Fatture elettroniche, controlli dell’Agenzia delle Entrate in stand by per la privacy

Fatture elettroniche, controlli dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di finanza ancora in stand by per la privacy. Le verifiche introdotte dal DL numero 124 del 2019 non sono mai partite perché non si riesce a trovare un equilibrio tra la strategia di contrasto all'evasione finale e la tutela dei dati personali. Lo conferma la sottosegretaria al MEF Maria Cecilia Guerra.

Fatture elettroniche, controlli dell'Agenzia delle Entrate in stand by per la privacy

Fatture elettroniche, il Decreto Fiscale 2020 aveva introdotto nuove regole per dare più spazio nei controlli all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza.

La norma però, non è mai diventata pienamente operativa da ottobre 2019, quando il provvedimento è stato approvato: non si riesce a trovare un giusto punto di equilibrio tra il rispetto della privacy e la strategia di contrasto all’evasione fiscale.

Lo conferma la sottosegretaria al MEF, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Maria Cecilia Guerra che fa il punto sulla questione durante l’interrogazioni a risposta immediata presso la Commissione Finanze della Camera del 30 marzo 2021.

Fatture elettroniche, controlli dell’Agenzia delle Entrate in stand by per la privacy

Perché partano i controlli dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza sulle fatture elettroniche previsti dal DL numero 124 del 2019, è necessaria l’approvazione di un provvedimento adottato ad hoc dall’Amministrazione finanziaria.

Sul documento, però, deve esserci il via libera dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali che fino a questo momento non è mai arrivato.

Le disposizioni dell’articolo 14 del Decreto Fiscale 2020, infatti, sono ancora al centro di un confronto aperto.

Il ritardo, infatti, ha avuto il suo impatto anche sul termine ultimo per l’adesione al servizio di consultazione delle fatture elettroniche con il recupero di tutti i documenti emessi e ricevuti dal 1° gennaio 2019.

Il testo approvato a ottobre del 2019 introduce i commi 5-bis e 5-ter nell’articolo 1 del decreto legislativo n. 127/2015, e prevede la memorizzazione dei file XML delle fatture elettroniche fino al 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione di riferimento, ovvero fino alla definizione di eventuali giudizi, con due scopi:

  • l’assolvimento dei compiti di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza;
  • le attività di analisi del rischio e di controllo ai fini fiscali da parte dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza.

Ad accendere i riflettori sul tema è l’onorevole Vita Martinciglio, che sottolinea l’importanza dell’accesso ai dati completi delle fatture elettroniche per rafforzare il contrasto all’evasione fiscale.

Fatture elettroniche, controlli AdE e GdF: manca l’ok sulla privacy

L’esistenza di un nesso causale tra l’incremento del gettito IVA e l’introduzione dell’obbligo della fattura elettronica è stato confermato anche da Maria Cecilia Guerra, sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha richiamato la Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contribuiva, allegata alla Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2020, intervenendo sul punto durante le interrogazioni a risposta immediata del 30 marzo 2021 presso la Commissione Finanze della Camera.

In particolare, l’effetto positivo sulla compliance dei contribuenti viene stimato in un extra-gettito, nel 2019, ricompreso tra 1,7 e 2,1 miliardi di euro”.

Sottolinea Maria Cecilia Guerra.

Ma questi dati non bastano a rendere operativi i controlli previsti dal Decreto Fiscale 2020. Bisogna fare i conti con la privacy. E trovare un punto di equilibrio che ancora non è stato trovato: la difficile sfida che caratterizza da sempre la fattura elettronica.

“In relazione all’applicazione della citata disposizione è opportuna una preventiva definizione delle misure di garanzia e di sicurezza idonee ai fini della tutela dei diritti e delle libertà degli interessati, d’intesa con il Garante per la protezione dei dati personali”.

Secondo quanto previsto dalla normativa sulla tutela dei dati personali, le disposizioni adottate devono essere ispirate ai principi di necessità e proporzionalità, che in questo caso secondo l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali non sono rispettati.

“L’Agenzia delle Entrate può procedere, pertanto, alla memorizzazione dei soli dati riportati nel file XML della fattura elettronica, necessari per i controlli automatizzati, i cosiddetti dati fattura (utili ad esempio incongruenze tra dati dichiarati e quelli a disposizione dell’Agenzia), con l’esclusione dei dati relativi alla descrizione della natura, qualità e quantità del bene o servizio oggetto di fattura”.

Sottolinea la sottosegretaria al MEF.

Per favorire un bilanciamento tra le due necessità, rispetto della privacy e strategia di contrasto all’evasione fiscale, è intervenuta anche la Legge di Bilancio 2020.

La manovra dello scorso anno ha inserito tra i rilevanti obietti di interesse pubblico all’interno del Codice in materia di protezione dei dati personali anche quello di prevenzione e contrasto all’evasione fiscale.

Ma a distanza di oltre un anno, anche questo ulteriore intervento non è servito a sbloccare i controlli previsti dal Decreto Fiscale:

“In attesa della definizione del provvedimento, l’Agenzia mantiene memorizzati i file delle fatture elettroniche trasmesse e ricevute attraverso Sdi al solo fine di renderle disponibili in consultazione agli operatori IVA titolari delle stesse che hanno aderito allo specifico servizio”.

Conclude Maria Cecilia Guerra.

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