Valido l’accertamento “sprint” nell’ipotesi di documenti non rilevanti

Emiliano Marvulli - Dichiarazioni e adempimenti

Analisi della recente pronuncia della Corte di Cassazione in materia di legittimità dell'accertamento prima della scadenza dei 60 giorni.

Valido l'accertamento “sprint” nell'ipotesi di documenti non rilevanti

Se il contribuente, a seguito di richiesta da parte dell’Ufficio, non documenta i costi dedotti dal reddito imponibile, l’avviso di accertamento può essere validamente emesso anche prima dello scadere del termine dilatorio di sessanta giorni decorrenti dall’accesso effettuato al fine di acquisire la documentazione richiesta. Ciò in quanto i documenti acquisiti non hanno rilevanza nella motivazione dell’atto impositivo e dunque l’avviso di accertamento anticipato è legittimo anche in assenza di urgenza.

Questo il contenuto dell’Ordinanza della Corte di Cassazione numero 18245/2018.

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Ordinanza della Corte di Cassazione numero 18425/2018
Importante principio enunciato dalla Corte di Cassazione in materia di validità dell’accertamento fiscale prima della scadenza dei 60 giorni.

I fatti – Il contribuente ha presentato ricorso avverso un avviso di accertamento ai fini IRPEF e IVA, recante la ripresa a tassazione di costi ritenuti non inerenti o non documentati, per il mancato rispetto del termine dilatorio di sessanta giorni previsto dall’articolo 12 della legge 212 del 2000, stante l’assenza di prove del requisito dell’urgenza per l’emanazione dell’atto.

Nel caso di specie l’amministrazione finanziaria stava procedendo ad un controllo cd. “a tavolino” finalizzato alla verifica della spettanza di costi ritenuti non inerenti o incerti. Nell’ambito di tale controllo l’Ufficio aveva invitato il contribuente di produrre detta documentazione e, a seguito dell’inottemperanza alle richieste, aveva proceduto ad effettuare l’accesso presso i locali sociali e a recuperare la documentazione più volte richiesta.

Il ricorso veniva accolto dalla CTP. L’Agenzia delle entrate proponeva appello avverso la decisione di primo grado, respinto dai giudici della CTR. La decisione era motivata dal fatto, non contestato, che l’amministrazione finanziaria avesse effettuato un accesso presso la sede legale della società in data 24 settembre 2012 e avesse proceduto alla notifica dell’avviso di accertamento in data 20 ottobre 2012, in violazione del termine dilatorio previsto dallo Statuto del contribuente considerata l’assenza di un caso di particolare o motivata urgenza.

L’amministrazione finanziaria proponeva ricorso avverso la decisione di secondo grado deducendo violazione del disposto di cui all’art. 12, co. 7 della legge 212 del 2000 per aver i giudici di merito annullato l’atto impositivo in relazione alla mera inosservanza del termine di sessanta giorni, senza valutare le concrete ragioni che il contribuente avrebbe potuto far valere in sede di contraddittorio.

L’ufficio ha inoltre lamentato che i giudici della CTR non hanno tenuto conto del fatto che l’accesso eseguito presso la sede del contribuente, seguito a numerosi contraddittori svoltisi presso l’ufficio, “era unicamente finalizzato ad ottenere la documentazione giustificativa dei costi in precedenza non esibita”. Trattasi, nel caso di specie, di un controllo effettuato “a tavolino” dall’Agenzia delle entrate e non, come invece dedotto dal contribuente, di un verifica fiscale, con la conseguenza che la norma contenuta nel citato art. 12 è inapplicabile.

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il motivo dell’Agenzia delle entrate e ha cassato con rinvio la sentenza impugnata.

La decisione – Il tema della controversia in commento attiene la corretta applicazione delle norme poste dal Legislatore a garanzia principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente secondo cui, al termine delle operazioni di verifica –attestate dal rilascio di una copia del processo verbale di constatazione- il contribuente può comunicare, entro sessanta giorni, osservazioni e richieste che gli uffici impositori sono tenuti a valutare. L’avviso di accertamento può essere emanato solo decorso detto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza.

Sul tema la Corte di Cassazione, riprendendo un orientamento costante in materia, ha affermato che il termine dilatorio dall’accesso, ispezione o verificatende a tutelare il contraddittorio a fronte degli elementi raccolti in sede di accesso, con ciò direttamente correlando al principio del contraddittorio la previsione del termine, che trova la sua giustificazione nella possibilità di interlocuzione fra il Fisco e il contribuente, al fine di consentire a quest’ultimo di opporre le sue ragioni e produrre documentazione per evitare l’emissione dell’atto accertativo e/o diminuire la eventuale pretesa tributaria.”

Alla luce di tale principio non può ritenersi violata la norma per il sol fatto di aver effettuato un accesso presso la sede del contribuente omettendo di verificare se in questa fase l’ente verificatore ha acquisito documentazione e senza appurare “la rilevanza attribuita alla stessa nella motivazione dell’avviso di accertamento impugnato.” In assenza di queste verifiche l’accesso non ha alcuna rilevanza ai fini di cui si discute.

Da qui l’erroneità della sentenza della CTR per non essersi attenuta a tali principi.