Pensioni: la rivalutazione dei contributi per il 2027 compensa il taglio

Francesco Rodorigo - Pensioni

Il montante contributivo accumulato accumulato fino alla fine del 2025 sarà incrementato del 6,4%. La rivalutazione corposa, ufficializzata dal Ministero del Lavoro, compensa gli effetti negativi dei nuovi coefficienti in vigore dal 2027

Pensioni: la rivalutazione dei contributi per il 2027 compensa il taglio

Definiti i valori per la rivalutazione del montante contributivo per chi va in pensione nel 2027.

Il totale dei contributi versati sarà rivalutato del 6,33 per cento.

A comunicare i nuovi valori i coefficienti di rivalutazione per i nuovi trattamenti pagati dal prossimo anno è il Ministero del Lavoro che ha recepito la nota Istat con il valore del tasso annuo di capitalizzazione ai fini della rivalutazione dei montanti contributivi.

Una rivalutazione importante che compensa gli effetti negativi dei nuovi coefficienti per la liquidazione delle prestazioni in vigore dal 1° gennaio.

Chi andrà in pensione nel 2027 non sentirà gli effetti del taglio grazie alla rivalutazione più generosa, legata soprattutto alla ripresa post pandemia.

Pensioni: la rivalutazione dei contributi per il 2027 compensa il taglio

Chi andrà in pensione nel 2027, a parità di contributi versati, non riceverà un assegno più basso rispetto a chi è uscito dal lavoro nel 2026.

Era questa la preoccupazione sorta vedendo i nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo in vigore dal 1° gennaio, individuati dal decreto del Ministero del Lavoro del 16 ottobre 2026.

Tali coefficienti (aggiornati ogni due anni sulla base della speranza di vita nel Paese) risultano, infatti, più sfavorevoli e determinano tagli all’assegno della pensione da un minimo dell’1,21% in corrispondenza di un’età pari a 57 anni ad un massimo dell’1,97% per chi va in pensione a 71 anni.

Chi andrà in pensione nel 2027 però può tirare un sospiro di sollievo. Gli effetti negativi prodotti dai nuovi coefficienti sono contenuti da quelli che derivano dalla rivalutazione annuale del montante contributivo, cioè del totale dei contributi accumulati.

Come noto, la riforma Dini, legge n. 335/1995, prevede che per calcolare l’importo della pensione bisogna applicare i coefficienti al montante contributivo. Questo montante, però, deve essere rivalutato in modo tale da poter conservare negli anni almeno in parte il potere di acquisto. Ogni anno, dunque, Ministero del Lavoro e INPS provvedono ad aggiornare questi valori in base alla variazione del Pil verificatasi nei cinque anni precedenti e calcolata dall’Istat.

L’Istituto di statistica ha individuato, relativamente al 2026, il valore del tasso annuo di capitalizzazione ai fini della rivalutazione dei montanti contributivi nella nota del 16 ottobre, diffusa mercoledì scorso dal Ministero.

Questo tasso si applica, quindi, al montante accumulato al 31 dicembre 2025 per chi va in pensione nel 2027. Il valore è determinato in misura pari a 1,063359, che significa una rivalutazione del 6,33 per cento (l’anno scorso è stata del 4,04 per cento per cento).

Questo significa che i contributi accumulati verranno rivalutati del 6,33 per cento rispetto all’anno precedente, con un impatto anche sugli importi delle pensioni in pagamento dal 2027. Ad esempio un montante contributivo di 200.000 euro salirà a 212.660 euro, con conseguente variazione dell’importo dell’assegno.

La rivalutazione corposa, dunque, compensa del tutto gli effetti negativi prodotti dai nuovi coefficienti. Va detto però che i dati vanno letti con attenzione. Questo perché, come detto, la percentuale di rivalutazione è pari al tasso medio annuo composto di variazione del prodotto interno lordo nominale nei cinque anni precedenti. Quella di quest’anno, quindi, prende in considerazione il periodo 2021-2025, il che significa che il valore particolarmente elevato deriva soprattutto dalla ripresa post covid e meno dall’andamento degli ultimi anni. Il che lascia presagire che già dal prossimo anno la rivalutazione sarà molto più contenuta, quindi gli effetti negativi dei coefficienti in vigore fino al 2028 potrebbero farsi sentire di più.

Nota Istat del 16 ottobre 2026
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A chi si applica la rivalutazione del montante contributivo?

I nuovi coefficienti rivalutati dall’Istat e recepiti dal Ministero del Lavoro si applicano a tutti i lavoratori e le lavoratrici che rientrano nel sistema contributivo.

Si tratta in particolare:

  • dei dipendenti e degli autonomi iscritti per la prima volta a una gestione previdenziale dopo il 1° gennaio 1996;
  • di chi ha meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, per la quota calcolata con il metodo contributivo;
  • degli iscritti alla Gestione Separata INPS e dei liberi professionisti appartenenti alle Casse con sistemi contributivi puri.

I lavoratori e i datori di lavoro non devono fare nulla: la rivalutazione avviene in modo automatico.

Da sottolineare che da gennaio aumenteranno anche i requisiti per l’accesso alla pensione.

Dal 1° gennaio 2027, infatti, scatterà l’aumento, seppur graduale, dell’età pensionabile che passerà a 67 anni e 1 mese (poi 67 anni e 3 mesi dal 2028). Ad aumentare sono anche i requisiti per la pensione anticipata ordinaria: 42 anni e 10 mesi di contributi versati per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.