Il marchio come leva fiscale per l’impresa

Mariano Rocchi - Leggi e prassi

Come la gestione del marchio e delle royalties può migliorare l’efficienza fiscale e generare valore per l’imprenditore

Il marchio come leva fiscale per l'impresa

Negli ultimi anni molti imprenditori hanno iniziato a osservare con maggiore attenzione la gestione complessiva della propria impresa, cercando soluzioni che migliorino non solo l’efficienza operativa, ma anche quella fiscale e patrimoniale.

Nel confronto con chi guida un’azienda emerge spesso un elemento ricorrente: alcune risorse di valore presenti nell’impresa non vengono gestite in modo strategico. Tra queste, uno degli asset più sottovalutati è il marchio.

Spesso viene percepito soltanto come uno strumento di marketing. In realtà può diventare una leva economica e fiscale capace di generare valore sia per l’impresa sia per l’imprenditore.

Il marchio come asset

Quando si parla di marchio, il pensiero va immediatamente al logo o al nome con cui un’azienda si presenta sul mercato. Dal punto di vista giuridico ed economico, però, il marchio è molto di più: è un bene immateriale, cioè un asset non fisico che può essere registrato, tutelato e gestito come parte del patrimonio.

Non rappresenta quindi solo un elemento distintivo per prodotti e servizi, ma può assumere anche una dimensione patrimoniale.

Non è raro che il marchio venga registrato a nome della persona fisica che ha fondato o sviluppato l’impresa. In questi casi l’azienda utilizza il marchio tramite una licenza d’uso, cioè un accordo che autorizza la società a impiegarlo per la propria attività.

Per questo utilizzo l’impresa riconosce al proprietario un compenso chiamato royalty, cioè il corrispettivo economico per l’utilizzo di un bene immateriale come un marchio.

Le royalties possono essere stabilite come importo fisso oppure come percentuale sul fatturato o sulle vendite generate grazie a quel marchio.

Questa impostazione distingue chi possiede il marchio da chi lo utilizza operativamente, creando diverse possibilità di gestione e valorizzazione.

Il doppio vantaggio fiscale

Uno degli aspetti più interessanti di questo modello riguarda gli effetti fiscali.

Dal punto di vista dell’impresa, le royalties pagate per l’utilizzo del marchio rappresentano un costo deducibile, che riduce l’imponibile su cui vengono calcolate le imposte.

Si tratta di un meccanismo diverso rispetto alla distribuzione degli utili sotto forma di dividendi, che non producono lo stesso effetto di deducibilità per la società.

Allo stesso tempo l’imprenditore che detiene la proprietà del marchio percepisce i compensi derivanti dalla concessione in uso dell’asset. Questi proventi vengono tassati secondo la disciplina prevista per le royalties e, in alcune situazioni, possono risultare fiscalmente più efficienti rispetto ad altre forme di reddito.

Per questo strumenti come il marchio entrano spesso nelle valutazioni legate alla struttura fiscale e patrimoniale dell’impresa. L’obiettivo non è solo ottenere un vantaggio fiscale nel breve periodo, ma gestire gli asset aziendali in modo più efficiente.

Un valore strategico nel lungo periodo

Il vantaggio di questa impostazione non riguarda solo la gestione fiscale dell’anno.

Separare il marchio dall’azienda consente infatti di attribuire un valore autonomo a questo asset. Se l’imprenditore decidesse di cedere l’impresa o di aprire il capitale a nuovi investitori, l’operazione potrebbe coinvolgere due elementi distinti: l’azienda operativa e il marchio, ciascuno con una propria valorizzazione.

Questa struttura può offrire maggiore flessibilità nelle scelte strategiche e una gestione più consapevole degli asset dell’impresa.

Il ruolo della consulenza: trovare inefficienze fiscali e costruire soluzioni su misura

Strumenti come il marchio possono offrire opportunità interessanti, ma per essere efficaci devono essere inseriti in una strategia più ampia.

Nel lavoro di consulenza con gli imprenditori il punto di partenza non è quasi mai la ricerca immediata di una soluzione tecnica, ma l’analisi della situazione complessiva dell’azienda: struttura societaria, flussi finanziari e obiettivi di sviluppo.

Da questa fase emergono spesso inefficienze fiscali o scelte fatte nel tempo che oggi possono essere ottimizzate.

Il marchio rappresenta solo una delle leve possibili, insieme ad altri strumenti che riguardano la gestione degli utili, la tutela del patrimonio o la pianificazione delle scelte strategiche.

L’obiettivo non è soltanto ridurre il carico fiscale, ma migliorare l’efficienza complessiva della struttura patrimoniale dell’imprenditore. Le risorse finanziarie che si liberano grazie a una pianificazione più efficace possono essere destinate a nuovi investimenti, allo sviluppo dell’impresa o alla protezione del patrimonio personale.

Il confronto con commercialisti, fiscalisti, avvocati e notai è spesso fondamentale per costruire soluzioni solide anche sotto il profilo normativo.

In questo senso la consulenza assomiglia al lavoro di un sarto: ogni impresa richiede soluzioni costruite su misura, basate su un’analisi approfondita e su obiettivi ben definiti.

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