Decreto Rilancio: 12 miliardi per il pagamento dei debiti di Regioni e Comuni

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Decreto Rilancio, 12 miliardi per il pagamento dei debiti della PA e, nello specifico, di Regioni e Comuni. Potranno essere utilizzati per pagare i fornitori ed i debiti commerciali maturati al 31 dicembre 2019.

Decreto Rilancio: 12 miliardi per il pagamento dei debiti di Regioni e Comuni

Decreto Rilancio, 12 miliardi di euro sono a disposizione di Regioni, Province Autonome ed enti locali per il pagamento dei debiti commerciali maturati al 31 dicembre 2019.

Nella pancia del provvedimento a cui il governo Conte affida il compito di far ripartire l’economia del Paese, una bella fetta di risorse sono state destinate a mettere in condizione di pagare la più grande “impresa” italiana, ovvero lo Stato: per la precisione i cosiddetti enti territoriali che comunque rappresentano una parte rilevante dell’apparato pubblico.

A tale scopo il decreto istituisce all’articolo 115 un Fondo dì liquidità per il pagamento dei debiti commerciali degli enti territoriali certi, liquidi ed esigibili, mentre all’articolo seguente si disciplinano le modalità delle richieste di finanziamento.

Fondo di liquidità per il pagamento dei debiti: come funzionerà?

Il nuovo Fondo previsto dal Decreto Rilancio sarà articolato in due sezioni:

  • la prima denominata “Sezione per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili degli enti locali e delle regioni e province autonome per debiti diversi da quelli finanziari e sanitari” avrà una dotazione di 8 miliardi di euro. La sezione sarà a sua volta suddivisa in due quote di cui una da 6 miliardi e mezzo di euro finalizzata al finanziamento degli enti locali e l’altra di un miliardo e mezzo destinata a Regioni e Province autonome;
  • la seconda è la “Sezione per assicurare la liquidità alle regioni e alle province autonome per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili degli enti del Servizio Sanitario Nazionale”, con una dotazione di 4 miliardi.

Attraverso un’apposta convenzione stipulata tra il Mef e la Cassa depositi e prestiti entro 10 giorni dall’entrata in vigore del decreto le risorse verranno gestite da quest’ultima tramite due conti correnti accesi presso la Tesoreria centrale dello Stato.

Potranno accedere a queste risorse, previa deliberazione di Giunta, tutti gli enti che non possono far fronte ai pagamenti dei debiti certi liquidi ed esigibili maturati alla data del 31 dicembre 2019, relativi a somministrazioni, forniture, appalti e a obbligazioni per prestazioni professionali.

La richiesta dovrà essere indirizzata nel periodo che va dal prossimo 5 giugno 2020 al 7 luglio 2020 alla Cassa depositi e prestiti. L’anticipazione dipenderà ovviamente dal riconoscimento dei requisiti.

È importante segnalare che le anticipazioni di liquidità non comportano la disponibilità di risorse aggiuntive per gli enti richiedenti, ma consentono di superare temporanee carenze di liquidità e di effettuare pagamenti relativi a spese per le quali è già prevista idonea copertura di bilancio e non costituiscono indebitamento.

L’anticipazione verrà restituita dagli enti territoriali, con un piano di ammortamento a rate costanti con durata fino a un massimo di 30 anni o anticipatamente in conseguenza del ripristino della normale gestione della liquidità. Il tasso di interesse dovrebbe essere piuttosto basso: ovvero pari al rendimento di mercato dei Buoni Poliennali del Tesoro a 5 anni in corso di emissione rilevato dal Mef alla data della pubblicazione del Decreto Rilancio.

Fondo di liquidità per il pagamento dei debiti della PA: una risposta d’emergenza a un problema annoso

In sostanza, lo strumento tende a configurarsi come uno aiuto emergenziale che non rientrerà per nulla nella situazione debitoria “normale” degli enti territoriali in questione, tanto è vero che ne viene consentita la fruizione anche a quelli in disavanzo, in deroga a quanto previsto dalla disciplina per l’utilizzo del risultato di amministrazione (legge 145 del 30 dicembre 2018).

Del resto già prima dell’emergenza sanitaria scatenata dal Coronavirus l’accumulo dei debiti dello Stato nei confronti dei fornitori era considerata uno degli ostacoli sulla via di una robusta ripresa economica e che a maggior ragione lo è in questo momento, dato che lo Stato è di fatto l’unico “pagatore” possibile.

Quindi si tratta di un provvedimento certamente utile. Si possono invece avere dubbi sul fatto che la quantità delle risorse destinate a questo scopo siano sufficienti per una duplice ragione: innanzitutto copre i soli debiti contratti fino alla fine dello scorso anno e poi perché il debito di tutta la PA nei confronti dei propri fornitori era di circa 50 miliardi di euro prima dell’epidemia di COVID-19.

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