Rinnovo contratti, 6,5 milioni i lavoratori ancora in attesa. Nessun aumento negli stipendi della PA

Stefano Paterna - Lavoro

Rinnovo contratto necessario per il 53 per cento dei dipendenti, secondo i dati diffusi dall'Istat. Le retribuzioni orarie nel periodo gennaio-settembre 2021 sono aumentate solo dello 0,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2020, mentre l'inflazione è stata dell'1,7 per cento. Penalizzati soprattutto gli addetti a settori come tessile, l'abbigliamento, edilizia, commercio e pubblica amministrazione.

Rinnovo contratti, 6,5 milioni i lavoratori ancora in attesa. Nessun aumento negli stipendi della PA

Rinnovo contratti, a fine settembre 2021 sono ancora 6,5 milioni i lavoratori con contratto scaduto.

A comunicarlo è l’Istat che rileva invece come siano circa 5,8 milioni i dipendenti che rientrano nei 39 contratti collettivi ancora in vigore: cifra che corrisponde solo al 47 per cento del totale e al 46,9 per cento del complesso delle retribuzioni.

L’Istituto di statistica fornisce inoltre dati non positivi anche per l’incremento del periodo di attesa necessario in media per giungere a un rinnovo che passa per il totale dei dipendenti da 14,1 mesi a 15,2.

Particolarmente penalizzato è il comparto pubblico che non vede alcun aumento tendenziale delle retribuzioni orarie. Per i lavoratori dipendenti, in generale gli stipendi aumentano dello 0,6 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Rinnovo contratti, 6,5 milioni i lavoratori ancora in attesa. Nessun aumento negli stipendi della PA

Secondo Istat a fine settembre 2021 i contratti in vigore erano 39 e come abbiamo visto riguardavano solo una minoranza dei dipendenti italiani sia in termini di numeri (47 per cento) che di valore sul complesso delle retribuzioni (46,9 per cento).

Scendendo più nel dettaglio Istat ci dice anche che nel corso del trimestre luglio-settembre sono stati rinnovati cinque contratti collettivi di lavoro: agricoltura-impiegati, tessili, vestiario e maglierie, poste, pulizia locali e scuola privata laica.

La sottoscrizione di questi accordi ha fatto così scendere a 34 i contratti in attesa di essere rinnovati a fine settembre 2021, riguardanti 6,5 milioni di lavoratori: ovvero un milione in meno rispetto al dato del secondo trimestre.

Tuttavia, la percentuale di lavoratori con contratti scaduti rimane assai alta per numero (53 per cento) e anche per valore complessivo i salari sul monte retributivo complessivo (53,1 per cento).

Altro indice delle difficoltà economiche è costituito dall’incremento del tempo di attesa necessario al rinnovo per i lavoratori con contratti scaduti. Nel giro di un anno, dal settembre 2020 allo stesso mese di quest’anno, si passa da 17,9 mesi a più del doppio, 28,7 mesi di attesa.

Il dato dell’attesa aumenta ovviamente anche se si prende come riferimento l’intero universo dei lavoratori e non solo quelli con il contratto scaduto: in questo caso rispetto al settembre dello scorso anno il tempo medio cresce da 14,1 a 15,2 mesi.

Con dati di questo genere è peraltro inevitabile che ne risentano anche le retribuzioni dei lavoratori dipendenti, a maggior ragione in presenza di un tasso di inflazione crescente.

Lavoro, stipendi in sofferenza e inflazione crescente

La sofferenza delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti in relazione al tasso di inflazione viene certificata anche dall’Aran in una nota di aggiornamento al comunicato dell’Istat.

Nel breve testo, riprendendo il dato Istat dell’aumento medio della retribuzione oraria pari allo 0,6 per cento nel 2021 rispetto al periodo gennaio-settembre 2020, si rileva che il tasso di inflazione nello stesso periodo è stato dell’1,7 per cento, quindi di due terzi superiore.

Peraltro, l’aumento degli stipendi orari non è stato uniforme per tutte le categorie di dipendenti: ne hanno beneficiato di più i lavoratori dell’industria con una crescita dell’1,2 per cento, mentre per quelli dei servizi privati l’aumento è stato solo dello 0,8 per cento e del tutto nullo per i dipendenti della pubblica amministrazione che da tempo appunto hanno contratti scaduti.

All’interno del settore industriale, in particolare hanno goduto di aumenti della retribuzione oraria tendenzialmente più elevati i lavoratori dei comparti estrazione minerali ed energia e petroli (entrambi con una crescita del 2,7 per cento) e del legno, carta e stampa (in aumento del 2,3 per cento).

Gli addetti ad altri comparti produttivi hanno invece seguito la stessa sorte di quelli della pubblica amministrazione con aumenti nulli delle retribuzioni tendenziali orarie: ad esempio i dipendenti del tessile, dell’abbigliamento e della lavorazione pelli, dell’edilizia, del commercio e delle farmacie private.

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