

È possibile quindi riassumere le regole e la definizione di micro, piccola e media impresa in un’utile tabella riepilogativa con i diversi parametri:

Definizione PMINumero di dipendentiFatturatoTotale di bilancio
Micro Impresa meno di 10 non superiore a 2 milioni di euro non superiore a 2 milioni di euro
Piccola impresa meno di 50 non superiore a 10 milioni di euro non superiore a 10 milioni di euro
Media impresa meno di 250 non superiore a 50 milioni di euro non superiore a 43 milioni di euro

I requisiti relativi al numero di dipendenti e al totale del fatturato, o al numero di dipendenti e al totale di bilancio, devono ambedue sussistere e sono cumulativi. È invece prevista l’alternatività tra i requisiti di fatturato e totale di bilancio (la scelta di quale considerare dipende dalla convenienza dell’azienda).

Definizione UE PMI: totale del fatturato e di bilancio

Per la verifica dei requisiti richiesti, il totale del fatturato previsto dalla definizione di micro, piccola e media impresa dovrà essere calcolato tenendo conto della voce A.1 del conto economico.

Si tratta quindi dell’importo netto del volume d’affari, ovvero gli importi provenienti dalla vendita di prodotti e dalla prestazione di servizi rientranti nelle attività ordinarie della società, diminuiti degli sconti concessi sulle vendite nonché dell’IVA e delle altre imposte direttamente connesse con il volume d’affari

Per totale di bilancio si intende invece il totale dell’attivo patrimoniale.

Secondo quanto previsto dal DM del 18 aprile 2005, per la verifica di fatturato e totale di bilancio bisognerà far riferimento ai dati dell’ultimo esercizio contabile chiuso ed approvato precedentemente la data di sottoscrizione della domanda di agevolazione.

Per le imprese esonerate dalla tenuta della contabilità ordinaria e/o dalla redazione del bilancio le predette informazioni sono desunte, per quanto riguarda il fatturato dall’ultima dichiarazione dei redditi presentata e, per quanto riguarda l’attivo patrimoniale, sulla base del prospetto delle attività e delle passività redatto con i criteri di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1974 n. 689 ed in conformità agli articoli 2423 e seguenti del codice civile.

Per le imprese per le quali alla data di sottoscrizione della domanda di agevolazione non è stato approvato il primo bilancio ovvero, nel caso di imprese esonerate dalla tenuta della contabilità ordinaria e/o dalla redazione del bilancio, non è stata presentata la prima dichiarazione dei redditi, sono considerati esclusivamente il numero degli occupati ed il totale dell’attivo patrimoniale risultanti alla stessa data.

Definizione UE PMI: numero di dipendenti

Per il calcolo del numero di occupati, bisogna invece far riferimento ai dipendenti dell’impresa a tempo determinato o indeterminato, iscritti nel libro matricola dell’impresa e legati all’impresa da forme contrattuali che prevedono il vincolo di dipendenza, fatta eccezione di quelli posti in cassa integrazione straordinaria.

La Raccomandazione UE scende ancora più nel dettaglio. Gli effettivi corrispondono al numero di unità lavorative-anno (ULA), ovvero al numero di persone che, durante tutto l’anno in questione, hanno lavorato nell’impresa o per conto di tale impresa a tempo pieno.

Il lavoro dei dipendenti che non hanno lavorato tutto l’anno oppure che hanno lavorato a tempo parziale, a prescindere dalla durata, o come lavoratori stagionali, è contabilizzato in frazioni di ULA.

Gli effettivi sono composti:

  • dai dipendenti che lavorano nell’impresa;
  • dalle persone che lavorano per l’impresa, ne sono dipendenti e, per la legislazione nazionale, sono considerati come gli altri dipendenti dell’impresa;
  • dai proprietari gestori;
  • dai soci che svolgono un’attività regolare nell’impresa e beneficiano di vantaggi finanziari da essa forniti.

Gli apprendisti con contratto di apprendistato o gli studenti con contratto di formazione non sono contabilizzati come facenti parte degli effettivi. La durata dei congedi di maternità o parentali non è contabilizzata.

Definizione UE di PMI: differenza tra imprese autonome, associate e collegate

Ai fini dell’accesso a bandi e contributi pubblici, l’impresa dovrà individuare anche a quale tipologia appartiene, ovvero se fa parte delle imprese autonome, associate e collegate.

Soltanto le imprese autonome possono infatti accedere ai bandi pubblici.

Anche in tal senso, la definizione di ciascuna di essere è contenuta nella Raccomandazione UE, la quale specifica che l’ulteriore differenziazione è importante al fine di valutare la realtà economica della PMI, ed escludere dalla definizione i gruppi di imprese il cui potere economico supera quello di una PMI.

Definizione UE imprese associate
Partiamo quindi dalla definizione di imprese associate.

Sono considerate tali le imprese tra le quali esiste la seguente relazione:

un’impresa detiene, da sola oppure insieme ad una o più imprese collegate, il 25% o più del capitale o dei diritti di voto di un’altra impresa.

Il limite del 25% può essere raggiunto o superato, senza determinare la qualifica di impresa associata, qualora siano presenti le categorie di investitori di seguito elencati, a condizione che gli stessi investitori non siano individualmente o congiuntamente collegati all’impresa richiedente:

  • società pubbliche di partecipazione, società di capitale di rischio, persone fisiche o gruppi di persone fisiche, esercitanti regolare attività di investimento in capitali di rischio («business angels») che investono fondi propri in imprese non quotate, a condizione che il totale investito da suddetti «business angels» in una stessa impresa non superi 1.250.000 euro;
  • università o centri di ricerca senza scopo di lucro;
  • investitori istituzionali, compresi i fondi di sviluppo regionale;
  • autorità locali autonome aventi un budget annuale inferiore a 10 milioni di euro e meno di 5.000 abitanti.

Definizione UE imprese collegate
Si definiscono imprese collegate le imprese fra le quali esiste una delle relazioni seguenti:

  • un’impresa detiene la maggioranza dei diritti di voto degli azionisti o soci di un’altra impresa;
  • un’impresa ha il diritto di nominare o revocare la maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione, direzione o sorveglianza di un’altra impresa;
  • un’impresa ha il diritto di esercitare un influenza dominante su un’altra impresa in virtù di un contratto concluso con quest’ultima oppure in virtù di una clausola dello statuto di quest’ultima;
  • un’impresa azionista o socia di un’altra impresa controlla da sola, in virtù di un accordo stipulato con altri azionisti o soci dell’altra impresa, la maggioranza dei diritti di voto degli azionisti o soci di quest’ultima.

La definizione di impresa collegata o associata è altrettanto importante per determinare la possibilità o meno di accedere ai bandi e contributi pubblici. La verifica viene infatti effettuata con riferimento alla data di sottoscrizione della domanda di agevolazione sulla base dei dati in possesso della società (ad esempio libro soci), a tale data, e delle risultanze del registro delle imprese.

Ad eccezione dei casi relativi alle imprese associate, un’impresa sebbene rientri in tutti i parametri dimensionali di cui sopra, non può mai essere considerata una PMI se almeno il 25% del suo capitale o dei suoi diritti di voto è controllato direttamente o indirettamente da uno o più organismi collettivi pubblici o enti pubblici, a titolo individuale o congiuntamente.

È tuttavia previsto previsto che l’impresa richiedente è considerata autonoma nel caso in cui il suo capitale sia disperso in modo tale che risulti impossibile determinare da chi è posseduto e l’impresa medesima dichiari di poter presumere in buona fede l’inesistenza di imprese associate e/o collegate.

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