Fattura elettronica già nel 2019? Ecco perché non sarà così

Obbligo di fattura elettronica tra privati già dal 2019? Ecco perché non sarà così e i motivi per cui a breve la norma sarà modificata.

Fattura elettronica già nel 2019? Ecco perché non sarà così

Fattura elettronica tra privati già dal 1° gennaio 2019?

Negli ultimi mesi si è fatto un gran parlare di fattura elettronica obbligatoria B2B.

E non poteva essere altrimenti, considerando la portata rivoluzionaria della nuova normativa. La fattura elettronica comporterà un nuovo modo di amministrare l’impresa, un’opportunità per l’efficienza del nostro sistema produttivo, così come è stato per il passaggio dal cartaceo al telematico, per la conservazione sostitutiva, per la PEC, ecc.

La fattura elettronica comporta, soprattutto, due grandi vantaggi: consente di risparmiare tempi e costi nei processi amministrativi e consente di aumentarne l’efficienza.

Quindi tutti contenti? Non proprio.. Il sistema imprenditoriale italiano è caratterizzato, come noto, dalla prevalenza di piccole e medie imprese. Un gran parte di esse risente ancora di uno scarso livello di alfabetizzazione informatica, eccezion fatta per le “giovani leve”, i cosiddetti nativi digitali.

Questa caratteristica produce come diretta conseguenza la tendenza degli imprenditori italiani a delegare completamente la funzione amministrativa aziendale, con tutto ciò che ne consegue in termini di ruolo ed importanza degli operatori professionali cui questa funzione è demandata.

Ciò comporta che le imprese italiane, per la stragrande maggioranza, avrebbero serie difficoltà a gestire internamente i processi legati alla gestione della fattura elettronica, quantomeno nei termini in cui attualmente pare che essa debba essere introdotta.

Accanto a questo aspetto non si può non considerare come l’amministrazione finanziaria non abbia dato grande prova di efficienza nella gestione delle ultime innovazioni. Si pensi, per esempio, al caso del modello 730 precompilato e del nuovo spesometro 2017.

L’illusione delle dichiarazioni fiscali precompilate

Nel primo caso siamo ancora molto indietro rispetto agli obiettivi che il Governo Renzi si era posto nel 2015.

Nei primi tre anni di applicazione della dichiarazione dei redditi precompilata, infatti, meno di 2 italiani su 10 hanno optato per l’accettazione e l’invio telematico dei dati precompilati dal fisco. La stragrande maggioranza - 8 italiani su 10 - hanno preferito ancora affidarsi ai commercialisti o ai Caf. Per quale motivo? Evidentemente perché i processi che stanno alla base del funzionamento del modello 730 precompilato non sono ancora efficienti al punto da “far stare sereni” i cittadini.

Per chiarezza: a modesto parere di chi scrive il modello 730 precompilato è stata una scelta saggia e finalmente degna di un Paese civile e moderno. Tuttavia, non è stato corretto accompagnare l’introduzione di questa novità con una propaganda roboante e falsa. Come tutte le novità, anche questa necessita dei giusti tempi per essere realizzata in modo compiuto.

La figuraccia dello spesometro

Nel 2017 ha fatto il suo esordio il nuovo spesometro introdotto dal DL 193/2016.

I dati relativi al primo semestre 2017 sono stati inviati con estrema fatica, dopo cinque proroghe e attraverso il portale di interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate che si è rivelato ancora non all’altezza del compito richiesto.

Lo stesso sistema di interscambio che, a partire dal prossimo 1° gennaio 2019, vedrebbe transitare miliardi di dati relativi alle fatture elettroniche.

Ecco perché la fattura elettronica obbligatoria B2B non vedrà la luce il prossimo anno

E proprio qui si nasconde l’inghippo.

L’“ecosistema informatico” in cui opera l’Agenzia delle Entrate (attraverso la società Sogei S.p.A.) non è ancora pronto per gestire una novità come quella relativa alla fattura elettronica.

Così come non lo sono la maggior parte delle piccole e medie imprese italiane, che di tutto hanno bisogno tranne che di nuovi adempimenti (e costi...).

Qual è la soluzione?

Ecco perché la soluzione alla questione della fattura elettronica potrebbe essere più semplice di quel che si pensi: trasformare l’obbligo in facoltà.

Se l’amministrazione finanziaria riuscirà a far funzionare le cose, e rendere davvero conveniente questo strumento, perché le imprese private non dovrebbero aderirvi spontaneamente? A quel punto, al contrario, sarebbero proprio le imprese a spingere per l’adesione ad uno strumento che consentirebbe risparmi e semplificazione.

E infine due domande - ancora senza risposta - che tanti professionisti stanno ponendo da mesi al legislatore:

1) come farà la fattura elettronica a consentire un recupero dell’evasione fiscale IVA?
2) Chi non faceva fattura prima perché dovrebbe iniziare a farla adesso...?