Sacchetti bio per frutta e verdura: si possono portare da casa

Anna Maria D’Andrea - Leggi e prassi

I sacchetti bio per l'acquisto di frutta e verdura potranno essere portati anche da casa: a stabilirlo è il Consiglio di Stato che, tuttavia, impone ai negozianti l'onere di controllarne l'idoneità.

Sacchetti bio per frutta e verdura: si possono portare da casa

I sacchetti bio per l’acquisto di frutta e verdura potranno essere portati anche da casa: a stabilirlo è il Consiglio di Stato, con il parere del 29 marzo 2018.

Si apre un nuovo capitolo sull’obbligo di pagamento dei sacchetti bio nei supermercati, quella che in molti avevano rinominato la tassa sulla spesa, con non poche criticità.

Se è vero che ai consumatori viene offerta un’alternativa al pagamento di quei pochi centesimi che avevano causato polemiche e malumori, è altrettanto vero che il Consiglio di Stato introduce ulteriori compiti per i negozianti, tenuti a controllare che i sacchetti portati da casa siano idonei alla normativa.

L’apertura del Consiglio di Stato e la possibilità di portare buste, sacchetti e retine da casa, è in netto contrasto rispetto a quanto riportato in una lettera del Ministro dell’Ambiente Galletti per il quale, invece, non era prevista la possibilità di riutilizzo di buste portate da casa, “per un coordinamento con le regole di sicurezza alimentare e igiene degli alimenti”.

Sacchetti bio per frutta e verdura: per il Consiglio di Stato si possono portare da casa

L’obiettivo delle nuove regole in materia di sacchetti biodegradabili è quello di ridurre l’uso e il consumo di plastica: norme comunitarie che l’Italia ha deciso di adottare introducendo l’obbligo di pagamento.

Una somma contenuta, che oscilla tra l’1 e i 2 centesimi a busta e che pian piano gli italiani hanno fatto l’abitudine a pagare nonostante le proteste iniziali. Da oggi, tuttavia, per i consumatori cambia tutto.

Per il Consiglio di Stato, infatti, non è sempre obbligatorio pagare ma i clienti potranno portare le buste bio anche da casa, idonee all’utilizzo e nel rispetto della normativa sull’igiene alimentare.

Lo scopo delle nuove regole è limitare la diffusione delle borse in plastica e l’inquinamento ambientale, ragion per cui per l’acquisto di alimenti freschi al supermercato è stato introdotto un costo anche per i sacchetti trasparenti: non possono più essere ceduti a titolo gratuito ma dovranno risultare sullo scontrino.

In tal modo, la busta diventa un bene commerciabile dal valore autonomo e indipendente rispetto a quello della merce che è destinata a contenere.

Ed è proprio per questo che non è possibile vietare ai consumatori di portare da casa i sacchetti bio per frutta e verdura: in sostanza, l’acquisto della busta non è collegato a quello del prodotto, ma si tratta di due beni separati.

Buste bio da casa dovranno essere idonee

I consumatori potranno utilizzare sacchetti acquistati anche fuori dal supermercato, portati da casa, che dovranno tuttavia essere idonei al contatto con gli alimenti secondo le regole attualmente in vigore.

Il Consiglio di Stato specifica inoltre che l’obbligo di pagamento dei sacchetti per frutta e verdura ha come obiettivo anche quello di incentivare l’utilizzo di materiali alternativi alla plastica, meno inquinanti, quale in primo luogo la carta.

Pertanto viene dato il via libera all’utilizzo di buste portate da casa in alternativa a quelle messe a disposizione a pagamento dal supermercato, così come di altri contenitori che, tuttavia dovranno essere idonei a contenere alimenti come frutta e verdura.

Di conseguenza, gli operatori del settore alimentare non potranno impedire ai consumatori di portare i sacchetti da casa, ma dovranno verificarne l’idoneità e la conformità alla normativa.

Ai commercianti l’obbligo di verificare l’idoneità dei sacchetti portati da casa

La possibilità di evitare di comprare i sacchetti al supermercato portandoli da casa comporterà l’obbligo per gli esercenti di controllare che le buste utilizzate dai consumatori siano idonee e rispettino la normativa sulla tutela dell’igiene alimentare.

Quali sacchetti potranno essere portati da casa? Il Consiglio di Stato riepiloga la normativa tutt’ora in vigore, citando innanzitutto il regolamento (CE) 1935/2004 che stabilisce i requisiti generali e specifici per materiali e oggetti destinati ad entrare in contatto con gli alimenti.

Il criterio generale è che i materiali o gli oggetti destinati a venire a contatto, direttamente o indirettamente, con i prodotti alimentari devono essere “sufficientemente inerti da escludere il trasferimento di sostanze ai prodotti alimentari in quantità tali da mettere in pericolo la salute umana o da comportare una modifica inaccettabile della composizione dei prodotti alimentari o un deterioramento delle loro caratteristiche”.

In merito ai materiali plastici che potranno essere utilizzati, i negozianti dovranno accertare che sia rispettato dai consumatori il regolamento (UE) 1895/2005 sulla restrizione dell’uso di alcuni derivati epossidici in materiali e oggetti destinati a entrare in contatto con prodotti alimentari, il regolamento (CE) 282/2008 sugli oggetti in plastica riciclata destinati al contatto con gli alimenti, il regolamento (CE) 450/2009 sui materiali attivi destinati al contatto con gli alimenti.

Una serie di disposizioni che i titolari di esercizi commerciali dovranno tenere bene a mente: su di loro grava l’obbligo di controllo su tutti i fattori che possono comportare rischi sulla sicurezza dei prodotti compravenduti all’interno del punto vendita tra cui anche sugli eventuali sacchetti che il consumatore intende utilizzare.

Ciascun esercizio commerciale sarà dunque tenuto alla verifica dell’idoneità e della conformità a legge dei sacchetti utilizzati dal consumatore. Una criticità non di poco conto: quale supermercato avrà realmente in servizio dei “controllori di sacchetti”, soprattutto negli orari di punta?

Buste bio a pagamento: un obbligo dell’Unione Europea? Non proprio...

Particolarmente interessante è, alla luce delle polemiche degli scorsi mesi, la precisazione contenuta nel parere del Consiglio di Stato sulla normativa comunitaria e sull’introduzione dell’obbligo di pagamento dell buste biodegradabili.

Le restrizioni sulle borse ultraleggere non paiono imposte dalla direttiva (UE) 2015/720:

Invero, il paragrafo 1-bis dell’articolo 4 della direttiva 2015/720 si rivolge alle sole borse di plastica in materiale leggero; mentre, il successivo paragrafo 1-ter consente (non obbliga) agli Stati membri di adottare misure, tra cui strumenti economici e obiettivi di riduzione nazionali, in ordine a qualsiasi tipo di borse di plastica, indipendentemente dal loro spessore.

Insomma, il Consiglio di Stato chiarisce un aspetto fondamentale: ad introdurre l’obbligo di pagamento dei sacchetti per frutta e verdura è stato il Legislatore italiano, ben consapevole che sarebbe bastato parlare di soldi per sensibilizzare gli italiani a consumare meno plastica.