L’imposta di bollo virtuale

Salvatore Cuomo - Imposte

L’analisi di una procedura di liquidazione dell’imposta di bollo prevista da una norma che quest’anno compie i suoi 50 anni e che ben potrebbe essere più ampiamente utilizzata anche nell’ambito delle professioni sanitarie.

L'imposta di bollo virtuale

L’assolvimento in modalità virtuale dell’imposta di bollo è una forma di liquidazione che interessa principalmente, ma non in via esclusiva, operatori del ramo finanziario come banche, poste, società di gestione del risparmio come pure gli esercenti altre attività mobiliari e le imprese di assicurazioni.

Dico non esclusivamente perché la norma non ne definisce i limiti di applicazione, demandati ai documenti di prassi amministrativa e consente a coloro che ritengano di poter più agevolmente adempiere all’obbligo di assolvimento dell’imposta, ove non diversamente stabilito, come ora ad esempio per la fatturazione elettronica, di poter presentare apposita domanda agli uffici competenti che valutano, purtroppo con una certa riottosità, se concedere o meno tale autorizzazione.

Imposta di bollo virtuale: la normativa di riferimento

Il DPR 642/1972 “Disciplina dell’imposta di bollo” al suo articolo 15 regola la modalità di pagamento del bollo virtuale:

Per determinate categorie di atti e documenti, da stabilire con decreto del Ministro delle finanze, l’intendente di finanza può, su richiesta degli interessati, consentire che il pagamento dell’imposta anziché in modo ordinario o straordinario avvenga in modo virtuale

In effetti l’aggiornamento della norma non ha corretto l’indicazione dell’intendente di finanza, una funzione istituita nel 1869 e che dal 1923 per effetto dell’ampiamento delle competenze previsto da un Regio Decreto dell’epoca era indicata anche con l’appellativo di prefetti finanziari.

Questo fino a quando la Legge n. 358/1991, in materia di riforma della struttura del Ministero delle Finanze, ha previsto l’abolizione delle strutture intendentizie, trasferendone le relative funzioni alle Direzioni Provinciali e Regionali della neo Costituita Agenzia delle Entrate.

E come opportunamente riassume la circolare dell’Agenzia delle Entrate numero 16/E/2015:

attualmente le competenze in materia di imposta di bollo assolta con modalità virtuale risultano così ripartite:

  • in via generale il rilascio dell’autorizzazione e la liquidazione del tributo sono di competenza delle Direzioni Provinciali;
  • per gli uffici e gli enti statali e per le Camere di Commercio il rilascio delle autorizzazioni è di competenza delle Direzioni Regionali

In entrambi i casi, per la liquidazione del tributo è competenza della Direzione Provinciale nel cui ambito ha domicilio fiscale il contribuente.

La liquidazione ed il versamento dell’imposta di bollo virtuale

La liquidazione dell’imposta di bollo assolta con modalità virtuale è eseguita dall’ufficio sulla base della dichiarazione a consuntivo presentata in via telematica entro il 31 gennaio dell’anno successivo dal soggetto autorizzato o da un intermediario.

L’Ufficio ne verifica il contenuto ed opera contestualmente la liquidazione a saldo relativamente al precedente anno solare e quella in acconto per l’anno in corso.

La predetta liquidazione e la ripartizione dell’importo complessivamente dovuto, suddiviso in rate bimestrali, sono notificate al contribuente in un unico documento che costituisce l’avviso di liquidazione dell’imposta di bollo dovuta.

I versamenti sono effettuati a mezzo F24 utilizzando il codice tributo 2505, denominato “BOLLO VIRTUALE-RATA”, istituito con risoluzione 12/E del 3 febbraio 2015 insieme agli altri codici 2506, 2507 e 2508 relativi rispettivamente ad “acconto” , “sanzioni” ed “interessi”.

L’autorizzazione per il bollo virtuale

L’articolo 15 del dpr 642/1972 dispone che:

Ai fini dell’autorizzazione di cui al precedente comma, l’interessato deve presentare apposita domanda corredata da una dichiarazione da lui sottoscritta contenente l’indicazione del numero presuntivo degli atti e documenti che potranno essere emessi e ricevuti durante l’anno.”

Il provvedimento autorizzativo è rilasciato a seguito della verifica della legittimità della richiesta, che deve riguardare i documenti e gli atti riconducibili fra quelli per i quali è prevista la possibilità di assolvimento dell’imposta in modo virtuale, nonché previa verifica di alcuni requisiti di idoneità del soggetto e di rilevanza dell’attività svolta.

Le circolari 61 del 3 novembre 1973 e 49 del 27 luglio 1987 hanno fornito le indicazioni operative agli uffici per la valutazione delle richieste

La numero 61 ha precisato che:

le autorizzazioni non possono essere concesse in modo indiscriminato, ma deve essere di volta in volta valutata la qualità dei richiedenti, la loro serietà e la capacità economica ad assolvere il tributo con modalità virtuale, oltre alla quantità degli atti che si presume verranno assoggettati al bollo in modo virtuale”

Con la circolare numero 49 del 1987 è stato ulteriormente chiarito che, nell’esaminare le richieste di autorizzazione al pagamento in modo virtuale del tributo, si deve tener conto dell’importo della base imponibile e del numero degli atti e documenti posti in essere dal contribuente nel corso dell’anno, respingendo le istanze che non giustifichino la complessa procedura di cui all’articolo 15 del DPR n. 642/1972.

È stato poi indicato agli Uffici competenti di adottare i provvedimenti di autorizzazione

limitatamente ai casi di particolare utilità per il contribuente e per l’Amministrazione Finanziaria e, comunque, per importi di tributo non inferiore a lire cinque milioni annui

ma dando comunque seguito alle istanze riguardanti:

… senza alcun limite di importo, gli atti e documenti che, per la forma ed il supporto cartaceo utilizzato (ad esempio carte di credito), non possono essere redatti su carta bollata ovvero con l’applicazione delle marche da bollo

La circolare dell’Agenzia delle Entrate numero 16/E del 2015 ha confermato l’applicazione degli indirizzi forniti dalle predette circolari, precisando però che :

Non assume di per sé rilevanza la determinazione di una soglia minima degli importi del tributo da versare.

Si deve ritenere, pertanto, non più attuale l’indicazione fornita con la circolare numero 49 del 1987, secondo la quale il provvedimento di autorizzazione poteva essere adottato per importi di tributo non inferiore a lire cinque milioni annui

Il bollo virtuale ed il comparto sanitario

Esaminata la norma e la prassi amministrativa e verificata la paradossale situazione in cui soggetti IVA tenuti alla fatturazione elettronica sono tenuti all’assolvimento dell’imposta a mezzo F24 non si comprende perché diversi uffici periferici si ostinino a rifiutare l’autorizzazione ad alcuni operatori sanitari che emettendo diverse centinaia di ricevute l’anno avevano valutato utile detta procedura.

E questo senza tener conto che anche la complessità dell’adempimento, cui faceva riferimento la circolare 49, è stata notevolmente ridotta con la procedura telematica introdotta dal 2015; e quasi vi sia paura da parte degli uffici nell’utilizzare la “discrezionalità” a loro di fatto concessa per il rilascio delle autorizzazioni all’utilizzo del bollo virtuale.

Una più ampia applicazione del bollo virtuale avrebbe peraltro un effetto positivo anche sul rischio Covid a cui il Governo che con le sue stringenti disposizioni a tutela della salute dimostra quotidianamente di essere particolarmente attento.

È peraltro arduo comprendere il perché oggi, al quarto anno dalla sua introduzione generalizzata, non sia stato trovato un “compromesso” tra Legislatore, Agenzie Fiscali e Garante della Privacy per estendere la fatturazione elettronica anche al comparto sanitario.

Questo non solo avrebbe dato risposta anche alla liquidazione telematica dell’imposta di bollo ma costringe i sanitari ad un adempimento ibrido quale la comunicazione in via telematica dei dati di fatturazione al Sistema Tessera Sanitaria che dal 2022 è passato dalla iniziale cadenza semestrale a mensile.

È giunta l’ora di affrontare in via definitiva anche questo tema.

Imposta di bollo virtuale: istruzioni Agenzia delle Entrate
Circolare dell’Agenzia delle Entrate numero 16/E del 2015

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