Pensioni: nel 2027 tagli alla rivalutazione fino al 68%

Francesco Rodorigo - Pensioni

Dal prossimo anno torneranno i tagli alla rivalutazione delle pensioni. Salvi solo i pensionati con un assegno non superiore a 4 volte il minimo INPS

Pensioni: nel 2027 tagli alla rivalutazione fino al 68%

Le previsioni degli ultimi giorni si sono avverate: il prossimo anno tornano i tanto discussi tagli alla rivalutazione delle pensioni più alte.

La conferma arriva direttamente dal testo della Legge di Bilancio 2027 bollinato dalla Ragioneria e inviato al Parlamento.

Come nel biennio 2023/2024, la rivalutazione all’inflazione resta piena solo per gli assegni non superiori a 4 volte il minimo INPS (2.447,40 euro nel 2026), poi scende gradualmente all’aumentare dell’assegno.

I tagli variano da un minimo del 15 per cento a un massimo del 68 per cento per gli assegni oltre 10 volte il minimo INPS.

Pensioni: tagli alla rivalutazione fino al 68%

Con la Legge di Bilancio 2027 arriva una nuova stangata sulle pensioni: non per tutti ma solo per i pensionati con gli assegni più alti, oltre i 2.447,40 euro lordi al mese.

Il meccanismo è lo stesso attuato qualche anno fa, nel biennio 2023-2024, durante la scorsa impennata dell’inflazione.

L’adeguamento delle pensioni all’inflazione, la cosiddetta perequazione delle pensioni, viene effettuato sulla base della variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo. In attesa del valore ufficiale che arriverà con apposito decreto del Ministero delle Finanze, le stime attuali indicano una rivalutazione pari al 2,9 per cento.

Ad oggi, ricordiamo, la rivalutazione degli assegni in adeguamento all’inflazione avviene secondo un meccanismo basato su tre diverse fasce di reddito:

  • 100 per cento per i trattamenti fino a 4 volte il trattamento minimo;
  • 90 per cento per quelli tra 4 e 5 volte il minimo;
  • 75 per cento per quelli superiori a 5 volte il minimo.

Il disegno di Legge di Bilancio 2027, invece, ripropone il meccanismo a 5 fasce che riduce gradualmente il valore della rivalutazione al crescere dell’assegno.

Come detto, restano tutelati i pensionati con assegni fino a 4 volte il minimo INPS, che nel 2026 corrisponde a 2.447,40 euro.

Per tutti gli altri la percentuale di rivalutazione si riduce al crescere dell’assegno. Nello specifico, la rivalutazione scende:

  • all’85% per i trattamenti compresi tra 4 e 5 volte il minimo INPS;
  • al 53% per i trattamenti compresi tra 5 e 6 volte il minimo;
  • al 47% per i trattamenti compresi tra 6 e 8 volte il minimo;
  • al 37% per i trattamenti compresi tra 8 e 10 volte il minimo;
  • al 32% per i trattamenti superiori a 10 volte il minimo.

Questo significa che le pensioni più altre subiranno una riduzione che varia dal 15 al 68 per cento se si calcolano anche i tagli già previsti dal vecchio meccanismo. Dal 75% al 32% il taglio alla rivalutazione è del 57,3%. La percentuale di rivalutazione si applica all’intero assegno e non secondo un meccanismo a scaglioni come accade ad esempio per l’IRPEF.

Nella tabella la rivalutazione collegata all’importo 2026.

Fascia di importoPercentuale di rivalutazione 2027
Fino a 2.447,40 euro 100%
Tra 2.447,41 e 3.059,25 euro 85%
Tra 3.059,26 e 3.671,10 euro 53%
Tra 3.671,10 e 4.894,80 euro 47%
Tra 4.894,81 e 6.118,50 euro 37%
Oltre 6.118,51 euro 32%

Va precisato che il DdL Bilancio 2027 prevede una clausola di salvaguardia per garantire a chi supera di poco una delle soglie di evitare di riceva una pensione rivalutata in misura inferiore a quella di chi si trova esattamente sulla soglia.

I tagli alla rivalutazione riaccendono la discussione

I risparmi per la spesa pensionistica nel 2027 sono stimati dalla relazione tecnica attorno al miliardo e mezzo lordo. Le maggiori entrate derivanti dal taglio alla rivalutazione saranno indirizzate anche alla copertura del nuovo fondo per la flessibilità in uscita (per il quale è prevista una copertura di 850 milioni annui nel triennio), che la Lega chiede di destinare alla nuova Quota 100.

Un proposito che appare poco probabile dati i costi di gestione. I 2,55 miliardi totali del fondo, si legge nel testo, sono “da destinare al finanziamento di interventi, da adottare con successivo provvedimento legislativo, diretti a disciplinare misure di supporto in uscita dal mercato del lavoro, anche con riferimento a specifici soggetti in difficoltà e con eventuali misure in materia di ammortizzatori sociali”. Si preannuncia quindi una canale di uscita più selettivo rispetto a una generica uscita a 64 anni.

Entro la soglia dei 2.479,20 euro rientra la maggioranza delle pensioni italiane ma naturalmente il ridimensionamento della rivalutazione ha portato a non poche discussioni quando fu applicato tre anni fa e lo stesso si prospetta per il 2027.

I tagli effettuati tre anni fa, ripresi dal prossimo anno, sono stati molto discussi tanto da finire in due diverse occasioni davanti al giudizio della Corte Costituzionale la quale li ha ritenuti legittimi data la situazione emergenziale.

Possono quindi essere legittimamente riproposti purché ragionevoli, proporzionati e giustificati da esigenze solidaristiche interne al sistema ma non mancheranno le polemiche.

Ad ogni modo, per tutte le conferme si attende la conclusione dell’iter parlamentare dove potrebbero arrivare nuove sorprese.