Cresce l’espansione della categoria: in aumento redditi e iscritti ma restano ampie differenze a livello territoriale
Il numero e i guadagni dei commercialisti segnano una crescita costante: dal 2008 al 2023 il numero dei commercialisti è salito del 26,9 per cento mentre il reddito complessivo della categoria è aumentato del 68,6 per cento.
Restano però evidenti divari a livello territoriale, in particolare per quel che riguarda il reddito complessivo: se a Bolzano un professionista guadagna in media circa 165.000 euro l’anno a Reggio Calabria lo stesso si ferma a poco più di 33.000 euro.
Questo il quadro che emerge dalla ricerca della Fondazione nazionale della categoria pubblicata ieri e che certifica la crescita costante della categoria negli ultimi anni.
Commercialisti: i redditi volano ma con profonde differenze territoriali
La ricerca “I redditi dei commercialisti. Un’analisi territoriale tra convergenza, cluster analysis e modellazione econometrica” certifica il quadro di continua espansione della professione di commercialista ma evidenzia anche importanti elementi di criticità.
“In un quadro di continua espansione della professione di commercialista”, si legge, “si è verificato un importante processo di riallineamento dei redditi medi territoriali che sconta, però, ancora notevoli ostacoli economici strutturali”
Nel periodo che va dall’introduzione dell’Albo unico dei commercialisti (2008) che ha riunito dottori e ragionieri, e il 2023, il reddito complessivo della categoria è aumentato del 68,6 per cento, più del doppio del Pil, cresciuto del 32,2 per cento. Considerano i soli dati dei dottori commercialisti, la crescita del reddito medio nel periodo raggiunge il 40 per cento e quella degli iscritti il 56 per cento. Ad aumentare è anche il numero dei commercialisti che, nello stesso periodo, sono aumentati del 26,9 per cento.
Nonostante questo, però, continuano a presentarsi differenze strutturali radicate. Nel periodo in esame, il divario reddituale Sud-Nord è diminuito di quasi 5 punti percentuali ma resta elevato, al 57,4 per cento.
Le differenze sono ancora più evidenti a livello provinciale. I dati elaborati nella ricerca, indicano che nel 2023 si passa dai 164.288 euro medi della provincia di Bolzano ai 33.698 euro di quella di Reggio Calabria.
Differenze che derivano anche da da fattori esterni, quali un tessuto produttivo meno dinamico, una minore presenza di imprese e, di conseguenza, una minore richiesta di servizi professionali.
I divari generazionali e di genere
Nella ricerca la fondazione studi della categoria ha presentato anche l’indice di disuguaglianza relativa per tenere conto dei divari generazionali e del life-cycle effect (il divario reddituale generazionale) con i valori più elevati nelle province di Pesaro, Milano, Sondrio e Treviso e quelli più bassi ad Ascoli Piceno, Trapani e Agrigento.
“Mercati professionali altamente competitivi, nei quali la capacità di generare reddito è fortemente correlata all’anzianità, alla reputazione e alla solidità dello studio professionale accentuano il divario generazionale anche perché in questi mercati si registra una minore presenza giovanile economicamente consolidata.”
Nella ricerca viene presentato, per la prima volta, anche l’indice di disparità di genere, per tenere conto del gender pay gap, che presenta i valori più elevati nelle province di Genova, Bolzano e Imperia e quelli più bassi ad Agrigento, Ragusa, Rieti e Matera.
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