Entro quando deve essere approvata la Legge di Bilancio 2023 e cosa comporta l’esercizio provvisorio?

Rosy D’Elia - Fisco

La Legge di Bilancio 2023 deve essere approvata entro la scadenza del 31 dicembre: in caso di ritardo, scatta l'esercizio provvisorio: in cosa consiste questo rischio e perché è da evitare?

Entro quando deve essere approvata la Legge di Bilancio 2023 e cosa comporta l'esercizio provvisorio?

La Legge di Bilancio 2023 deve essere approvata entro la scadenza del 31 dicembre 2022: se così non accade, si ricorre all’esercizio provvisorio.

Il rischio è stato evidenziato fin dai primi giorni della crisi del Governo Draghi lo scorso luglio perché la definizione della Manovra è il punto di arrivo di un percorso a tappe che mal si sposa con la necessità di formare un Governo nei mesi immediatamente precedenti alla sua conclusione.

Oggi mancano 10 giorni alla fine dell’anno e il testo, rivisto con gli emendamenti, non è ancora arrivato in Aula alla Camera.

Il debutto in calendario era fissato per il 20 dicembre ma i lavori sulle modifiche in Commissione Bilancio si stanno dilungando e la data è stata spostata al 21 dicembre.

Più si sposta in avanti e più l’ipotesi di non riuscire ad arrivare al via libera dei due rami del Parlamento entro la fine dell’anno si fa concreta. Ma quali sono i rischi che si corrono se si sfora oltre il 31 dicembre?

Entro quando deve essere approvata la Legge di Bilancio 2023?

Il Disegno di Legge di Bilancio è stato trasmesso al Parlamento lo scorso 1° dicembre dopo più di un mese rispetto alla data indicata nel calendario del ciclo di bilancio.

A dettare i tempi è l’articolo 7 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, Ciclo e strumenti della programmazione finanziaria e di bilancio, così come rivisto successivamente per adattare i ritmi agli impegni legati al semestre europeo.

PROGRAMMAZIONESCADENZA
Presentazione del DEF al Parlamento 10 aprile
Presentazione alle Camere della Nota di aggiornamento del DEF 27 settembre
Presentazione del Documento Programmatico di Bilancio 15 ottobre
Presentazione alle Camere del disegno di legge del bilancio dello Stato 20 ottobre
Parere dalla Commissione UE sul DPB 30 novembre
Approvazione del Parlamento della Legge di Bilancio 31 dicembre
Eventuali disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica entro il mese di gennaio

Per forza di cose l’iter di preparazione e approvazione delle Legge di bilancio ha coinvolto il lavoro di due Governi:

  • quello guidato da Mario Draghi;
  • quello presieduto da Giorgia Meloni che si è insediata il 23 ottobre scorso.

Così come la campanella, i documenti propedeutici alla stesura del DDL Bilancio sono passati da una mano all’altra: l’esecutivo uscente ha presentato il 28 settembre, a pochi giorni dalle elezioni politiche, una NADEF di aggiornamento del quadro macroeconomico ma, ovviamente, senza indirizzi per le politiche future.

Il Governo guidato da Meloni, con una maggioranza composta da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, fresco di promesse elettorali si è trovato davanti a una prima sfida importante: portare il Parlamento all’approvazione della Manovra in tempi record.

Anche dall’Europa sono arrivate rassicurazione sulla possibilità di andare oltre le scadenze canoniche per l’invio del Documento programmatico di Bilancio.

Legge di Bilancio 2023, verso l’approvazione con un mese di ritardo

E un mese dopo l’insediamento, il Governo ha approvato il 21 novembre il DDL Bilancio tenendo conto di due linee direttive, o per meglio dire di due necessità forti:

  • far fronte al caro energia;
  • dare una prima risposta alle promesse fatte in campagna elettorale, dalle novità sulla flat tax alla tregua fiscale.

Come da prassi, il Disegno di Legge è il punto di partenza per arrivare a una Manovra che sia il più possibile condivisa dal Parlamento, in generale, e non solo dalla maggioranza.

Un mese dopo ancora, però, il 20 dicembre, preoccupa il ritardo con cui si stanno avviando ufficilamente i lavori parlamentari: il provvedimento da votare non è ancora arrivato alla Camera.

Attualmente il testo è fermo alla Commissione Bilancio per l’approvazione degli emendamenti che intergrano e modificano l’impianto originario anche alla luce del parere UE, arrivato il 14 dicembre, che ha promosso l’impostazione generale e bocciato alcune misure specifiche, come le novità sui pagamenti con POS, perché non coerenti con alcune raccomandazioni europee.

Il rischio è che in 10 giorni non si riesca ad arrivare al via libera sul testo da parte di Camera e Senato.

Legge di Bilancio 2023, tempi stretti per l’approvazione: il rischio dell’esercizio provvisorio

Di conseguenza, non rispettando la scadenza, si dovrebbe ricorrere all’esercizio provvisorio previsto dall’articolo 81 della Costituzione su cui si fonda la stessa normativa che regola il ciclo di bilancio.

Al comma 5 il testo recita:

“Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.

L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi”.

Come si evince da questo passaggio costituzionale, si tratta di una eccezione per un breve periodo transitorio, che però nei primi anni della Repubblica fino agli anni ’60 è stato utilizzato molto spesso per allungare i tempi, è diventato poi rarissimo negli anni ’80 e un rischio da scongiurare negli ultimi 30 anni.

L’ultima volta è stato, infatti, utilizzato nel 1988 dal Governo Goria: a stabilirne i confini la Legge numero 525 del 24 dicembre 1987.

Come si legge nel testo che fa riferimento all’articolo 16 della legge 5 agosto 1978, n. 468, poi abrogata, il Governo nel periodo di esercizio provvisorio può gestire la spesa pubblica per dodicesimi, ovvero considerando una dodicesima parte dei capitoli di spesa solo per ogni mese. Sono salve da questo meccanismo solo le spese obbligatorie, come il pagamento degli stipendi pubblici.

È chiaro, quindi, che il periodo di esercizio provvisorio restringe fortemente il raggio di gestione della spesa pubblica sia nel presente che nella possibilità di guardare al futuro: nasce d’altronde per prendere tempo e in un periodo di emergenze come quello che viviamo non è sicuramente auspicabile.

Al di là delle questioni tecniche legate alla gestione della spesa pubblica, il rischio di dover ricorrere all’esercizio provvisorio viene percepito come segnale di allarme in quanto sintomo di debolezza del Governo in carica che non riesce a rispettare tempi e impegni.

La premier Meloni nella giornata del 19 dicembre ha dichiarato:

“Chi evoca l’esercizio provvisorio cerca l’esercizio provvisorio per cui mi fa sorridere. Per quello che ci riguarda noi andiamo avanti e mi sento di garantire che ci sarà una legge di bilancio nei tempi in cui deve esserci.”

Secondo Meloni, il rischio non esiste ma effettivamente il tempo stringe.

L’esercizio provvisorio è senza dubbio un epilogo da evitare, anche perché va rispettata la promessa di riuscire arrivare all’approvazione della Manovra nei tempi stabiliti. Ma non bisogna neanche dimenticare che le elezioni fissate per la prima volta nella storia della Repubblica a settembre, estremamente a ridosso degli impegni di fine anno, potrebbero dare per la prima volta rispetto al passato un senso diverso anche all’esercizio provvisorio.

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