Cresce ancora il costo dei pacchi extra UE: da novembre si arriva a 5 euro per ogni prodotto

Rosy D’Elia - Tasse

A novembre entra in vigore la nuova tassa di gestione doganale UE per i prodotti che arrivano da paesi extra UE: cresce il costo dell'e-commerce e resta il rebus del contributo italiano

Cresce ancora il costo dei pacchi extra UE: da novembre si arriva a 5 euro per ogni prodotto

Ogni prodotto sotto i 150 euro in arrivo da paesi extra UE con il flusso dell’e-commerce potrà avere un costo aggiuntivo fino a 5 euro: è l’effetto delle nuove regole doganali previste dall’Unione europea.

Al dazio di tre euro in vigore da luglio, da novembre si aggiungerà anche la nuova tassa di gestione doganale di due euro: con una guida dedicata la Commissione europea ha chiarito l’impatto delle novità sui singoli pacchi.

Per l’Italia, però, resta l’incognita del contributo tutto italiano previsto dall’ultima Manovra e congelato fino al 1° dicembre.

E-commerce, cresce ancora il costo dei pacchi da novembre: si arriva a 5 euro

Prima di entrare nel dettaglio delle novità che arrivano dall’UE, bisogna specificare che i nuovi costi gravano su chi importa e, quindi, non sono dovuti direttamente da coloro che acquistano.

Nonostante ciò, le piattaforme fin dai primi momenti hanno fatto ricadere anche sui consumatori il peso delle nuove politiche doganali UE.

La revisione delle regole nasce dalla volontà di arginare il flusso dell’e-commerce generato da colossi cinesi come Temu e Shein, che hanno una grande offerta di prodotti a prezzi minimi.

Secondo la Commissione europea, nel 2024 i piccoli pacchi entrati nell’UE grazie al commercio elettronico ammontavano a 4,6 miliardi: il 91 per cento è arrivato dalla Cina.

In questa direzione si inseriscono le novità che hanno preso forma nell’ultimo anno. Dallo scorso luglio è venuta meno l’esenzione doganale per le spedizioni sotto i 150 euro: per ogni prodotto importato da paesi extra UE di importo inferiore si applica un dazio di tre euro. La misura è temporanea: si applica fino al 1° luglio 2028, data in cui dovrebbe debuttare il nuovo HUB doganale dell’UE.

Di diversa natura, invece, è il contributo di gestione (Union handling fee) in arrivo da novembre e per questo è aggiuntivo rispetto all’importo già dovuto dalla scorsa estate. Il nuovo codice doganale dell’Unione prevede questa novità per coprire i costi di gestione di di una richiesta di immissione in libera pratica delle merci qualora arrivino tramite vendite a distanza.

E-commerce, continua a crescere la tassa sulle spedizioni extra UE: come si calcola

Come si legge nella guida della Commissione Europea, è una commissione fissa di due euro che si applica per articolo come il dazio doganale temporaneo di 3 euro, ma indipendentemente dal valore degli articoli.

Le istruzioni non lasciano spazi a dubbi:

“Le merci in spedizioni di valore superiore a 150 euro sono soggette anche alla tassa di gestione, purché siano state vendute in un’operazione qualificabile come vendita a distanza. A differenza del dazio doganale temporaneo di tre euro, la tassa di gestione dell’Unione non è limitata nel tempo in quanto non ha carattere temporaneo.”

Il dazio si applica a ogni categoria di articolo, non per pacco.

Ad esempio, se un pacco contiene due camicette di cotone, un cappotto di lana e tre bottiglie di shampoo, dovranno essere pagati tre biglietti d’ingresso diversi per un totale di 9 euro a cui dovranno essere aggiunti altri tre contributi di gestione, con un costo complessivo di 15 euro.

Tassa sui pacchi extra UE: prende forma il quadro europeo, resta incerto quello nazionale

A complicare ulteriormente il panorama delle novità in Italia c’è anche la tassa sui pacchi nostrana: introdotta in tempi rapidissimi nella Manovra approvata per il 2026, dopo una falsa partenza è stata prorogata a più riprese e, con le novità del DL Carburanti di metà settembre, resta congelata fino al 1° dicembre.

Ora che il quadro europeo è stato definito, resta da risolvere anche la questione italiana: conservare il contributo nostrano creerebbe una doppia imposizione anche perché parte delle entrate UE andranno anche ai singoli Stati membri in quanto vengono classificate come risorse proprie.

Lo stesso Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti lo scorso luglio ha sottolineato la necessità di creare un coordinamento con le norme europee, rispondendo alla Camera durante un question time.

Ma dopo circa due mesi e una nuova proroga, sul futuro della tassa sui pacchi in Italia resta un punto interrogativo: una marcia indietro sembra essere la via più ragionevole, ma anche l’eliminazione impone di trovare delle soluzioni perché la novità avrebbe dovuto portare nelle casse dello Stato 122,5 milioni di euro nel 2026 e di 245 milioni di euro negli anni 2027 e 2028.