Reddito di cittadinanza: tre proposte di modifica

Giuseppe Guarasci - Leggi e prassi

Reddito di cittadinanza, tre proposte di modifica arrivano dall'On. Luigi Marattin di Italia Viva, Presidente in Commissione Finanze della Camera. Il fallimento della misura sul fronte del reinserimento lavorativo è evidente, e serve un ripensamento complessivo.

Reddito di cittadinanza: tre proposte di modifica

Reddito di cittadinanza, servono tre modifiche immediate. È l’Onorevole Luigi Marattin di Italia Viva a proporle, nell’intervista rilasciata ad Informazione Fiscale il 16 ottobre 2020.

Accanto ad un’approfondita discussione su tempi e contenuti della riforma fiscale, con il Presidente della Commissione Finanze della Camera abbiamo parlato del reddito di cittadinanza e dell’insuccesso della parte della misura legata alle politiche attive per il lavoro.

Secondo Marattin e secondo Italia Viva, l’errore del reddito di cittadinanza è stato attribuire tre diversi compiti ad un unico strumento. Tre obiettivi slegati, ovvero quello di combattere la povertà, trovare un lavoro alle persone ed integrare i redditi bassi.

Per l’Onorevole Marattin serve invece dividere i tre filoni d’intervento, e propone tre modifiche al reddito di cittadinanza.

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Reddito di cittadinanza: tre proposte di modifica, dal ruolo dei Comuni al calcolo in base al costo della vita. L’opinione di Luigi Marattin

Il confronto con l’Onorevole Marattin coincide con la data di pubblicazione da parte dell’INPS dell’Osservatorio sul reddito e sulla pensione di cittadinanza aggiornato a settembre 2020.

I nuclei familiari percettori sono in totale 1.327.888, in aumento del 25% rispetto a gennaio, per un importo medio mensile di 563,04 euro. Il dato complessivo dei beneficiari è di 2.977.331, tra cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari con regolare permesso di soggiorno.

È la Campania la regione con il maggior numero di beneficiari del reddito di cittadinanza (248.565 nuclei familiari), seguita dalla Sicilia (218.052), dal Lazio (111.704) e dalla Puglia (110.128). Quattro regioni ospitano più della metà del totale dei beneficiari, il 57,8%.

I numeri forniti dall’INPS mostrano l’efficacia del reddito di cittadinanza, almeno per quel che riguarda il fronte assistenziale.

Diversi sono invece i dati relativi alle politiche attive ed al reinserimento lavorativo. Le offerte di lavoro totali sono state ad oggi 220.000. 196.000 persone hanno trovato lavoro. I numeri evidenziano quindi che il “punto debole” del reddito di cittadinanza è proprio la capacità di agire sul fronte del reinserimento nel mondo del lavoro.

Già è complicato con uno strumento raggiungere un obiettivo, figuriamoci tre”. L’opinione del Presidente Marattin sul reddito di cittadinanza è chiara e tranchant, e nell’intervista rilasciataci il 16 ottobre 2020 avanza tre proposte di modifica:

  • coinvolgere in misura maggiore i comuni, perché hanno il polso della situazione e sanno chi sono le persone disagiate;
  • tener più conto del nucleo familiare, ovvero della scala di equivalenza. È sbilanciata verso single e a sfavore delle famiglie, mentre “per evitare che un bambino nato povero rimanga povero”, è cruciale che si tenga conto della situazione complessiva del nucleo familiare, perché “il background di povertà rischia di condizionare il cammino del bambino, del ragazzo dell’uomo”;
  • c’è poi il tema delle differenziazioni territoriali. Il costo della vita, afferma Marattin, non è uguale al Nord ed al Sud. Se viene data la stessa somma a tutti, si sfavorisce una parte del Paese rispetto all’altra.

Sono queste tre modifiche immediate al reddito di cittadinanza proposte dal deputato di Italia Viva Luigi Marattin, ma la cosa più importante è dividere la parte assistenziale da quella delle politiche attive del lavoro.

Il reddito di cittadinanza “è stato un fallimento”. Servono nuovi strumenti per le politiche attive

Alle tre modifiche immediate proposte dall’Onorevole Marattin, si affianca poi la necessità di scindere la parte legata alle politiche attive da quella di carattere assistenziali.

Non lo nega più nessuno che su questo fronte il reddito di cittadinanza è stato un fallimento, afferma Marattin:

i navigator e tutto quello che gira attorno sono stati un fallimento totale.
Per le politiche attive servono altri strumenti, serve l’assegno di ricollocazione e rifare il sistema di formazione professionale. Tutta una serie di cose che provammo anche a fare, ma poiché la competenza lavoro è una competenza concorrente tra Stato e Regioni, è più difficile portare avanti queste riforme.

Per quel che riguarda l’obiettivo di integrare i salari bassi, Italia Viva propone l’imposta negativa, strumento che aiuta ad integrare i salari bassi e che può essere ripreso nella riforma fiscale, per aiutare i working poor senza distruggere l’incentivo al lavoro, effetto perverso del reddito di cittadinanza.

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