Cgia di Mestre: la PA italiana tra le peggiori d’Europa

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

La Pubblica Amministrazione italiana è tra le peggiori d'Europa: a confermarlo è uno studio della CGIA di Mestre (dati 2017) secondo il quale solo la Grecia ha fatto peggio. Otto regioni italiane del centro-sud sono tra le peggiori venti nel continente. Il Trentino è la migliore in Italia, ma solo al 118° posto in classifica.

Cgia di Mestre: la PA italiana tra le peggiori d'Europa

La pubblica amministrazione italiana è tra le peggiori in Europa: in particolare solo la Grecia riesce a fare di peggio.

Non che sia proprio una novità, ma visto che ad affermarlo è la Cgia di Mestre conviene riflettere sui dati forniti. La rilevazione condotta dall’Ufficio studi dell’associazione imprenditoriale veneta su dati della Commissione Europea è riferita al 2017 e colloca ai primi tre posti della graduatoria in merito alla qualità dei servizi offerti dalle amministrazione pubbliche la Finlandia, l’Olanda e il Lussemburgo, mentre la Slovacchia completa il terzetto dei peggiori con noi e i greci.

In particolare, la graduatoria dell’indagine europea è ricavata dall’indice Eqi (European Quality of Government Index) che misura le risposte dei cittadini su tre temi specifici: la qualità dei servizi; l’imparzialità delle PA e la corruzione.

Ad essere sottoposti all’esame sono i tre servizi pubblici con dimensione maggiormente “territoriale”, ovvero più facilmente percepibili da parte dei cittadini: istruzione; sanità e pubblica sicurezza.

La rilevazione ha coinvolto 80mila intervistati in Europa, 8400 in Italia. Da notare è che nel caso italiano (ma anche slovacco) a pesare in modo particolarmente negativo sul risultato del nostro apparato amministrativo è il tema della corruzione con un risultato di 26,9 (la Finlandia è all’82,2).

Pessima la prestazione della burocrazia italiana anche a livello regionale, dove nella lista delle 192 aree misurate compaiono 8 regioni italiane del centro-sud tra le peggiori venti: la Calabria si guadagna ad esempio il 190° scalino. Detto che in testa c’è la finlandese Åland, la migliore italiana è il Trentino che si colloca solo al 118 posto, con Emilia-Romagna e Veneto che seguono al 127° e 128°.

Al sud va proprio male con la Campania al 186°, l’Abruzzo al 189°.

Pubblica Amministrazione italiana, non tutto da buttare, ma insomma…

Ora anche la Cgia che, notoriamente non è mai stata tenera con la pubblica amministrazione, si sarà spaventata per i risultati perché insieme ai dati è stata diffusa anche una dichiarazione del coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo che ricorda come:

“sarebbe comunque sbagliato generalizzare, non tutta la nostra amministrazione pubblica è di bassa qualità. La sanità al Nord, molti settori delle forze dell’ordine, diversi centri di ricerca e istituti universitari assicurano delle performance che non temono confronti con il resto d’Europa. Ciò nonostante, il livello medio complessivo è preoccupante”.

Tanto più che, come la Cgia riporta, esistono dati dell’Ocse che rivelano come la produttività media delle imprese italiane sia più alta nelle zone con una amministrazione pubblica più efficiente. Una correlazione fondata sulle piccole dimensioni delle imprese nostrane che

“essendo prevalentemente di piccolissima dimensione – afferma il segretario della Cgia Renato Mason - hanno bisogno di un servizio pubblico efficiente ed economicamente vantaggioso, in cui le decisioni vengano prese senza ritardi e il destinatario sia in grado di valutare con certezza la durata delle procedure”.

Capire il perché

Fin qui i dati che fotografano una situazione del resto ben conosciuta. Ci sarebbe bisogno di fare un passo avanti e capire la causa di questa situazione e come modificarla: a meno che non ci si voglia accontentare della retorica sulla pigrizia dei dipendenti pubblici, soprattutto se meridionali.

È utile collegare i dati forniti dalla Cgia a quelli sul blocco delle assunzioni pubbliche in Italia che risale al 2010 e sulla media dei dipendenti pubblici sul totale degli occupati offerti da Eurostat di cui ci siamo già occupati.

Non sarà a questo punto difficoltoso comprendere come una politica costante di disinvestimento nel comparto pubblico e di svalorizzazione delle sue risorse non possa favorirne l’efficienza.

Non vi è dubbio, infatti, che vi è bisogno anche di un’opera di formazione e rimotivazione del personale delle amministrazioni pubbliche in Italia, ma anche un’iniziativa di questa natura sinora si è scontrata con i limiti imposti dalle politiche di austerità. È il nodo delle risorse che si conferma sempre più stretto e insostenibile.

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