Riforma della pubblica amministrazione: cosa cambia nel 2019

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Riforma della pubblica amministrazione 2019: il Consiglio dei ministri del 21 dicembre ha approvato un disegno di legge su proposta del ministro Bongiorno. Novità sulle modalità dei concorsi, sull'accesso alla qualifica dirigenziale e sulle valutazioni dell'attività.

Riforma della pubblica amministrazione: cosa cambia nel 2019

Riforma della pubblica amministrazione 2019, cosa cambia e quali le novità in arrivo?

Il Consiglio dei Ministri del 21 dicembre ha approvato in esame preliminare un disegno di legge che impegna il Governo all’approvazione, entro i prossimi 18 mesi, di uno o più decreti legislativi con l’obiettivo del miglioramento delle prestazioni dell’apparato pubblico.

Il progetto di riforma della pubblica amministrazione è ovviamente frutto in prima battuta del ministro competente Giulia Bongiorno ed è arrivato proprio nel momento in cui l’esponente governativo è al centro delle polemiche per il rinvio delle assunzioni pubbliche al 15 novembre del 2019.

Al momento, il disegno di legge consta soprattutto di “generalissimi” principi:

  • individuare soluzioni concrete per garantire l’efficienza delle pubbliche amministrazioni,
  • il miglioramento dell’organizzazione amministrativa e l’incremento della qualità dei servizi erogati - si afferma nel comunicato di Palazzo Chigi - in primo luogo mediante una riforma del rapporto di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni che punti alla valorizzazione del merito, della competenza e delle capacità organizzative e relazionali del personale”.

Riforma della pubblica amministrazione 2019: il legame con il “decreto Concretezza”

È evidente però come al centro dell’attenzione ci sia la prestazione di lavoro nell’ambito del pubblico impiego e che, in questo senso, il testo vada inteso alla luce del precedente “decreto Concretezza” e ne sia un’estensione e un completamento. Tanto è vero che il comunicato della Presidenza del consiglio dei ministri che ne annuncia l’adozione segnala tra le novità:

“l’istituzione di un sistema nazionale di valutazione della performance coordinato dal Dipartimento della funzione pubblica, finalizzato anche all’individuazione e condivisione delle buone pratiche in materia di gestione del ciclo della performance”.

Un organismo che richiama subito alla mente il “Nucleo concretezza” e gli aspetti legati al controllo delle presenze e alla lotta all’assenteismo nella pubblica amministrazione.

Gli altri aspetti innovativi segnalati riguardano il coinvolgimento degli utenti in rapporto diretto con la PA e l’impiego di soggetti anche estranei alla stessa purché in possesso di competenza in materia di gestione amministrativa e di gestione delle risorse umane.

Riforma della pubblica amministrazione: novità su accesso al pubblico impiego e alla qualifica dirigenziale

Il disegno di legge, inoltre, punta a una ristrutturazione dello schema dei concorsi pubblici, con l’obiettivo di una riduzione dei tempi e dei costi per la loro effettuazione, l’impiego di strumenti informatici per tutti i concorsi pubblici e l’adozione di test psico-attitudinali per la verifica delle capacità relazionale del personale.

Previsti concorsi anche per l’accesso al ruolo di dirigente. In questo caso, solo la Scuola nazionale dell’Amministrazione sarà in grado di svolgerli. Disposizioni ci saranno anche sul versante della agevolazione della mobilità del personale e sulla possibilità della contrattazione collettiva di derogare alle norme di legge.

Troppo presto per giudicare, ma l’avvio non è dei migliori

Ora il Disegno di legge andrà all’esame della Conferenza unificata e quindi al confronto con regioni, comuni, Città metropolitane, ecc.

Pertanto è decisamente prematuro qualsiasi giudizio di merito di quest’abbozzo di riforma. L’unica cosa certa da segnalare è che il provvedimento rischia di partire come “un’anatra zoppa” proprio perché nasce tra i malumori e le polemiche sulle mancate risorse per il rinnovo di contratti del pubblico impiego e sul rinvio delle assunzioni.

Soprattutto in un momento nel quale vengono affidati all’amministrazione pubblica anche nuovi compiti come nel caso dell’obbligo della fatturazione elettronica negli appalti pubblici, approvato nella stessa seduta del Consiglio dei ministri del 21 dicembre.

In questo contesto, qualsiasi tentativo di razionalizzazione della macchina dello Stato rischia di essere avvertita solo come a carico del personale pubblico, visto come causa dell’inefficienza dell’amministrazione e come soggetto collettivo da controllare e punire. In sostanza è difficile ricavare qualità se non si hanno risorse per qualificare e premiare il lavoro pubblico.

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