I vantaggi della riduzione dell’aliquota IRPEF per i redditi fino a 55.000 euro rischiano di essere annullati dalla stretta sulla rivalutazione degli assegni. I più colpiti i pensionati con redditi tra i 42.000 e i 50.000 euro
Il disegno della Legge di Bilancio 2027 prevede l’estensione del secondo scaglione IRPEF, con aliquota più vantaggiosa, per i redditi fino a 55.000 euro.
Una misura che naturalmente si applica anche ai pensionati, che si vedranno ridurre il peso dell’imposta.
Un’agevolazione che però rischia di venire meno, se non di essere totalmente cancellata, da un’altra delle misure previste dal DdL ora all’esame della Camera.
Stiamo parlando della stretta sulla rivalutazione annuale delle pensioni per cui, come nel biennio 2023/2024, sono in arrivo tagli alla perequazione degli assegni più alti.
Se da una parte quindi i pensionati con redditi alti sono tutelati dal taglio dell’IRPEF, dall’altro la rivalutazione ridimensionata ne annulla gli effetti.
Le novità su IRPEF e rivalutazione delle pensioni
In bilico fino alla chiusura del testo, il nuovo taglio IRPEF ha trovato spazio nel disegno di Legge di Bilancio 2027 ma in forma ridotta: il secondo scaglione arriverà a 55.000 euro, ma solo per il 2027.
L’aliquota del 33 per cento, dunque, potrà essere applicata fino ai 55.000 euro. Poi scatta quella al 43 per cento.
Con questa estensione del secondo scaglione, il beneficio garantito a cittadini e cittadine che ne usufruiscono arriva fino a un massimo di 500 euro all’anno, poco più di 40 euro al mese.
Un beneficio che, per i pensionati, rischia di essere totalmente annullato. Questo perché lo stesso disegno di Legge di Bilancio 2027, con l’obiettivo di salvaguardare la spesa pensionistica, ripropone i tagli alla rivalutazione degli assegni già visti nel 2023/2024 e così discussi da finire per due volte sul tavolo della Corte Costituzionale la quale li ha ritenuti legittimi data la situazione emergenziale del momento.
Se la misura attualmente prevista dal DdL dovesse essere confermata, il prossimo anno il meccanismo di adeguamento degli assegni pensionistici all’inflazione passerà dall’attuale modello basato su tre fasce di reddito ad uno a 5 fasce e che riduce gradualmente il valore della rivalutazione al crescere dell’assegno.
Resterebbero tutelati i pensionati con assegni fino a 4 volte il minimo INPS, che nel 2026 corrisponde a 2.447,40 euro, comunque la maggior parte della platea di pensionati presenti in Italia.
Per i circa 1,7 milioni di pensionati che ricevono di più, invece, la percentuale di rivalutazione si riduce al crescere dell’assegno. Nello specifico, la rivalutazione scende:
- all’85% per i trattamenti compresi tra 4 e 5 volte il minimo INPS;
- al 53% per i trattamenti compresi tra 5 e 6 volte il minimo;
- al 47% per i trattamenti compresi tra 6 e 8 volte il minimo;
- al 37% per i trattamenti compresi tra 8 e 10 volte il minimo;
- al 32% per i trattamenti superiori a 10 volte il minimo.
Nella tabella la rivalutazione collegata all’importo 2026.
| Fascia di importo | Percentuale di rivalutazione 2027 |
|---|---|
| Fino a 2.447,40 euro | 100% |
| Tra 2.447,41 e 3.059,25 euro | 85% |
| Tra 3.059,26 e 3.671,10 euro | 53% |
| Tra 3.671,11 e 4.894,80 euro | 47% |
| Tra 4.894,81 e 6.118,50 euro | 37% |
| Oltre 6.118,51 euro | 32% |
Questo significa che le pensioni più altre subiranno una riduzione che varia dal 15 al 68 per cento se si calcolano anche i tagli già previsti dal vecchio meccanismo. Dal 75% al 32% il taglio alla rivalutazione è del 57,3%. La percentuale di rivalutazione si applica all’intero assegno e non secondo un meccanismo a scaglioni come accade ad esempio per l’IRPEF.
Appare evidente, quindi, che i tagli alla rivalutazione colpiscono i pensionati con gli assegni più alti che sono proprio quelli che beneficerebbero del taglio IRPEF.
Pensioni: la rivalutazione degli assegni limita il taglio IRPEF
Appare evidente, quindi, che i tagli alla rivalutazione colpiscono i pensionati con gli assegni più alti che sono proprio quelli che beneficerebbero del taglio IRPEF.
Il nuovo meccanismo di rivalutazione, come detto, prende in considerazione l’intero importo della pensione, e non secondo il meccanismo a scaglioni come accade per l’IRPEF. Questo potrebbe significare in alcuni casi non solo una limitazione dello sconto derivante dal taglio IRPEF ma addirittura una perdita di potere d’acquisto.
I redditi più colpiti, stima il Sole24Ore, sono quelli compresi tra i 42.000 e i 50.000 euro, cioè di chi riceve da 2.600 a 3.000 euro netti al mese, la maggior parte dei quasi 2 milioni di pensionati che prendono oltre 4 volte il minimo INPS.
Sul punto lo stesso Vicepremier, Antonio Tajani, ha assicurato che il partito valuterà le possibili modifiche durante l’esame parlamentare, pur riconoscendo i vincoli di bilancio.
Il conto definitivo dipenderà dall’andamento dei prezzi e dal valore della rivalutazione che sarà definito dal Ministero dell’Economia. La stima del 2,9 per cento indicata negli ultimi mesi potrebbe cambiare visto l’andamento delle ultime settimane, dove la media mensile è arrivata al 3,14 per cento e l’inflazione acquisita a ottobre al 3,4 per cento.
Una valutazione più alta significherebbe maggiori risparmi per le casse dello Stato e un recupero più contenuto per i pensionati.
Molto può ancora cambiare durante l’iter di approvazione del disegno di Legge di Bilancio 2027, probabilmente prima di intraprendere la discussione si dovrà attendere il valore definitivo della rivalutazione che negli scorsi anni è arrivata tra la fine di novembre e i primi giorni di dicembre. Ci sarebbe ancora tempo, quindi, per intervenire in corsa sulla Manovra.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Pensioni: la rivalutazione degli assegni limita il taglio IRPEF